Sociale

DALLA REGIONE LAZIO L’ACCORDO PER L’INTEGRAZIONE SOCIALE DEI DETENUTI

Un accordo di collaborazione tra Regione Lazio, Tribunale ordinario di Roma e Università La Sapienza per assicurare un’azione più efficace e utile all’integrazione sociale dei soggetti entrati nel circuito penale. A siglare l’accordo, al Tribunale di Roma, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il presidente del Tribunale di Roma, Francesco Monastero, il preside della facoltà di Giurisprudenza, Oliviero Diliberto e il dirigente dell’Ufficio esecuzione penale esterna di Lazio, Abruzzo e Molise, Patrizia Calabrese. Il protocollo prevede il coordinamento dell’azione giudiziaria, sociale e sanitaria per favorire interventi di integrazione e supporto rivolti alle persone entrate nel circuito penale, in particolare attraverso l’elaborazione di programmi individualizzati, che tengano conto di specifiche fragilità e bisogni. “Adesso si apre una fase nuova diversa e impegnativa: abbiamo una serie di accordi con il tribunale e le procure e quasi tutti richiedono una collaborazione tra livelli diversi di istituzioni, che mantengo ciascuna il proprio livello di competenza: se trovano forme di collaborazione aumentano il livello di efficacia – ha detto il governatore Zingaretti -. Stiamo parlando di sicurezza: intesa come presa in carico di chi ha commesso un reato e ha diritto ad essere reinserito nella società: faremo la nostra parte sul campo dell’integrazione, la nostra presenza in campo e sociosanitario”.

“Siamo una delle Regioni che sulle Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza, ndr) ci siamo mossi con una certa celerità: abbiamo 5 Rems con oltre 90 posti letto. Con il protocollo di oggi si apre un’altra sfera di intervento, ma la cosa più importante è sottolineare – ha concluso Zingaretti – che solo attraverso queste forme di collaborazione riusciamo a produrre qualità”. In particolare, le parti si impegnano a promuovere iniziative in totale sinergia e secondo le competenze degli attori coinvolti: Procura, Tribunale di sorveglianza, Avvocatura, Provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, terzo settore e il Garante del Lazio delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale. Il protocollo mira ad assicurare la continuità assistenziale alle persone con “disturbi correlati a sostanze e disturbi da addiction”, già noti ai servizi territoriali delle Asl e per i quali l’intervento sanitario è già in atto, oltre alle persone già tratte in arresto o che si sono presentate per la convalida e il giudizio direttissimo.

“L’accordo riguarda i percorsi differenziati e alternativi ai circuiti penitenziari – ha spiegato il presidente del Tribunale di Roma, Francesco Monastero -. Ci siamo posti l’obiettivo di valorizzare gli strumenti che ci ha messo il legislatore per i percorsi alternativi al carcere. Ci siamo rivolti alla Regione Lazio e all’università per i contributi scientifici. Il fine è quello di individuare per i soggetti vulnerabili percorsi utili che possano farli sentire utile alla collettività con questo tipo di attività. Un atto sostanziale, un accordo quadro da cui dovrebbero scaturire progetti mirati”, ha concluso Monastero. L’accordo serve anche a: potenziare il lavoro tra gli uffici giudiziari dell’Uepe (Ufficio esecuzione penale esterna) e Dsm (Dipartimenti di salute mentale) attraverso iniziative regionali di formazione specifica; offrire alle persone trattamenti in comunità terapeutiche residenziali, trattamenti sanitari semiresidenziali e ambulatoriali, progetti e percorsi orientati su specifiche condizioni o patologie.

Il patto prevede anche di assicurare la cooperazione tra le strutture residenziali accreditate e i servizi territoriali per elaborare progetti individualizzati; supportare gli uffici di esecuzione penale nella presa in carico delle persone con disturbi psichiatrici mediante piani terapeutici e di recupero. Inoltre, potenziare la platea degli enti convenzionati (per l’offerta di lavoro di pubblica utilità o non retribuiti) e promuovere strumenti di giustizia riparativa; favorire l’accoglienza residenziale per persone che altrimenti non avrebbero possibilità di accedere all’esecuzione della pena alternativa al carcere e favorire l’assistenza domiciliare a sostegno dei singoli e delle loro famiglie e di tutti quei soggetti che vivono particolari condizioni di emarginazione. Infine, il protocollo prevede di curare la formazione e l’aggiornamento del personale amministrativo e dei volontari attraverso corsi, stage e seminari.

Il protocollo sarà utile anche per studiare i dati relativi ai procedimenti penali, alle misure applicate nelle comunità e agli interventi di sostegno alle persone entrate nel circuito penale per formulare le linee guida dirette a tutti gli operatori del settore. Sono, inoltre, previsti incontri periodici per aggiornare statistiche, documenti di studio, dati e tutte le informazioni utili al riguardo. Per il preside Diliberto “l’accordo di oggi è straordinariamente importante per l’università La Sapienza. Normalmente le attività extra accademiche vengono chiamate la terza missione, ma questa classificazione è sbagliata, perché è parte integrante per noi occuparci di ciò che succede nella società. Non è un caso che il 24 gennaio ho voluto inaugurare la mia prima uscita pubblica da preside di giurisprudenza con la presidente della Corte costituzionale Marta Cartabia, proiettando il docufilm sul viaggio nelle carceri, per mandare un messaggio: ci vogliamo occupare di tutto quello che succede nella società italiana e in particolare dei soggetti fragili, tanto più in un momento come questo. Agli studenti cerco di trasmettere un messaggio: noi insegniamo il diritto, ma la nostra missione è insegnare i diritti, che se sono di tutti sono diritti, se sono di pochi sono privilegi”, ha concluso Deliberto.

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