DAI SALESIANI UN PROGETTO PER I GIOVANI IN POVERTÀ EDUCATIVA

“Mi chiamo Roberta Tomasi sono psicologa libera professionista, educatrice per l’integrazione scolastica, docente formatrice presso enti di formazione ed associazioni. Mi occupo inoltre di tutela dei minori stranieri non accompagnati, prevenzione del bullismo e cyberbullismo e di progettazione sociale. Oltre la libera professione, da anni svolgo attività di volontariato presso il Tribunale per i Diritti del Malato di Taranto”. Roberta è un’operatrice del progetto “IN.S.I.EME – Iniziative, sostegno inclusivo, mediazione educativa”, nell’attività n. 11.2 “La scuola genitori”, il cui obiettivo è quello di incrementare le competenze educative dei genitori e il supporto sociale al loro ruolo, anche nella prospettiva dell’integrazione/inclusione sociale. Il progetto IN.S.I.EME, destinato a minori che vivono situazioni di povertà educativa, coinvolge 17 sedi di Salesiani per il Sociale APS nell’azione di sostegno inclusivo e di mediazione per un’educazione di qualità e di contrasto ai fenomeni di marginalità ed esclusione sociale.
Roberta racconta la sua esperienza nel rapporto con i genitori: “Al fine di favorire il coinvolgimento attivo dei genitori, si sono previsti incontri di gruppo gestiti con dinamiche partecipative ed esperienziali attraverso la creazione di role playing, brainstorming, la visione di filmati, momenti di approfondimento teorico, discussioni e confronto. Inoltre tutto il percorso è stato preceduto da incontri di conoscenza e accompagnato da momenti conviviali che hanno consolidato la creazione di uno spazio di confronto, condivisione e socializzazione informale.
Infatti, dopo una prima fase conoscitiva volta a creare relazione e alleanza del gruppo e di analisi dei bisogni e delle aspettative, ogni incontro si è focalizzato sulla trattazione di un tema specifico come ad esempio: ascolto attivo, gestione dei conflitti, sviluppo dell’autonomia, prevenzione del disagio giovanile e delle condotte a rischio, cultura di genere, ecc.
Nonostante le “resistenze” iniziali di alcuni genitori e le difficoltà linguistiche dei genitori stranieri, il gruppo si è messo in gioco lasciandosi guidare in un itinerario educativo di crescita personale, attraverso la promozione di un sentimento di competenza e di fiducia per la valorizzazione del ruolo genitoriale di ciascun partecipante. In particolare grande interesse e curiosità ha destato il tema della comunicazione in famiglia e più in generale della comunicazione non verbale, con la richiesta di approfondimenti e la proposta da parte di alcuni partecipanti di organizzare incontri specifici sul suddetto argomento.
Durante questo “viaggio” con i genitori mi sono posta non nel ruolo di esperta ma di persona che, grazie alle competenze acquisite, può facilitare più che insegnare la ricerca personale; pertanto ho voluto trasmettere il messaggio che i protagonisti sono loro stessi, che tramite lo scambio e il confronto delle esperienze, apprendono insieme. Nel complesso ho potuto riscontare il desiderio di volersi sperimentare, prendere coscienza delle proprie risorse, conoscersi meglio, ascoltarsi e ascoltare, in una contemporaneità di attenzione a sé e all’altro.
Posso concludere affermando che il rapporto accogliente ed empatico instaurato con il gruppo, nonché la costante e positiva collaborazione con gli altri operatori del progetto, hanno contribuito alla mia crescita personale e professionale dando vita ad un’esperienza lavorativa del tutto positiva”.



