Religioni

I PAPI E LA SAPIENZA

Con la visita di Leone XIV alla cappella universitaria della Divina Sapienza, programmata – insieme ad un discorso pubblico nell’Aula Magna dell’università – per oggi, 14 maggio 2026, si prolunga una storia che, da oltre sette secoli, ha legato la prima università di Roma con il capo della Chiesa cattolica.

La storia del rapporto tra i papi e la Sapienza incomincia il 20 aprile 1303, quando Bonifacio VIII, per mezzo della bolla In supremae praeminentia dignitatis, istituì lo Studium Urbis nel quartiere Trastevere. L’università romana, nata soprattutto con l’obiettivo di rafforzare Roma sul piano giuridico e culturale, rispondeva all’esigenza di papa Caetani di ribadire la supremaziadel papato su qualsiasi altro potere temporale. Tuttavia, dopo lo “schiaffo di Anagni” e lo spostamento della sede pontificia ad Avignone, la gestione dell’Università fu affidatatemporaneamente al Comune, il quale contribuì ai finanziamenti iniziali attraverso la tassazione del vino forestiero (quindi sì, è storicamente provato: l’università si è retta – ed è cresciuta – grazie all’alcol…).

Con il progressivo sviluppo dello Studium Urbis (favorito anche dai contributi stabili della Città), papa Eugenio IV fu costretto, nel 1431, a intervenire spostando la sede universitaria nel rione diSant’Eustachio grazie all’acquisizione di alcuni edifici destinati all’ampliamento delle sedi di istruzione.

Durante il Cinquecento, il legame si rafforzò ulteriormente. Papa Leone X diede un forte impulso allo Studium chiamando a Roma intellettuali di fama europea, e sostenne la ricerca attraverso insegnamenti innovativi alla base della farmacologia e della tradizione spagirica. Nel 1577, dato che fino a quel momento loStudium Urbis era dislocato in vari edifici in Sant’Eustachio, papa Gregorio XIII decise di creare una sede unitaria capace di raccogliere, in un unico complesso, tutte le attività universitarie. Giacomo della Porta, l’architetto incaricato, progettò e costruì il monumentale Palazzo della Sapienza, organizzato attorno a un grande cortile interno. E, proprio sul lato ovest del cortile, sopra la finestra centrale del secondo ordine sovrastante l’ingresso principale, venne collocata l’iscrizione che diede origine al nome con cui oggi la conosciamo: Initium Sapientiae timor Domini.

Sebbene il nome “Sapienza” derivi dall’iscrizione presente sulportone principale, esso si affermò definitivamente anche grazie all’intervento magistrale di Francesco Borromini. Nel 1632, infatti, il celebre artista ricevette su commissione di papa Urbano VIII la realizzazione della celebre chiesa di Sant’Ivo, costruita proprio dentro il cortile del Palazzo di Giacomo della Porta. Consacrata nel 1660 sotto il pontificato di Alessandro VII — lo stesso pontefice che nel 1667 istituì la Biblioteca Alessandrina, tuttora esistente — la chiesa divenne il cuore spirituale dell’ateneo, suggellando il legame indissolubile tra l’architettura borrominiana e l’identità stessa della Sapienza.

Infine, nonostante Benedetto XIV abbia dato durante il secolo dei Lumi nuovi impulsi, introducendo nuovi insegnamenti (come fisica sperimentale, chimica e matematiche sublimi), il cambiamento più profondo avvenne nel 1870 quando, con la fine del potere temporale dei papi e l’annessione di Roma al Regno d’Italia, la Sapienza divenne parte del sistema universitario nazionale tramite l’estensione della legge Casati.

La fine dello Stato Pontificio segnò anche una rottura simbolica: per decenni i pontefici non misero più piede nell’università, la quale, durante la successiva parentesi fascista, venne costretta a piegarsi alla cultura del regime. I docenti furono obbligati a giurare fedeltà a Mussolini e, nel 1935, venne inaugurata la nuova e attuale Città Universitaria, sostituendo definitivamente la sede storica di Sant’Eustachio.

Il rapporto diretto tra papi e Sapienza si riaprì il 14 marzo 1964, quando papa Paolo VI Montini, dopo anni di vuoto, fu il primo pontefice a varcare la soglia dell’ateneo dopo l’Unità d’Italia, presentandosi non come sovrano né come autorità superiore, ma come “antico alunno ed amico”, richiamando con emozione gli anni trascorsi presso lo Studium Urbis

Il legame si rafforzò ulteriormente con papa Giovanni Paolo IIattraverso due momenti distinti: il 19 aprile 1991, quando Karol Wojtyła si presentò nel piazzale della Minerva ricevendo oltre 500 domande scritte dagli studenti ed esortandoli a “non avere paura”, e il 17 maggio 2003, in occasione del settimo centenario dell’ateneo, quando la Facoltà di Giurisprudenza conferì a Giovanni Paolo II la laurea honoris causa

La vicenda più traumatica nei rapporti recenti tra Sapienza e Papato fu però quella avvenuta nel 2008. Il 17 gennaio, Benedetto XVI dovette annullare la visita programmata dopo la protesta di 67 docenti, i quali giudicarono inappropriata la presenza del papadopo che egli, nel 1990, quando ancora era cardinale, aveva richiamato il filosofo della scienza Paul Feyerabend a proposito del processo contro Galileo Galilei. Secondo i contestatori, infatti, quella citazione mostrava una posizione ostile alla scienza. 

La visita di Leone XIV alla Sapienza, dunque, si inserisce in una storia lunga e travagliata che, iniziata oltre sette secoli fa, vuole riallacciare un filo interrotto dopo la mancata visita di Benedetto XVI. Un gesto che, diciotto anni dopo, viene letto come segno di riconciliazione e di riapertura del dialogo che per secoli ha attraversato la storia di Roma.

Stefano Vecchiarelli

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