HARPASTUM NON C’È MAI FINE

Come ogni anno, da 2779 anni a questa parte, il 21 aprile si ricorda una festività nota in tutto il mondo.
Una festa che, secondo la tradizione, ha dato inizio alla storia della Città Eterna: il Natale di Roma.
Per l’occasione, anche quest’anno, il Gruppo Storico Romano (associazione culturale che si occupa di rievocazioni storiche) ricorderà l’atto fondativo di Romolo attraverso una serie di festeggiamenti e attività che avranno luogo dal 18 al 21 aprile.
Sebbene l’oggetto della rievocazione abbia come tema “Roma, città del diritto e dell’accoglienza” (quindi l’idea di una Città nota come la culla della civiltà giuridica), molti e variegati saranno gli eventi previsti.
Tra questi, uno considerato tra i più “volgari”, ma sicuramente tra i più interessanti, riguarda la rievocazione dell’Harpastum, il calcio dell’antica Roma, che si svolgerà sabato 18 aprile, alle 17:00, presso lo Stadio Nando Martellini – Terme di Caracalla.
Ma che cos’era e in cosa consisteva questo Harpastum? Nonostante oggi se ne sappia poco, si sa che era un gioco praticato dagli antichi romani e che, anticipando molti degli sport contemporanei, prevedeva l’uso di una palla da portare oltre la linea del campo avversario.
Modificando e adottando una disciplina ellenica molto simile chiamata episkuros, l’Harpastum venne inventato dai romani proprio durante le campagne militari per la conquista della Grecia nel II secolo a.C., per poi essere diffuso successivamente fino ai confini dell’Impero.
Il nome del gioco, Harpastum, deriva molto probabilmente dal verbo greco harpázō (ovvero, “strappare, portare via con la forza”), il che restituisce immediatamente l’immagine di uno sport in cui erano centrali la fisicità, il contatto e la rapidità di azione.
Non a caso, proprio perché caratterizzato da movimenti concitati, il gioco veniva associato al termine pulverulentus, cioè “polveroso”, dato che durante le partite si sollevavano alte nuvole di polvere.
Sebbene si sappia che, per fare punto, era necessario che la palla (di piccole dimensioni e riempita di lana o stoppa) fosse portata oltre la linea avversaria, non si conosce esattamente quali fossero le regole complete del gioco.
Le fonti antiche, infatti, oltre a riportare il tema della foga generale delle partite, sono scarse e spesso contraddittorie.
Si può ragionevolmente ipotizzare che, nello svolgimento del gioco, si utilizzassero sia le mani sia i piedi.
Il campo poi era semplice, spesso uno spiazzo di terra battuta con tre linee di riferimento (due mete – una per squadra – e una metà campo), e il numero dei partecipanti era variabile (purché le squadre fossero in equilibrio).
L’elemento centrale, però, a differenza degli sport moderni, era la forte violenza che contraddistingueva questo gioco.
Sotto questo aspetto, infatti, non esistevano regole precise su come fermare l’avversario: era possibile placcare, spingere, cingere o colpire l’avversario anche senza che questi fosse in possesso della palla.
Inevitabile quindi che talvolta le conseguenze fossero tutt’altro che irrilevanti: spesso cruente, le partite si concludevano con gravi feriti e, a volte, anche con dei morti.
Essendo questo sport estremamente fisico, l’Harpastum aveva anche un’indiretta funzione pratica: esso veniva utilizzato come esercizio fisico per l’allenamento sia dei gladiatori sia degli annoiati legionari stanziati nei confini dell’Impero.
Ed è probabilmente questo il motivo per cui, diffusosi fino nelle periferie più disparate dell’Impero, il gioco non presentava regole uniche, codificate e omogenee.
Si sa che veniva addirittura praticato anche in partite tra soldati romani e popolazioni locali. A tal proposito, si ricorda che, in un incontro svoltosi nel 276 d.C., i legionari romani giocarono contro i Britanni e furono battuti con il punteggio di 1 a 0.
Pesante, certo, forse non quanto un’ipotetica sconfitta avvenuta contro qualche nazionale di calcio situata nei Balcani (e che andrà ai Mondiali…), ma che certamente, possiamo supporre, rappresentò una sconfitta vergognosa per l’Impero e i romani, umiliati dai barbari di allora, in uno sport da loro stessi inventato.
Data l’apparente brutalità, l’Harpastum potrebbe essere un gioco lontano dal calcio o dal rugby moderno, ma non c’è dubbio che ogni partita si trasformasse in uno spettacolo particolarmente coinvolgente.
L’imperatore Marco Aurelio (161–180 d.C.), infatti, ricordato come “l’imperatore filosofo” e noto anche per avere a cuore le questioni morali ed etiche, decise di sostituire i ludi gladiatorii con l’Harpastum, proprio perché questo gioco, pur offrendo uno spettacolo simile, non richiamava la barbarie dell’immolazione pubblica di uomini e animali al solo scopo di divertire il pubblico romano.
Uno spettacolo, dunque, estremamente interessante e che quest’anno, per la prima volta in assoluto nella storia, si arricchirà di una versione tutta al femminile di Harpastum.
Un episodio che ci ricorda come chiunque, se annoiato e in possesso di una palla, può trovare modi creativi per divertirsi.
Anche se a volte un po’ troppo vivaci, diciamo…
STEFANO VECCHIARELLI



