SCIENZA & VITA: “DISTINGUERE SUICIDIO ASSISTITO DA EUTANASIA MA RESTI REATO”

“Bene la distinzione fra suicidio assistito ed eutanasia, ma anche per il
primo vanno mantenuti gli aspetti penali, per evitare che si scivoli
velocemente nella seconda. Non a caso, nella Ue solo tre Paesi lo
prevedono (Olanda, Belgio, Lussemburgo; e in Europa anche la
Svizzera), tutti gli altri lo vietano”. E’ la posizione che Scienza &
Vita – l’associazione cattolica di bioetica in comunione con la Cei e
dunque espressione della Chiesa italiana – chiarisce all’AdnKronos con
l’intervista al suo presidente Antonio Gambino, dopo la votazione –
con 13 voti favorevoli a un’apertura, 11 contrari e 2 ’distinguo’ –
con la quale il Cnb, Comitato nazionale di Bioetica, si è espresso in
merito al tema del suicidio assistito, già sollevato anche presso la
Corte Costituzionale.
“Se prima non si implementassero correttamente le cure palliative ma
si entrasse subito nel suicidio assistito, si interromperebbero tutti
gli investimenti nel trattamento legato alla palliazione, che
purtroppo in Italia non è ancora a regime; e si arriverebbe alla
strada facile, anche per i conti sanitari, del suicidio assistito –
avverte Gambino – Anche la sedazione profonda può avvenire in casi di
sofferenze intollerabili per le quali le cure palliative si dimostrano
inefficaci; ma non con l’obiettivo di far morire il malato ma soltanto
di addormentarlo”.
La posizione di Scienza & Vita, ribadisce il suo
presidente, è che “oggi sarebbe a dir poco devastante l’ingresso nel
nostro sistema sanitario, che è assistenziale e solidaristico dal
punto di vista economico, di un trattamento legato alla
somministrazione di un farmaco letale: si andrebbe a capovolgere il
principio di solidarietà su cui la nostra sanità è fondata”.
Se si apre questa possibilità, per Antonio Gambino “il rischio serio è
che ci si diriga verso la strada del fine vita accelerato, specie per
chi è più fragile, in situazioni di solitudine o in condizioni
economiche precarie. Il che, ovviamente, non vuol dire praticare un
accanimento terapeutico su cui siamo fortemente contrari”.
Ma, ribadisce il presidente di Scienza & Vita, “il suicidio assistito
non va depenalizzato, deve restare reato, al di là della giusta
attenuazione della pena prevista, per la sua particolare fattispecie
giuridica e valore morale che non lo rende assimilabile ed
equiparabile al classico omicidio”.



