I DETENUTI DI REGINA COELI SCRIVONO A BONAFEDE: VOGLIAMO INDULTO O AMNISTIA

I detenuti del carcere di Regina Coeli hanno affidato al parroco Vittorio Trani una lettera in cui chiedono che il ministro della giustizia Alfonso Bonafede riconosca “amnistia e indulto per i reati minuti, compresi nei 5 anni o comunque la destinazione degli stessi detenuti al di fuori dell’istituto di pena”.
Dopo che nel primo pomeriggio di ieri alcuni reclusi hanno dato fuoco ai materassi in segno di protesta contro le restrizioni ai colloqui familiari, dovute alle misure per il contenimento del coronavirus, la situazione al momento sembra essere tornata alla normalità. Via della Lungara, inizialmente interdetta al traffico e sorvegliata da decine di pattuglie di Polizia e Carabinieri, è stata riaperta da alcuni minuti. In via delle Mantellate, punto d’accesso per i visitatori al carcere romano, alcune decine di persone sono rimaste in attesa per una mezz’ora dopo i fatti, successivamente hanno avuto accesso alla casa circondariale a piccoli gruppi. Tutti coloro che sono entrati indossavano mascherine protettive sul viso. Il parroco Vittorio Traini ha incontrato alcuni giornalisti per consegnare la lettera dei detenuti.
“Siamo in quarantena della quarantena, noi detenuti nel carcere di Regina Coeli oggi senza acqua né tv – si legge nella lettera -. In questo secondo giorno di rivolta ci uniamo alle voci delle altre carceri italiane. Siamo quelli che oggi si sono visti sospesi i colloqui familiari, quelli in custodia cautelare, quelli con pene inferiori ai 4 anni, che potrebbero accedere alle misure alternative alla detenzione, sempre negata dai giudici pur noi avendone diritto. Dal primo gennaio con la nuova prescrizione c’è un fine processo mai, bisognerebbe guardare con più attenzione a provvedimenti di carattere eccezionale, quali amnistia e indulto, che se fossero stati adottati prima avrebbero evitato le morti dei giorni scorsi nelle carceri e i conseguenti danni patrimoniali.
I detenuti, inoltre, si dicono preoccupati per la loro “salute, per i noti fatti da contagio esterno da coronavirus. Infatti – spiegano nella lettera – sia gli infermieri, i medici, gli assistenti di polizia penitenziaria, e gli altri soggetti esterni all’Istituto di pena, fino a oggi hanno operato e lavorato spudoratamente privi di ogni protezione batteriologica che salvaguardasse la loro e soprattutto la nostra salute e incolumità”. La protesta di oggi “è stata una conseguenza naturale di una situazione che il ministero della Giustizia e il suo ministro Alfonso Bonafede, e lo Stato italiano, non è in grado di gestire”. I detenuti chiedono quindi “di applicare le seguenti soluzioni misure sostitutive alla detenzione, come per legge previsto, amnistia indulto per i reati minori compresi nei 5 anni, o comunque destinazione degli arresti al di fuori dell’istituto di pena”.



