Religioni

L’ARCHIVIO VATICANO NON È PIÙ “SEGRETO” (MA ERA GIÀ APERTO)

Da Archivio segreto vaticano ad Archivio apostolico vaticano. “Cambia il titolo. Non vengono modificate né la struttura né la funzione dell’archivio. Il problema è di avvicinarlo alla sensibilità della gente comune, di evitare l’accezione pregiudizievole di nascosto da non rivelare e da riservare a pochi’, come scrive papa Francesco. Comunque, anche con l’aggettivo ’segreto’ l’archivio era stimato dovunque. Cambiando l’intestazione si avvicina agli altri archivi storici del mondo non segreti”. Così Monsignor Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio vaticano da oltre vent’anni spiega in un’intervista al ’Corriere della Sera’ cosa cambia con il motu proprio firmato il 22 ottobre (ma reso noto ieri) da Papa Francesco che abolisce la definizione di ’secretum’.

Così “da marzo prossimo” non ci sarà più nulla di segreto, “tranne – spiega Monsignor Pagano – alcuni tipi di documenti precisati nella legge del 2005 sugli archivi della santa Sede, emanata da San Giovanni Paolo II. Tutto il resto era ed è consultabile”. Rimarranno dunque segreti “gli atti dei Conclavi, i documenti del Pontefice e dei cardinali, i processi vescovili, le posizioni sul personale della santa Sede e le cause matrimoniali, oltre ai documenti indicati come tali dalla Segreteria di Stato. È tutto scritto”, sottolinea Pagano.

A chi gli chiede se, rimandendo alcuni documenti segreti, qualcuno potrebbe pensare ad un’operazione gattopardesca, Pagano risponde: “Capisco che un simile sospetto possa venire in mente alle persone comuni. Tuttavia, conoscendo lo stile del Papa, così diretto e attento alla sensibilità dei nostri tempi, questo sospetto non ha motivo di sussistere”.

Pagano sottolinea anche di aver “sempre considerato l’Archivio segreto come tale nella sua accezione originaria di ’privato’, senza intenderlo nel senso deteriore che gli si dà oggi. È da quattro secoli che siamo aperti a chi richiedeva copie dei documenti, sia studiosi laici che ecclesiastici. Gli storici sanno bene che intere collezioni di documenti papali dagli eredi dei secoli XVII-XIX (penso, ad esempio, ai Bullaria dei vari ordini religiosi, ma anche agli Annales di Cesare Baronio sulla storia della Chiesa) così come singole monografie sui papi e sul papato, non sarebbero state possibili senza l’aiuto prestato ai diversi studiosi dall’Archivio Segreto Vaticano in tali secoli”.

Secondo Pagano, inoltre, il cambio di nome dell’Archivio (che nella sostanza “rimane l’archivio del Papa”) influirà positivamente sulle donazioni. “Penso onestamente che in buona parte la mutazione del titolo non creerà perplessità in nessuno dei nostri benefattori. Per un’altra buona parte, penso che avere tolto ogni minimo sospetto o falsa concezione di segretezza possa anche indirettamente favorire di più le donazioni in diverse nazioni del mondo”, afferma Pagano, che in un altro passaggio si dice convinto che “le maggiori obiezioni sulla conservazione di un aggettivo così ambiguo come ’segreto’ provenissero dalla chiesa statunitense, tedesca e latinoamericana”.

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