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IN CALO LE IMPRESE ARTIGIANE NEL LAZIO, -6,8% IN 10 ANNI

 

Calo delle imprese, incremento del lavoro a tempo determinato o part time, aumento dell’età media dei lavoratori. Questo in sintesi il quadro che emerge dal primo Rapporto sull’artigianato nel Lazio, realizzato dall’Eblart (Ente Bilaterale del Lazio per l’Artigianato) e da un gruppo di ricerca interdisciplinare dell’Università di Roma Tre. Lo studio, il primo nel suo genere, analizza l’evoluzione economica delle imprese artigiane laziali attraverso fonti Istat, Inps, Banca d’Italia, Infocamere per poi seguire l’andamento occupazionale e contrattuale, le domande di lavoro e dei fabbisogni professionali del settore. “Il Rapporto sull’artigianato del Lazio – dichiara Silvia Ciucciovino, Prorettore ai rapporti con il mondo del lavoro dell’Università degli Studi Roma Tre e coordinatore scientifico della ricerca – rappresenta un mirabile esempio di come l’Università può mettersi virtuosamente al servizio del territorio, delle parti sociali e delle istituzioni. La collaborazione tra l’Eblart e l’Università degli studi Roma Tre nasce dall’idea condivisa dell’importanza della osservazione dei fenomeni e della loro dinamiche per ottimizzare le strategie di intervento della bilateralità. In questa direzione l’Università si candida ad essere un partner di riferimento per le parti sociali e per le istituzioni regionali per sviluppare Osservatori territoriali di interi settori economici e filiere produttive.”

Ciò che emerge sin da subito nel Rapporto è la profonda trasformazione che ha interessato il mondo dell’artigianato negli ultimi dieci anni. Anni in cui si è avuta a livello regionale una riduzione del numero delle imprese artigiane pari al 6,8 per cento, con picchi di oltre il 20 per cento nel settore manifatturiero che, soprattutto nella Capitale, mostra un’estrema sofferenza. In calo anche il comparto delle costruzioni e le attività ricettive e di ristorazione. Crescono, e di parecchio, invece, i servizi alle imprese e i servizi alla persona. E crescono le aziende di acconciatura ed estetica dove si concentra la principale domanda di lavoro. Basti pensare che mentre il numero dei lavoratori, soprattutto nel settore delle costruzioni, è diminuito di oltre 4 mila unità, quello del settore dell’acconciatura ed estetica ha avuto un’impennata di oltre il 40 per cento con un costante aumento dell’occupazione femminile che nel 2018 è stata pari al 44,3 per cento del totale. Ma anche le recenti nuove assunzioni nel campo dell’estetica e degli addetti alla panificazione sono prevalentemente legate a contratti a tempo determinato e orario ridotto. Tipologie che nel 2018 hanno interessato il 50 per cento dei lavoratori, anche per via dell’incremento della componente occupazionale femminile. Dai dati sull’apprendistato nell’artigianato laziale emerge un largo ricorso a questa tipologia contrattuale che riguarda oltre la metà degli assunti tra acconciatori, estetiste e truccatori, seguiti da meccanici e idraulici. L’analisi approfondisce, inoltre, le professioni maggiormente richieste nelle prime cinque aree contrattuali (acconciatura e estetica, meccanica, edilizia, alimentazione e panificazione, tessile e moda) scendendo nel dettaglio delle singole professioni richieste.

Nel 2009 le imprese artigiane attive sul territorio laziale erano pari a 100.921 unità, corrispondenti al 7 per cento del totale nazionale. In dieci anni il numero si è ridotto del 6,8 per cento (-10 per cento nelle province di Latina, Rieti, Viterbo e Frosinone, -4,9 per cento a Roma) e la quota dell’artigianato sul totale delle imprese è così passata dal 22 per cento nel 2009 al 19 per cento di oggi. Di contro, le attività artigiane che operano nei servizi di supporto alle imprese hanno avuto una forte espansione e rappresentano l’unico ambito produttivo in positivo. Il loro numero è passato infatti da 2.878 nel 2009 a 4 mila attuali, con un incremento pari al 39 per cento. Dal focus sui comuni della provincia di Roma, risultano attualmente attive circa 66 mila imprese artigiane (di cui 41 mila all’interno del comune capitolino), ovvero due mila in meno rispetto a dieci anni fa. A farne le spese soprattutto il settore manifatturiero, il commercio, i servizi di trasporto e magazzinaggio. Fanno eccezione solo alcuni comuni della Capitale che invece hanno mantenuto un saldo positivo: Anguillara Sabazia, Pomezia, Fiumicino e Tivoli. Interessante appare anche il dato relativo al numero medio di iscritti alla gestione artigiana presso l’INPS, da dove si evince una contrazione di circa otto punti percentuali, ovvero 10 mila iscritti in meno rispetto al 2009. Tale perdita di iscritti ha riguardato esclusivamente le fasce d’età sotto i 50 anni, mentre la fascia 50-54 rimane quella più numerosa. Se nella Capitale il calo degli iscritti è pari al 5 per cento, a Latina si raggiunge il 12 per cento e a Frosinone addirittura il 16 per cento.

“Un panorama sicuramente non confortante – afferma il Direttore di Eblart, Franco Cervini – causato anche dalla frenata delle esportazioni e dalla debolezza del settore delle costruzioni che hanno prodotto una limitazione nello sviluppo del comparto industriale. Anche l’occupazione, fortunatamente in crescita, è però di qualità ridotta perché caratterizzata da troppa precarietà. Campi su cui agire nell’immediato per ridare al settore la dignità che merita e per far ripartire realmente la nostra economia. Per questo abbiamo voluto uno studio puntuale e dettagliato che ci fornisse dati e materiali utili a comprendere le maggiori criticità, per poter intervenire, attraverso le prestazioni di welfare e gli strumenti messi a disposizione dalla Bilateralità artigiana regionale e nazionale, in maniera sempre più concreta ed efficace a sostegno delle imprese, dei lavoratori e delle famiglie. Per farlo avremo bisogno del supporto delle istituzioni, ma anche delle parti sociali, dirette conoscitrici del sistema e dell’attuale, complesso mondo del lavoro”. “Di fronte ad una realtà così complessa e contraddittoria, segnata da cambiamenti notevoli del contesto produttivo e occupazionale e dei rapporti di lavoro – commentano il Presidente dell’Eblart Cristoforo Battaglia e la Vicepresidente Rosita Pelecca – dobbiamo saper cogliere i molti spunti di riflessione e le utili indicazioni che la ricerca offre alla bilateralità artigiana e alle stesse parti sociali, che hanno un ruolo sempre più importante da svolgere, nella consapevolezza delle difficoltà ma anche delle opportunità connesse ad ogni fase di cambiamento”.

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