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ANCHE GLI INVISIBILI CONTANO

“Iniziare a dare dignità statistica alle persone senza dimora”. Commenta così Eleonora Schirmo, Coordinatrice Metropolitana di Roma per conto di ISTAT e fio.PSD (Federazione italiana organismi per le persone senza dimora), la recente indagine compiuta dall’istituto e pubblicata il 25 marzo 2026, dedicata al fenomeno delle persone senza dimora nei principali contesti urbani italiani.

Quattordici le città esaminate, tra cui anche la Capitale. L’indagine si è svolta in due momenti distinti: in una prima fase, nella serata del 26 gennaio, quando l’azione dei volontari nelle strade urbane si è concretizzata nel conteggio delle persone senza dimora attraverso il metodo PIT (Point in Time); in una seconda, nelle successive serate del 28 e 29 gennaio, attraverso la somministrazione di questionari alle persone censite, rispettivamente, prima, all’interno delle strutture di accoglienza e, poi, nuovamente lungo le strade delle città.

Dall’indagine compiuta, molte sono le informazioni emerse. Il totale delle persone censite è pari a 10.037: di queste, il 55,4% risulta accolto all’interno di strutture, mentre il restante 44,6% vive ancora in strada.

Il fenomeno dei senza dimora, caratterizzato prevalentemente da uomini, soprattutto stranieri, interessa tuttavia una non trascurabile componente italiana, che si attesta intorno al 30%.

Non manca una distinta presenza femminile, pari a circa il 20%, di cui, più della metà (12%), ancora in strada.

Per quanto riguarda l’età, dai dati raccolti, emerge che il 61,3% del totale si colloca nella fascia d’età compresa tra i 31 e i 60 anni. Inoltre, nel computo complessivo dell’indagine, Roma risulta essere la città con il maggior numero di persone senza dimora: 2.621 individui (il 26%), ossia oltre un quarto dell’intera popolazione censita in Italia.

Nel leggere e interpretare i dati viene da pensare se, nelle grandi città – e a Roma nello specifico –, vi siano stati mutamenti o cambiamenti della povertà.

Tuttavia, come sottolineato da Eleonora Schirmo, al momento non è possibile fornire una risposta esaustiva. “Questa – afferma la ricercatrice – è la prima indagine che non è paragonabile ad altre precedentemente svolte.

Non è possibile, quindi, utilizzare questi dati per poter indicare un eventuale cambiamento né sarebbe opportuno prenderli modello, a livello metodologico e statistico.

Bisognerà aspettare prossime indagini condotte con la stessa metodologia, che ci daranno delle rappresentazioni specifiche su eventuali mutamenti”.

Tuttavia, sebbene occorra attendere report specifico – probabilmente a fine novembre, data la numerosità dei dati ancora da elaborare –, in qualità di coordinatrice metropolitana di Roma, Eleonora Schirmo ha evidenziato come le cause alla base del fenomeno siano differenti: “Molti italiani – ha evidenziato – si sono trovati a metà percorso di vita senza la possibilità di avere una casa e una rete di sussistenza che potesse accoglierli e ospitarli;

quindi, purtroppo hanno trovato nella strada l’unico posto in cui poter dormire e vivere nella quotidianità.

Per gli stranieri, invece, le situazioni sono diverse: molti aspettano un posto nelle strutture di accoglienza, altri invece non hanno rinnovato il permesso di soggiorno e quindi non hanno diritto”.

Quello che è certo, però, è che con una conoscenza sempre più approfondita del fenomeno può contribuire a superare la barriera degli stereotipi.

Eleonora Schirmo ha infatti ribadito che: “Non bisogna lasciare che il pensiero comune o le esperienze individuali costruiscano l’immagine del fenomeno, perché sono sempre parziali.

Ad esempio: chi passa ogni giorno a Termini avrà un’immagine, chi frequenta altre zone della città ne avrà un’altra”.

Su questo fronte, il ruolo dei volontari è stato fondamentale: “i volontari sono stati la colonna portante del censimento”, ha ribadito la Schirmo, aggiungendo che a Roma erano “più di 2000”.

E, aggiunge, “per alcuni di loro era la prima esperienza di contatto con la povertà estrema. Molti di loro, tornando dalle interviste, hanno ringraziato per l’esperienza vissuta, quando invece dovrebbe essere il contrario. Hanno vissuto un’esperienza formativa e di vita estremamente intensa, al di là delle aspettative.

Alcuni poi – conclude la ricercatrice – erano inizialmente timorosi, ma poi questa paura si è sciolta, soprattutto perché hanno visto che dall’altra parte c’è una persona come noi, che ha avuto meno possibilità, meno strumenti e meno opportunità. Questo ha fatto cadere molti pregiudizi”.

Insomma, in un contesto come quello del mondo contemporaneo in cui la povertà è una realtà che viene spesso stigmatizzata e rifiutata, ricerche e interventi come quello dell’ISTAT – e coordinato, per Roma, da Eleonora Schirmo – rappresentano importanti e concreti strumenti di conoscenza di un invisibile fenomeno che, alla fine, riflette un’altra mesta realtà, parallela e interiore, che, pur sovrapponendosi a quella di chi dorme su un marciapiede, si può riconoscere anche in chi lo percorre tutti i giorni – ad esempio, tacitamente – magari per andare al lavoro.

STEFANO VECCHIARELLI

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