CAVALLO CROLLA IN CENTRO,TORNA IL DIBATTITO SULLE BOTTICELLE: IL FUTURO DELLE STORICHE CAROZZE ROMANE È APPESO AGLI ULTIMI 16 VETTURINI

Il cavallo si è accasciato all’improvviso sull’asfalto, mentre era ancora legato alla sua botticella e stava attraversando ponte Cavour.
La scena, ripresa da passanti e turisti, ha fatto rapidamente il giro del web, riportando al centro dell’attenzione una questione che a Roma si riapre puntualmente ogni estate: è ancora sostenibile mantenere in servizio le carrozze trainate da cavalli nel cuore della Capitale?
L’episodio ha suscitato indignazione e rilanciato il confronto politico. «Il cavallo è un essere senziente, non un oggetto da sfruttare», ha dichiarato la consigliera capitolina Rachele Mussolini, tornando a chiedere la conversione delle licenze delle botticelle in licenze taxi, una soluzione già accettata da molti vetturini.
Proprio mentre il dibattito si riaccende, le storiche carrozze romane stanno vivendo il loro lento tramonto. Le botticelle sono da sempre uno dei simboli della Città Eterna, un po’ come le gondole lo sono per Venezia.
Per generazioni hanno accompagnato i turisti tra piazze, monumenti e vicoli del centro storico, offrendo un modo diverso di vivere Roma: un viaggio lento, scandito dal rumore degli zoccoli sul selciato, capace di restituire un’atmosfera che il traffico moderno ha ormai quasi cancellato.
La loro storia affonda le radici tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. I primi botticellari arrivarono dal Molise e, grazie alla loro esperienza con i cavalli, furono inizialmente impiegati come stallieri. Le principali rimesse si trovavano a Borgo e in via Sannio.
Col tempo divennero i conducenti delle celebri carrozzelle romane, trasformando quel mestiere in una tradizione tramandata di padre in figlio.
Oggi, però, il contesto è completamente cambiato. Se fino a pochi anni fa le botticelle erano 38, oggi ne restano appena 16.
L’amministrazione capitolina cerca da tempo di accompagnare gli ultimi vetturini verso una nuova attività, ritenendo che questa forma di trasporto non sia più compatibile con la città contemporanea.
A pesare è soprattutto il tema del benessere animale. Secondo la garante capitolina, Roma non è più quella di quarant’anni fa e le estati, sempre più torride a causa dei cambiamenti climatici, rendono particolarmente gravoso il lavoro dei cavalli sulle strade del centro storico.
Il malore dell’animale su ponte Cavour è stato interpretato da molti come l’ennesimo segnale di una situazione che richiede una soluzione definitiva.
Per questo il Comune ha riaperto il confronto con la categoria. La proposta prevede la conversione automatica delle licenze delle botticelle in licenze taxi e, secondo quanto emerso nelle trattative, si sta valutando anche la possibilità di fornire un’automobile agli ultimi vetturini per agevolare il passaggio alla nuova professione.
Molti hanno già aderito, mentre una parte della categoria continua a difendere un mestiere che considera parte integrante della storia della città. Sul piano normativo, tuttavia, nulla è ancora cambiato. Il tentativo di abolire i mezzi di trasporto a trazione animale, avviato nella scorsa legislatura, non ha concluso il suo iter parlamentare e il Codice della strada continua a consentire la circolazione delle botticelle.
Tra memoria e cambiamento, il destino delle ultime carrozze romane sembra ormai segnato. Il numero dei vetturini diminuisce anno dopo anno e il dibattito si concentra sempre più sulla ricerca di un equilibrio tra la tutela di una tradizione che appartiene all’immaginario di Roma e la necessità di garantire il benessere degli animali.
Le sedici botticelle rimaste raccontano ancora una pagina della storia della Capitale, ma il loro viaggio sembra avviarsi verso il capolinea.
STEFANO VECCHIARELLI



