Religioni

PAPA FRANCESCO: OGGI TROPPE ESPRESSIONI DI XENOFOBIA E NAZIONALISMO

Oggi “abbondano le espressioni di xenofobia e la ricerca egoistica dell’interesse nazionale, la disuguaglianza tra Paesi e al loro interno cresce senza trovare un rimedio”. Lo ha detto il Papa nell’incontro con i Gesuiti che partecipano al convegno internazionale per i 50 anni del Segretariato per la Giustizia sociale e l’Ecologia.

Troppe anche “le situazioni di ingiustizia e dolore umano”, a partire dalla tratta delle persone. Inoltre, ha aggiunto, “non abbiamo mai maltrattato e ferito la nostra casa comune come negli ultimi due secoli”.

Il Pontefice ha poi sottolineato come per stare accanto agli ultimi, alle vittime della “cultura dello scarto”, occorre avere attenzione ai loro bisogni “che sorgono molte volte innumerevoli, difficili da approcciare nel loro insieme”. Ma questo può non bastare: “Abbiamo bisogno di una vera rivoluzione culturale”. Occorre “una trasformazione della nostra visione collettiva, dei nostri atteggiamenti, dei nostri modi di percepire noi stessi e metterci davanti al mondo. Infine, i mali sociali sono spesso incarnati nelle strutture di una società, con un potenziale di dissoluzione e morte. Da qui l’importanza del lavoro di una trasformazione lenta – ha indicato Papa Francesco – di strutture, attraverso la partecipazione al dialogo pubblico, in cui si prendono le decisioni che incidono sulla vita di questi ultimi”.

Per aiutare i poveri, quindi, non basta trovare delle soluzioni ma piuttosto occorre promuovere un loro protagonismo. “Tutti noi siamo testimoni che il più umile, lo sfruttato, il povero e l’escluso possono e fanno molto. Quando i poveri si organizzano diventano autentici poeti sociali: creatori di lavoro, costruttori di case, produttori di generi alimentari, soprattutto per quelli scartati dal mercato mondiale”, ha detto il pontefice richiamando le parole da lui pronunciate nel 2015 in Bolivia. “L’apostolato sociale deve risolvere i problemi, sì, ma soprattutto deve promuovere processi e incoraggiare speranze. Processi che aiutino le persone e le comunità a crescere, che li portino ad essere consapevoli dei propri diritti, a dispiegare le proprie capacità e a creare il proprio futuro”, ha sottolineato Bergoglio.

Nel “nostro mondo spezzato e diviso” occorre “costruire ponti in modo tale che l’incontro umano permetta a ciascuno di noi di scoprire negli ultimi il bel volto del fratello, in cui ci riconosciamo, e la cui presenza, anche senza parole, richiede la nostra cura e solidarietà nei suoi bisogni”, ha quindi concluso.

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