sabato , 18 novembre 2017

SIGLATO IL PROTOCOLLO TRA LA REGIONE E IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA PER LA GESTIONE DEI REMS

OPG

Siglato protocollo per la gestione delle Rems (residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza), ovvero strutture che dal 2015 hanno sostituito i vecchi Ospedali Psichiatrici Giudiziari, i cosiddetti OPG. Si tratta di un accordo tra Regione Lazio, Ministero della Giustizia, Corte di Appello di Roma, Procura Generale della Repubblica, per gestire, in uno spirito di collaborazione e totale sinergia, l’esecuzione delle misure di sicurezza – applicate in via definitiva o provvisoria – nei confronti di soggetti che, affetti da vizio parziale o totale di mente, vengono condannati a scontare le stesse all’interno delle Rems del Lazio. Il protocollo è stato firmato stamane presso la Corte di Appello di Roma dal presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti; Gennaro Migliore Sottosegretario al Ministero della Giustizia; dal Presidente della Corte di Appello di Roma, Luciano Panzani e Giovanni Salvi, Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Roma. Nel Lazio sono 5 le Rems attive, di cui due sono ubicate a Palombara, le altre tre a Subiaco, Pontecorvo (struttura che ospita solo donne) e Ceccano. L’accordo – come spiegato nel corso della conferenza – prevede prima di tutto la definizione delle modalità operative di collaborazione tra magistrato/perito-consulente/ASL/DSM (Dipartimento Salute Mentale) e UEPE (Uffici Esecuzione Penale Esterna). Il protocollo stabilisce inoltre una tempestiva ed efficace comunicazione tra direttore della REMS, referente ASL/DSM e magistratura; la regolamentazione delle modalità con le quali inviare gli internati presso luoghi di cura esterni. La Regione ha chiarito, che un punto fondamentale è l’accordo con la Prefettura, che ha la competenza nell’area dove è ubicata la Rems, per avere standard comuni di sicurezza interna e perimetrale delle residenze. Per attuare tutto questo è necessaria la condivisione dei dati relativi al movimento e alle liste dei ricoverati e quella dei dati relativi alla posizione giuridica e alla cartella sanitaria dei soggetti internati. La Regione Lazio inoltre – è stato sottolineato – assicura, nelle strutture presenti sul territorio regionale, livelli di assistenza terapeutica, ambulatoriale, semi-residenziale, residenziale, ospedaliera diversificati e proporzionati ai diversi livelli di sicurezza al fine di garantire, con il solo intervento sanitario, adeguato ricovero anche ai soggetti di difficile gestione. L’emanazione e l’esecuzione dei provvedimenti di presa in carico, che devono essere eseguiti nel territorio della Regione Lazio, saranno precedute e accompagnate da progetti terapeutici individuali. La Regione Lazio con il concorso delle Aziende Sanitarie Locali e dei Dipartimenti di Salute Mentale, assicura all’Autorità Giudiziaria i referenti, individuati fra gli psichiatri del Dipartimento, per la concreta ed efficiente attuazione dei piani terapeutici riabilitativi individuali di dimissione (PTRI) e la realizzazione di interventi finalizzati sia a prevenire l’applicazione delle misure di sicurezza detentive, sia a favorire le misure alternative. Come spiegato stamane, i Dipartimenti di Salute Mentale della Asl, con il perito/consulente e con il magistrato, concorrono alla individuazione del trattamento terapeutico più appropriato.
In un’ottica di collaborazione con il Ministero, la Regione Lazio, fornisce all’ufficio dell’esecuzione penale esterna (UEPE) l’elenco dei referenti dei DSM che collaborano all’attuazione dei PTRI (progetti terapeutici riabilitati individuali) dei pazienti, mettendo a disposizione dell’autorità giudiziaria la lista aggiornata delle strutture residenziali. In base a quanto emerso stamane, in prossimità della scadenza della misura di sicurezza, il magistrato di sorveglianza può autorizzare un periodo di licenza finale di esperimento (LFE), ex art. 53 Ordinamento Penitenziario, della durata di mesi sei – eventualmente rinnovabile – durante il quale il paziente, sottoposto al regime della libertà vigilata, può essere inserito in una struttura terapeutica residenziale o presso la famiglia al fine di proseguire la fase di riabilitazione e reinserimento nel territorio con opportuno Progetto Terapeutico Individualizzato (P.T.I.). L’accordo prevede infine anche che periodicamente venga convocato il Tavolo Sanità-Magistratura istituito presso la Direzione Salute e Politiche Sociali della Regione Lazio, per monitorare l’applicazione del protocollo d’intesa.

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