mercoledì , 21 febbraio 2018

DA OGGI OBBLIGATORIO INDICARE IN ETICHETTA L’ORIGINE DI PASTA E GRANO

pasta

“Oggi mettiamo fine all’inganno dei prodotti importati, spacciati per nazionali, in una situazione in cui un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero, come un pacco di riso su quattro, senza che questo fino ad ora fosse indicato in etichetta”. Lo afferma Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti che ha organizzato a Roma il Pasta Day in occasione dell’entrata in vigore dei due decreti interministeriali sull’indicazione dell’origine obbligatoria del riso e del grano per la pasta in etichetta, siglati dai ministri delle Politiche agricole e alimentari Maurizio Martina e dello Sviluppo economico Carlo Calenda, a 180 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale che cade oggi per il riso e domani 14 febbraio per la pasta.

Una scelta applaudita dal 96% dei consumatori (risultato della consultazione pubblica online del Mipaaf sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari del 2015) che chiedono venga scritta sull’etichetta in modo chiaro e leggibile l’origine di tutti gli alimenti e confermata in Italia anche dal Tar del Lazio.

“Escono finalmente dall’anonimato – spiega il tutor dell’etichetta di Coldiretti Elisabetta Montesissa – e saranno riconoscibili nelle etichette della pasta 4,3 miliardi di chili di grano duro italiano che insieme ai 1,5 miliardi di chili di riso garantiscono all’Italia il primato in Europa. Nella pasta dovrà essere indicato il Paese dove il grano viene coltivato e quello di molitura, per il riso il Paese di coltivazione, di lavorazione e di confezionamento”.

“L’importanza di sostenere – conclude Roberto Moncalvo – con la trasparenza scelte di acquisto più consapevoli da parte dei consumatori. Finalmente sarà possibile sapere se nella pasta che si sta acquistando è presente o meno grano canadese trattato in preraccolta con il glifosate, proibito sul grano italiano, o se il riso viene dai campi della Birmania sequestrati alla minoranza Rohingya, contro la quale è in atto una pulizia etnica”.

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