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PAPA: NESSUNO DI NOI È ESENTE DAL MALE

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Nessuno di noi è esente dal male. Lo ha detto questa mattina papa Francesco nell’udienza generale, che oggi ha dedicato alla settima domanda del “Padre nostro”: “Ma liberaci dal male”.

“C’è un male nella nostra vita, che è una presenza inoppugnabile. – ha detto il Pontefice – I libri di storia sono il desolante catalogo di quanto la nostra esistenza in questo mondo sia stata un’avventura spesso fallimentare. C’è un male misterioso, che sicuramente non è opera di Dio, ma che penetra silenzioso tra le pieghe della storia”.

Un “serpente silenzioso” che in “qualche momento pare prendere il sopravvento – ha proseguito –: in certi giorni la sua presenza sembra perfino più nitida di quella della misericordia di Dio. Nei momenti della disperazione è più nitida”.

E secondo il Pontefice, “l’orante non è cieco, e vede limpido davanti agli occhi questo male così ingombrante, e così in contraddizione con il mistero stesso di Dio. Lo scorge nella natura, nella storia, perfino nel suo stesso cuore. Perchè non c’è nessuno in mezzo a noi che possa dire di essere esente dal male, o di non esserne almeno tentato”.

“Tutti noi sappiamo cosa è il male – ha aggiunto il Papa ’a braccio’ –. Tutti noi sappiamo cosa è la tentazione. Tutti noi abbiamo sperimentato nella nostra carne la tentazione. In qualsiasi peccato, ma il tentatore ci muove, ’va’ per quella strada’, ci spinge al male”.

Ecco quindi che “l’ultimo grido del ’Padre nostro’ è scagliato contro questo male ’dalle larghe falde’, che tiene sotto il suo ombrello le esperienze più diverse: i lutti dell’uomo, il dolore innocente, la schiavitù, la strumentalizzazione dell’altro, il pianto dei bambini innocenti. Tutti questi eventi protestano nel cuore dell’uomo e diventano voce nell’ultima parola della preghiera di Gesù”. Per Francesco, “Gesù sperimenta per intero la trafittura del male. Non solo la morte, ma la morte di croce. Non solo la solitudine, ma anche il disprezzo e l’umiliazione. Non solo il malanimo, ma anche la crudeltà, l’accanimento verso di lui”.

“Ecco che così l’uomo – ha osservato il Pontefice –: un essere votato alla vita, che sogna l’amore e il bene, ma che poi espone continuamente al male sé stesso e i suoi simili, al punto che possiamo essere tentati di disperare dell’uomo”.

Così il Padre nostro “assomiglia a una sinfonia che chiede di compiersi in ciascuno di noi. Il cristiano sa quanto soggiogante sia il potere del male, e nello stesso tempo fa esperienza di quanto Gesù, che mai ha ceduto alle sue lusinghe, sia dalla nostra parte e venga in nostro aiuto”. Secondo il Papa, infine, “la preghiera cristiana non chiude gli occhi sulla vita. È una preghiera filiale e non una preghiera infantile. Non è così infatuata della paternità  di Dio, da dimenticare che il cammino dell’uomo è irto di difficoltà”.

“Se non ci fossero gli ultimi versetti del ’Padre nostro’ – ha concluso – come potrebbero pregare i peccatori, i perseguitati, i disperati, i morenti? L’ultima petizione è proprio la petizione di noi quando saremo nel limite, sempre”.

(Foto: Vatican News)

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