venerdì , 19 gennaio 2018

VINCERE NON E’ UMILIARE LO SCONFITTO

papavaticano

“Dalle ceneri della Grande Guerra si possono ricavare due moniti, che purtroppo l’umanita’ non seppe comprendere immediatamente, giungendo nell’arco di un ventennio a combattere un nuovo conflitto ancor piu’ devastante del precedente. Il primo monito e’ che vincere non significa mai umiliare l’avversario sconfitto”. Lo ha detto il Papa nel suo discorso al Corpo diplomatico, in cui ha ricordato che “nel corso di quest’anno ricorre il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale: un conflitto che ridisegno’ il volto dell’Europa e del mondo intero, con l’emergere di nuovi Stati che presero il posto degli antichi Imperi”.

La pace – ha continuato il pontefice – non si costruisce come affermazione del potere del vincitore sul vinto. Non e’ la legge del timore che dissuade da future aggressioni, bensi’ la forza della ragionevolezza mite che sprona al dialogo e alla reciproca comprensione per sanare le differenze”. Da cio’ deriva il secondo monito: “la pace si consolida quando le Nazioni possono confrontarsi in un clima di parita’. Lo intui’ un secolo fa, proprio in questa data  l’allora Presidente statunitense Thomas Woodrow Wilson, allorche’ propose l’istituzione di una associazione generale delle Nazioni intesa a promuovere per tutti gli Stati, grandi e piccoli indistintamente, mutue garanzie d’indipendenza e di integrita’ territoriale. Si gettarono cosi’ idealmente le basi – ha concluso Papa Francesco – di quella diplomazia multilaterale, che e’ andata acquisendo nel corso degli anni un ruolo e un’influenza crescente in seno all’intera Comunita’ internazionale”.

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