18 LUGLIO 64. QUANDO A ROMA FECE TROPPO CALDO

Che a Roma d’estate faccia caldo non è una novità. Che oggi, con la crisi climatica, a Roma faccia troppo caldo è un’amara verità.
Ma che ieri, nel 64 d.C., l’intera città sia stata soffocata (e distrutta) dall’incendio più devastante della sua storia, questa è una triste, storica realtà. Scoppiato nella notte tra il 18 e il 19 luglio e cessato solamente il 27 del mese, il “grande incendio di Roma” rappresentò uno degli eventi più drammatici della storia della Caput Mundi.
Un rogo devastante, associato automaticamente alla figura di Nerone, imperatore tradizionalmente ricordato come un sovrano folle e crudele e che, secondo alcune fonti, parrebbe essersi messo a cantare la caduta di Troia mentre la Capitale bruciava.
In realtà, le moderne ricostruzioni storiche risultano molto più prudenti.
Le fonti antiche, infatti, non solo sono contraddittorie, ma essendo state scritte da membri della classe senatoria sono fortemente ostili all’imperatore. Nerone, infatti, non era inviso al popolo. Anzi. L’ipotesi più diffusa tra gli studiosi, oggi, è che il rogo abbia avuto un’origine accidentale.
La Roma del I secolo d.C., infatti, contava circa un milione di abitanti stipati in abitazioni (domus ma soprattutto insulae) costruite molto vicine tra loro, realizzate principalmente in legno. Le strade spesso erano strettissime e la città si era sviluppata senza un vero piano urbanistico preciso. Un contesto che, considerando la quotidiana presenza delle “fiamme libere” (fuochi per cucinare, riscaldare gli ambienti, illuminare le abitazioni e svolgere numerose attività artigianali), genera l’equazione del potenziale disastro.A tal proposito è bene ricordare che a Roma gli incendi erano molto frequenti e rappresentavano un pericolo costante. Proprio per questo l’imperatore Augusto aveva istituito un corpo specializzato di vigiles per far fronte all’emergenza: questo corpo aveva le specifiche funzioni di tutelare l’ordine pubblico e di prevenire e spegnere gli incendi. Tuttavia, nonostante questo, trasportare l’acqua verso degli edifici in fiamme poteva essere veramente difficile.
Non è facile, infatti, muoversi in mezzo a migliaia di persone che cercano disperatamente di fuggire attraverso strade strette e rese impraticabili dalle fiamme.Scoppiato accidentalmente nella zona delle botteghe presso il Circo Massimo, il rogo si propagò velocemente grazie al vento e alle merci facilmente infiammabili presenti nei magazzini (come stoffe, lana e oli).
Tuttavia, Tacito racconta che nella catastrofe alcune persone non solo avrebbero impedito con minacce lo spegnimento delle fiamme, ma che sarebbero state viste lanciare apertamente delle fiaccole dichiarando di agire per ordine di qualcuno.
Un particolare che subito alimentò il sospetto di un incendio doloso. Ordinato da Nerone, quindi? Difficile crederlo.
Innanzitutto, perché quando l’incendio scoppiò, Nerone non era a Roma, ma ad Anzio. E soprattutto perché, tornato celermente in città, si prodigò subito nell’organizzazione dei soccorsi e nell’accoglienza dei senzatetto negli spazi pubblici e nei giardini imperiali.
Inoltre, abbassò il prezzo del grano per evitare speculazioni economiche e fece arrivare viveri per la popolazione. Interventi “illuminati”, ma che furono sovrastati dalla sconsiderata idea di sfruttare la desolazione generata dall’incendio per costruire la sua maestosa Domus Aurea.
Un errore, infatti, che alimentò fortemente i sospetti contro di lui. Ma è soprattutto grazie allo scrittore polacco Henryk Sienkiewicz e al suo romanzo Quo vadis? (1895) che si diffuse l’immagine di Nerone come responsabile dell’incendio di Roma.
Il romanzo, infatti, raccontando la storia d’amore tra un patrizio romano e una giovane cristiana, presenta l’imperatore come il vero autore del rogo.
Un’immagine che contribuì a consolidare il mito di Nerone e che venne amplificata anche grazie al successo degli omonimi film, quello del 1913 ma soprattutto il colossal del 1951.
I danni furono immensi. Migliaia di persone persero la vita e circa 200.000 rimasero senza casa. Delle quattordici regiones cittadine tre furono distrutte, sette subirono danni gravissimi e soltanto quattro rimasero quasi intatte.
Alcuni dei monumenti collegati alla storia più remota della città, ovviamente, non furono risparmiati e gli scavi archeologici condotti nelle aree maggiormente colpite confermano ancora oggi la violenza del rogo, testimoniata da spessi strati di cenere, materiali combusti e perfino oggetti metallici parzialmente fusi dalle altissime temperature.
Tra le numerose ipotesi formulate sulle cause dell’incendio, una delle più note riguarda i cristiani. Secondo Tacito, Nerone li indicò come colpevoli soprattutto per allontanare dalla propria persona i sospetti che continuavano a circolare. Fu così che ebbe inizio una delle peggiori persecuzioni della storia e durante la quale anche gli apostoli Pietro e Paolo trovarono il martirio.
Molti cristiani furono arrestati, alcuni vennero crocifissi, altri furono coperti con pelli di animali e sbranati dai cani, e altri ancora furono cosparsi di sostanze infiammabili e bruciati vivi come torce durante spettacoli notturni. Insomma, nonostante negli ultimi anni Roma abbia spesso superato i 40 °C durante l’estate, lo scenario appena descritto ci ricorda che la Capitale situazioni ben più “roventi” le aveva già conosciute.
STEFANO VECCHIARELLI



