Sociale

CORONAVIRUS, ISS SOLI 6 MORTI SENZA PATOLOGIE PREGRESSE

Dopo ulteriori test ed analisi che hanno fatto chiarezza sui dati diffusi la scorsa settimana, l’Istituto superiore di sanità (Iss) ha stabilito che sono solo sei le persone decedute affette da coronavirus che non presentavano, tuttavia, patologie pregresse tali da causarne la morte. Lo ha chiarito lo stesso Istituto, nel rapporto sulle caratteristiche dei decessi dei pazienti affetti da coronavirus, pubblicato questa sera. Il dato – è bene sottolineare – è stato ottenuto esaminando un totale di 481 cartelle, rispetto ai 3.200 deceduti inseriti nel rapporto: il 15 per cento del campione complessivo. Il numero medio di patologie osservate in questa popolazione è di 2,7. Complessivamente, 6 pazienti, pari all’1,2 per cento del campione, non presentavano alcuna patologia pregressa; altri 113, pari al 23,5 per cento, presentavano 1 patologia pregressa; 128 ne presentavano 2 patologie (il 26,6 per cento); e ben 234, pari al 48,6 per cento, presentavano 3 o più patologie pregresse.

Quanto alla componente anagrafica, il rapporto dell’Iss rileva che al 20 marzo sono trentasei i pazienti deceduti positivi al Covid-19 di età inferiore ai 50 anni. Il dato si basa sulle 3.200 cartelle cliniche di pazienti deceduti prese finora in esame da parte dell’Istituto. in particolare, 9 di questi avevano meno di 40 anni: si tratta di 8 persone di sesso maschile e di una di sesso femminile, con età compresa tra i 31 e i 39 anni. Di 2 pazienti di età inferiore ai 40 anni non sono disponibili informazioni cliniche, mentre gli altri 7 presentavano gravi patologie pre-esistenti, come patologie cardiovascolari, danni acuti ai reni, patologie psichiatriche, diabete e obesità. L’insufficienza respiratoria, però, è stata la complicanza più comunemente osservata fra i pazienti affetti da coronavirus e deceduti, rincontrata nel 96,5 per cento dei casi. Seguono il danno renale acuto, nel 29,2 per cento dei casi, danno miocardico acuto, nel 10,4 per cento, e sovrainfezione, con l’8,5 per cento dei casi.

Articoli correlati

Back to top button
Close