Fatti di Roma

LA CONCHIGLIA SFORTUNATA. QUANDO BERNINI PREDISSE LA MORTE DI UN PAPA

Recentemente, nel mese di aprile, il Comune di Roma ha deciso di eseguire lavori di completo restyling di via Vittorio Veneto, una delle strade più famose della capitale. Il finanziamento, pari a 4,5 milioni di euro, prevede un intervento, da completare entro ottobre (in tempo per l’inizio del Festival del Cinema), che include il ripristino completo della pavimentazione dei marciapiedi (sostituendo la pavimentazione esistente con nuove lastre in basalto), l’inserimento di percorsi destinati ai non vedenti e la realizzazione di scivoli per le persone a ridotta mobilità. Inoltre, insieme all’ammodernamento dell’illuminazione pubblica, si interverrà anche sul manto stradale rifacendo l’asfalto e la segnaletica orizzontale.

Questo grosso lavoro pubblico, pensato per cercare di “rifare il trucco” alla strada simbolo della mondanità romana del secolo scorso, inizia da Piazza Barberini.

E sebbene tutti colleghino questa strada alle notti romane, alle gloriose star di Hollywood che si ristoravano nei caffè, oppure ai malinconici film di Fellini, non tutti sanno che, proprio dove iniziano i lavori, esiste un curioso aneddoto noto a ben pochi.

Proprio qui, all’incrocio tra la Piazza e la via simbolo della “Dolce Vita”, è posizionata la celebre Fontana delle Api. Quest’opera, da tutti ricordata come realizzata da Gian Lorenzo Bernini, in realtà, non è opera di Gian Lorenzo Bernini. La prima e originale statua del più celebre artista del Barocco, a causa di alcuni lavori di ristrutturazione urbanistica avvenuti nel 1867, venne smantellata e – incredibilmente – abbandonata in un magazzino di Testaccio.

Neanche a dirlo, l’opera fu dimenticata e la sua condizione si deteriorò a tal punto che, cinquant’anni dopo, quando si decise di ricollocarla al suo posto, si dovette necessariamente realizzarne una nuova.

Perciò, cercando di produrne una quanto più simile all’originale (di cui per fortuna esistevano ancora stampe antiche molto dettagliate), la nuova e attuale statua venne realizzata nel 1916 dallo scultore Adolfo Apolloni che impiegò il marmo travertino proveniente dai resti della logorata (e poi definitivamente demolita) Porta Salaria.

Sebbene la nuova opera abbia alcune differenze rispetto alla prima (questa fatta in marmo lunense, più bassa e posta nell’angolo con via Sistina), alla fontana originale era legata anche la storia di un malaugurio senza precedenti.

Concepita come un’imponente conchiglia con le valve aperte e con il simbolo della famiglia committente dei Barberini – le tre api –, all’interno della valva superiore è incisa l’iscrizione: «Il Sommo Pontefice Urbano VIII, costruita una fontana a pubblico ornamento dell’Urbe, a parte fece fare questo fontanile per uso dei cittadini nell’anno 1644, ventiduesimo del suo pontificato» (traduzione italiana dall’originale latino).

Cosa ci sarebbe di strano? Niente, apparentemente, se non fosse che, quando Bernini la completò e la mostrò al pubblico, il popolo si accorse immediatamente che conteneva un errore cronologico: al momento dell’inaugurazione, mancavano ancora due mesi prima che papa Urbano VIII compiesse il suo ventiduesimo anno di pontificato!

Fatto apposta o meno, l’imprecisione della data diede inizio a così tante voci, chiacchiere e ingiurie sull’ipotesi che Urbano VIII non sarebbe arrivato al compimento del suo ventiduesimo anno di pontificato, da indurre il cardinal nepote Francesco Barberini a ordinare a uno scalpellino di cancellare l’ultima cifra del XXII e riscriverlo come XXI.

Neanche a dirlo, nemmeno nelle migliori sceneggiature di Fellini, il fato (lui sì un artista davvero imprevedibile) ha voluto che il 7 agosto del 1644, appena otto giorni prima del compimento del suo ventiduesimo anno di pontificato, papa Urbano VIII morisse dopo una lunga malattia (legata ad una forte prostrazione nervosa) che lo aveva logorato e costretto a letto quasi ininterrottamente dalla fine del 1643!

È quindi possibile, in ragione di questa assurda storia, affibbiare a Gian Lorenzo Bernini, il più grande artista del Barocco romano, l’etichetta di “iettatore”, “menagramo” o “porta sfortuna”? Ovviamente no.

Tuttavia, una cosa è certa: questa strana storia insegna che, oltre a individuare più facilmente la strada preferita delle star del cinema o a controllare più frequentemente la propria cantina (magari può esserci riposto un tesoro nascosto), è meglio, per buona creanza, non fare mai più gli auguri in anticipo ad una persona. Non si sa mai!

STEFANO VECCHIARELLI

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