I PETALI DI SANTA MARIA MAGGIORE. QUANDO A ROMA NEVICO AD AGOSTO

Siamo ad agosto; fa caldo. Fa veramente molto caldo. E il cambiamento climatico, purtroppo, non fa che accentuare la situazione. Trovare un po’ di frescura, adesso, è il desiderio più condivisi.
Eppure, nel corso della storia, non sono mancate estati in cui le temperature sono crollate in modo del tutto inaspettato. Una nevicata in piena estate, per esempio.
È quanto, secondo una delle leggende più celebri della Roma paleocristiana, accadde nella notte tra il 4 e il 5 agosto del 358 d.C., quando una coltre di neve ricoprì il colle Esquilino.
La tradizione racconta che la Vergine Maria apparve in sogno contemporaneamente al pontefice Liberio e a un patrizio romano di nome Giovanni, chiedendo a entrambi di costruire una chiesa nel luogo esatto in cui, il giorno seguente, sarebbe caduta la neve. All’alba il prodigio si compì: il manto nevoso disegnò spontaneamente il perimetro dell’edificio da edificare.
Informato dell’accaduto, papa Liberio raggiunse il colle insieme al patrizio e tracciò personalmente, con una zappa, il solco delle fondamenta della futura basilica, seguendo il contorno indicato dalla neve. Da questo episodio derivarono i due appellativi di Santa Maria ad Nives (Madonna della Neve) e di Basilica Liberiana, in onore del pontefice.
Il miracolo conobbe nei secoli una straordinaria fortuna artistica, assumendo forme diverse a seconda delle epoche, delle committenze e degli stili. Tra le rappresentazioni più celebri spicca La Fondazione della chiesa di Santa Maria Maggiore di Masolino da Panicale, oggi conservata al Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli.
L’opera, parte di un trittico commissionato dalla famiglia Colonna proprio per Santa Maria Maggiore, raffigura il momento in cui papa Liberio, zappa alla mano, traccia il perimetro della futura basilica sul manto nevoso. Attorno a lui una folla assiste alla scena, mentre nella parte superiore della composizione Cristo e la Vergine osservano il prodigio. I fiocchi di neve sono resi da piccoli punti bianchi disseminati nella parte inferiore del dipinto, mentre nel cielo compaiono alcune forme ellittiche e tondeggianti che, secondo una teoria minoritaria e molto discussa, vengono interpretate dagli appassionati di clipeologia e ufologia come una flotta di dischi volanti o di UFO!
Tuttavia, al di là della leggenda (e degli X-Files ante litteram), gli storici concordano nel ritenere che la chiesa oggi visibile sia stata edificata sotto papa Sisto III (432-440), come diretta conseguenza del Concilio di Efeso del 431, evento che proclamò Maria Theotokos, ossia Madre di Dio, uno dei dogmi mariani fondamentali della Chiesa.
Il ricordo del miracolo, però, non si è mai interrotto.
Ogni anno, il 5 agosto, durante la messa del mattino o nel corso dei Secondi Vespri, dalla sommità della navata centrale della basilica scende una cascata di petali di rosa bianchi che rievoca simbolicamente la nevicata miracolosa. In origine questa solennità era nota come Dedicatio Sanctae Mariae.
L’appellativo ad Nives (“della Neve”) venne introdotto ufficialmente nel Calendario Romano soltanto nel 1568 da papa Pio V, sebbene l’Ordine Francescano celebrasse questo ufficio liturgico già dal 1302. Più recentemente, nel 1969, la riforma liturgica ha eliminato il racconto della nevicata dal Breviario per ragioni storico-critiche, ribattezzando la ricorrenza Dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore.
Nonostante questo aggiornamento ufficiale, la tradizione della pioggia di petali bianchi è rimasta immutata, confermandosi ancora oggi come uno dei riti mariani più suggestivi e partecipati della città.
Un appuntamento che continua a emozionare fedeli e curiosi, anche se, talvolta, la voglia di immortalare il momento con lo smartphone, finisce per distrarre proprio da ciò che lo rende così speciale.
STEFANO VECCHIARELLI



