MONS. LOREFICE RICORDA BORSELLINO, “BISOGNA SOSTENERE GLI OPERATORI DI GIUSTIZIA”

“Senza dubbio il 19 luglio è una data che resterà segnata non solo nel cuore dei palermitani ma nei cuori di ogni uomo che è un ricercatore di giustizia. È una data che ci deve far fare memoria affinché possiamo sempre custodire il prezzo di questo sangue che è un prezzo molto alto. Dobbiamo custodire il significato di questo sangue”. Così mons. Corrado Lorefice, l’arcivescovo di Palermo, città natale di Paolo Borsellino, commenta a Radio Vaticana Italia l’anniversario della strage di Via D’Amelio.
“Uomini come Borsellino, come Falcone, infatti, ci dicono che dobbiamo prendere tutti parte alle vicende della città umana perché la convivenza umana sia costruita non su logiche di potere e di profitto ma sia segnata invece da una prospettiva di felicità che deve raggiungere tutti – dice il presule -. Ecco il motivo perché Paolo Borsellino si è sempre battuto: perché se non c’è giustizia gli uomini vengono sopraffatti da altri uomini e quindi si produce sofferenza, sangue. E Borsellino era un uomo anche ispirato dal Vangelo, questo non lo dobbiamo dimenticare, era un frequentatore dei Salmi, come noi sappiamo, e i Salmi custodiscono tutti i sentimenti umani. Ci sono anche i Salmi che gridano giustizia al cospetto di Dio”.
A proposito dell’audio recentemente desegretato dalla commissione antimafia, in cui nell’84 il giudice Borsellino si lamentava della scarsità delle scorte, per mons. Lorefice cono parole “che danno i brividi perché poi sappiamo, appunto, cosa è successo in quegli anni qui a Palermo”.
“Penso che da questo punto di vista ci sia l’urgenza, la necessità che le istituzioni, in particolare lo Stato, non abbassino mai la guardia e che ci aiutino a credere ancora nella giustizia e a sostenere gli operatori di giustizia perché ci sono ancora, grazie a Dio…”, aggiunge l’arcivescovo.
“A volte – conclude -, c’è un antimafia da ostentazione ma questa è gente che ha fatto sul serio con lo Stato, con le istituzioni: le ha servite con grande fedeltà perché voleva servire volti e uomini concreti. Ecco perché è necessario tenere alta la guardia e realmente sostenere gli uomini che ancora oggi su questo fronte riescono a rimanere liberi e a dire una parola di liberazione”.



