LE PROVINCE E I COMUNI DEL LAZIO STUDIANO COME AMPLIARE LE CLASSI PER IL NUOVO ANNO SCOLASTICO

Una scuola non solo da ricostruire, ma addirittura da riprogettare quella che deve rinascere seguendo le condizioni dettate dal coronavirus. Una rivisitazione complessiva non solo dal punto di vista strutturale, ma anche da quello della didattica, della riorganizzazione di tutti i ruoli, dal corpo docente, a quello studentesco, finanche a quello amministrativo e del personale Ata.
Il distanziamento sociale obbligatorio per contrastare il contagio del Covid-19, mina alle basi il vecchio concetto di scuola italiana, che faceva dell’assembramento nelle classi di studenti e professori, una vera e propria caratteristica nazionale. Oggi ciò non è più possibile e per rimodulare il sistema c’è bisogno di un lavoro enorme che richiede tempo e danaro; e nel Lazio si scopre di non avere né l’uno né l’altro. Nel Lazio come altrove, Comuni, che hanno competenze sui plessi frequentati dai più piccoli fino alla scuola media, e amministrazioni provinciali a cui compete l’edilizia scolastica delle scuole superiori, si interrogano su come fare in attesa che vengano definite di linee guida da parte del governo. L’impietoso conto alla rovescia per settembre è cominciato; comuni e province, quindi si arrovellano il cervello su come “distanziare” studenti o scolari che siano. Allargare le classi, trovare altri spazi in cui estendere i plessi scolastici o costruire nuove scuole, significa comunque mettere in moto uno sforzo edile dispendioso in termini di danaro e di tempo, oppure rinunciare all’idea di scuola così come l’abbiamo concepita fino a marzo sostituendola con quelle finestre elettroniche con cui, attraverso internet, interagiscono professori e studenti in lezioni on line.
Latina sembra essere la realtà territoriale dove si punta a ad allargare il più possibile le classi ricorrendo al recupero di plessi dismessi o quelli dati in gestione ad associazioni, anche di tipo ecclesiale. “Rimodulare ciò che abbiamo –ha detto ad ‘Agenzia Nova’ Gianmarco Proietti, assessore alla pubblica istruzione di Latina- e chiedere spazi a chi ne ha in più e vuole metterlo a disposizione come ad esempio le parrocchie. ”La città Metropolitana di Roma ripone grosse aspettative su una piattaforma per la didattica a distanza che sta sperimentando in due istituti professionali della Capitale. “Il sistema ripropone il corpo classe per intero –dichiara ad ‘Agenzia Nova’ Teresa Zotta, vicesindaco di Città Metropolitana Roma-. Da due settimane è ‘sotto esame’ e risponde bene alle necessità di insegnanti e alunni anche per quanto riguarda i compiti in classe”. L’amministrazione provinciale di Frosinone lascia aperta ogni ipotesi e punta sulla razionalizzazione dei plessi. “Stiamo portando avanti –dichiara ad ‘Agenzia Nova’ Alessandra Cinelli delegata pubblica istruzione e formazione dell’amministrazione provinciale di Frosinone- l’analisi sugli istituti scolastici nell’ottica di una razionalizzazione che consiste nello spostare quelli con meno iscritti nelle strutture più piccole e viceversa invertendo i plessi”.
A Ciampino la didattica a distanza sembra essere la scelta unica possibile. “Ci stiamo orientando sulla soluzione della didattica a distanza che da noi è partita bene a tutti i livelli”. Dichiara ad ‘Agenzia Nova’ Annarita Contestabile assessore di Ciampino alla Pubblica istruzione. “’idea, quindi, è quella di sfruttare al meglio “i fondi per sussidio informatico –dice-, ci sitiamo orientando su possibilità di continuare l’esperimento della didattica a distanza acquistando webcam adatte, da installare nelle classi dove ci saranno gli insegnati e una parte della classe”. Stesso discorso anche per Gaeta dove la mancanza di plessi dismessi da recuperare, sembra non dare altre possibilità delle lezioni, almeno in parte on line. “I problemi ci sono sia per gli studenti più grandi –dichiara Lucia Maltempo, assessore alla Pubblica istruzione del comune di Gaeta-, ma anche per quelli più piccoli i quali, se anche avessero ampi spazi, come si fa, con i bambini a fargli capire di non avvicinarsi oltre il metro?”. La strada indicata dal Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, anche se in forma di ipotesi della didattica mista, sembra essere al momento l’unica perseguibile: metà classe segue per una settimana le lezioni da casa attraverso internet, l’altra metà in classe avendo così gli spazi per distanziarsi. La settimana successiva si invertono. Ecco come quasi certamente sarà l’anno scolastico 2020/2021.



