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SALUTE, STUDIO PROMUOVE SOSTITUZIONE VALVOLA CON TECNICA MININVASIVA

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La sostituzione della valvola aortica con tecnica mininvasiva (Tavi) non comporta più rischi rispetto alla ’classica’ tecnica chirurgica, e anzi per alcuni aspetti si è rivelata superiore. Lo testimonia un trial illustrato all’Acc 2017, l’American College of Cardiology’s Scientific Session in corso a Washington. “Questa metodica innovativa assicura una miglior qualità di vita al paziente e un recupero più rapido”.

A illustrare all’Adnkronos Salute i risultati del trial su 1746 pazienti in 87 centri tra Usa, Europa e Canada condotto dai ricercatori dello Houston Methodist Hospital è Francesco Romeo, direttore Uoc di Cardiologia del Policlinico di Roma Tor Vergata. Romeo è molto soddisfatto dei risultati della ricerca: “Da tempo sostengo che una valvola salva una vita. E che questa tecnologia comporta importanti benefici per il paziente: con la tecnica per via percutanea il malato è a casa in 3-4 giorni, mentre con la classica tecnica chirurgica la degenza è più lunga, e poi occorre una lunga riabilitazione. Aspetti da tenere in conto quando si valutano i costi delle due procedure”. In Italia, poi, quanto a numeri di Tavi siamo fanalino di coda: “Facciamo 3.500 valvole l’anno per via percutanea, contro le 30.000 della Germania, e noi possiamo trattare solo pazienti ad alto rischio, quelli che il chirurgo non opera”. Lo studio presentato in Usa ha valutato, invece, pazienti a rischio intermedio.

“La ricerca promuove la Tavi perché consente un recupero immediato senza comorbidità, e una qualità di vita a un mese dall’intervento che è ideale”. Ma questa innovazione ha un costo. “Vero – ammette Romeo – ma anche dei benefici importanti, per fare una valutazione completa bisognerebbe tener conto anche dei costi dell’ospedalizzazione e della riabilitazione con il sistema tradizionale. Insomma, bisogna ragionare non sul prezzo della valvola, ma sul costo dell’intera procedura”. Una procedura che è rapidissima: “Occorrono in tutto 15-20 minuti, ma da quando inserisco la valvola nell’arteria femorale a quando la rilascio in posizione – assicura l’esperto – passa appena un minuto”. A vantaggio del paziente. “Il recupero è più rapido, non ci sono paragoni. Oggi però in Italia questo intervento è autorizzato solo per i pazienti a rischio molto alto, e io finisco per perderne il 30% in lista d’attesa”. Un sistema a maglie troppo strette secondo il cardiologo, convinto che si tratti della tecnica del futuro. “E’ un’innovazione reale, e noi vi rinunciamo troppo spesso”, conclude.

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