Angolo della Salute

SANITÀ, OSSERVA SALUTE: ITALIANI MENO FUMATORI E SEDENTARI

Attività-fisica


 

 Si intravede “qualche timido miglioramento negli stili di vita degli italiani“, per esempio “si fuma meno” e “si riduce la sedentarietà“. Nel complesso, però, gli italiani risultano “ancora poco attenti alla propria salute” e non adottano strategie preventive e stili di vita adeguati a proteggerli dalle moltissime malattie evitabili. È quanto emerge dalla tredicesima edizione del Rapporto Osservasalute (2015), un’attenta analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell’assistenza sanitaria nelle Regioni italiane, presentata oggi a Roma all’Università Cattolica. A pubblicare il Rapporto è l’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane che ha sede presso l’Università Cattolica di Roma ed è coordinato dal Professor Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e direttore dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, e dal dottor Alessandro Solipaca, segretario scientifico dell’Osservatorio. Il Rapporto è frutto della ricerca di 180 medici distribuiti su tutto il territorio italiano che operano presso Università e numerose istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali (Ministero della Salute, Istat, Istituto Superiore di Sanità, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto Nazionale Tumori, Istituto Italiano di Medicina Sociale, Agenzia Italiana del Farmaco, Aziende Ospedaliere e Aziende Sanitarie, Osservatori Epidemiologici Regionali, Agenzie Regionali e Provinciali di Sanità Pubblica, Assessorati Regionali e Provinciali alla Salute). Tra i dati positivi si registra per il 2014 una diminuzione dei fumatori di sigarette rispetto all’anno precedente e del numero medio di sigarette fumate al giorno; nonché la prevalenza di consumatori di alcolici (63,9% contro 63,0%), mentre si registra un contemporaneo aumento della percentuale di non-consumatori (34,9% contro 35,6%). In diminuzione inoltre, la percentuale di bambini di età 8-9 anni in stato di eccesso di peso: dal periodo 2008-2009 al 2014 si passa, infatti, da una quota pari al 12% dei bambini in condizioni di obesità a una di 9,8%; per il sovrappeso si passa dal 23,2% al 20,9%.
E ancora, aumentano gli sportivi – la percentuale di quanti praticano attività sportiva in modo regolare passa dal 19,1% nel 2001 al 23% nel 2014 – e cala la sedentarietà: nel 2014 i sedentari sono circa 23 milioni e 500 mila, pari al 39,9% degli italiani, rispetto ai 24 milioni e 300 mila, pari al 41,2%, del 2013.
Aspetti che per il Rapporto “non devono, comunque, far abbassare la guardia sulla diffusione di interventi mirati alla prevenzione di comportamenti a rischio”.
Criticità emergono invece nella disamina degli stili di vita, come un decremento del consumo di 5 porzioni e più al giorno di verdura, ortaggi e frutta, con un passaggio nel periodo 2005-2014 dal 5,3% della popolazione al 4,9%.
E gli italiani “sono sempre più grassi”: nel periodo 2001-2014, è aumentata la percentuale delle persone in sovrappeso (33,9% contro 36,2%), ma soprattutto è aumentata la popolazione degli obesi (8,5% contro 10,2%).
In tema di prevenzione, dagli italiani c’è “scarsa attenzione” alle vaccinazioni: se nel 2013, per quelle obbligatorie (tetano, poliomielite, difterite ed epatite B) si registrava il raggiungimento dell’obiettivo minimo stabilito nel vigente Piano nazionale prevenzione vaccinale (Pnpv) – in accordo con le raccomandazioni dell’Oms – pari ad almeno il 95% di copertura entro i 2 anni di età, nel periodo 2013-2014 si registrano valori di copertura al di sotto dell’obiettivo minimo stabilito, pur rimanendo comunque al di sopra del 94%. Analogo andamento in diminuzione si evidenzia per le coperture di alcune vaccinazioni raccomandate, quali anti-Hib e Pertosse.
Quanto al vaccino antinfluenzale, è significativo il calo delle adesioni tra gli anziani, che sono peraltro proprio una delle fasce di popolazione più a rischio di complicanze dell’influenza. Negli anziani ultra 65enni la copertura antinfluenzale in nessuna regione raggiunge i valori considerati minimi (75%) e ottimali (95%) dal Pnpv. Nell’arco temporale 2003-2004/2014-2015, per quanto riguarda la copertura vaccinale degli ultra 65enni, si è registrata una diminuzione a livello nazionale del 22,7%, passando dal 63,4% al 49% di questo gruppo.
La voce prevenzione “risulta trascurata anche a livello di finanziamenti“. Non solo il nostro Paese destina “appena il 4,1%“, secondo i dati dell’Ocse, della spesa sanitaria totale alle attività di prevenzione, ma “la prevenzione risulta la funzione più sacrificata anche a livello regionale, specie laddove vi è la pressione a ridurre i deficit di bilancio“. Infatti, dagli indicatori riferiti all’erogazione dei Lea “emerge che le Regioni in piano di rientro non rispettano gli standard stabiliti dal Ministero della Salute per le funzioni relative alla prevenzione. In particolare nel Lazio e in Sicilia il punteggio calcolato per il monitoraggio dei Lea sull’attività di prevenzione si attesta, rispettivamente a 50 e 47,5, mentre il valore soglia stabilito dalla normativa deve essere superiore o uguale a 80”.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close