LE TERME DI DIOCLEZIANO

Sebbene Via delle Terme di Diocleziano sia stata riqualificata grazie agli interventi per il Giubileo e inaugurata tra la fine del 2024 e il 2025, dopo meno di 18 mesi ecco che molte lastre di basaltina hanno iniziato a muoversi e a “traballare”.
Il fenomeno, causato probabilmente dal cedimento del soggiacente fissaggio della malta (una miscela di cemento, sabbia, acqua e altri leganti), sarebbe alla base del sintomo di possibili problemi nella qualità o nell’esecuzione dei lavori pubblici.
E poco male, infatti, se le persone – camminandoci sopra – si sbizzarriscono in improbabili coreografie al solo scopo di sentire le strane melodie che le mattonelle sfasate possono creare: dagli inciampi dei pedoni alle cadute degli anziani causate da una pavimentazione sconnessa.Certo è grave che dopo così poco tempo siano sorti questi tipi di problemi, ma altrettanto grave è anche osservare che il contesto urbano non si conforma alla grandezza di uno dei complessi monumentali più suggestivi della Capitale: le Terme di Diocleziano.
Costruite tra il 298 e il 306 d.C. per volontà degli imperatori Diocleziano e Massimiano, queste erano le terme più grandi mai realizzate nella capitale dell’Impero. Occupavano un’area di circa 14 ettari e potevano accogliere fino a 3.000 persone contemporaneamente.
Un luogo che costituiva per i romani un vero e proprio punto di ritrovo della vita sociale: qui, infatti, oltre a lavarsi e a rilassarsi, si poteva fare attività fisica, si passeggiava, si discuteva in apposite sale e si trascorreva il tempo libero addirittura attraverso la lettura di libri per mezzo di biblioteche interne.
Attive per oltre due secoli, all’interno delle quali si susseguivano ambienti con diverse temperature (dal calidarium per i bagni caldi al monumentale frigidarium per i bagni freddi, oltre a monumentali piscine all’aperto), nel 537 d.C. il taglio degli acquedotti operato dai barbarici Goti durante la guerra greco-gotica ne compromise definitivamente il funzionamento, condannandole a un graduale decadimento.
Il successivo riutilizzo come cava di materiali e i sistematici saccheggi portarono il sito a cadere sempre più in rovina.
Tuttavia, proprio da queste macerie Michelangelo Buonarroti riuscì a creare una delle trasformazioni più affascinanti della storia dell’architettura romana.
Nel 1561, infatti, papa Pio IV affidò al genio toscano il compito di ricavare una chiesa all’interno degli antichi ambienti termali e l’artista, invece di demolire le antiche strutture romane – ovvero le gigantesche volte a crociera e le enormi colonne di granito –, le conservò integrandole nel nuovo edificio sacro, ricavando così dalla forma dell’antico frigidarium il cuore della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri.
La basilica, che oggi è considerata la chiesa delle cerimonie ufficiali della Repubblica Italiana, presenta al suo interno la celebre Meridiana di Clemente XI, realizzata nel 1702: un eccezionale strumento astronomico che, grazie a un raggio di sole, consentiva di verificare il calendario gregoriano, di individuare con precisione equinozi e solstizi e di regolare gli orologi di Roma (pratica perdurata fino al 1846, quando il cannone del Gianicolo cominciò ad annunciare il mezzodì).
Inoltre, al suo interno vi sono anche moltissime testimonianze storico-artistiche, tra cui dipinti provenienti dalla Basilica di San Pietro (trasferiti qui nel Settecento per proteggerli dall’umidità) e le tombe di figure illustri come Armando Diaz, Paolo Thaon di Revel e Vittorio Emanuele Orlando.
Infine, se un’altra parte delle antiche terme ospita il Museo Nazionale Romano, che dal 1889 testimonia il proprio patrimonio archeologico attraverso uno dei suoi più importanti musei cittadini, la prospiciente Piazza della Repubblica riproduce l’antico perimetro dell’esedra semicircolare, rimasta come modello per i moderni palazzi dell’Anantara Palazzo Naiadi e dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.
Insomma, un’area che nel giro di pochi metri racconta quasi duemila anni di storia: dall’ingegneria monumentale dell’Impero romano al Rinascimento di Michelangelo, fino alle istituzioni dell’Italia contemporanea. Un’area che, infine, oltre a raccontare tutto questo, oggi è condita anche da improvvisati movimenti di tiptap dei turisti su sgradite mattonelle ballerine.
STEFANO VECCHIARELLI



