ITALIA SEMPRE PIÙ ANZIANA, POCHI GIOVANI E NASCITE IN CALO

Rimpicciolita, invecchiata, con pochi giovani e
pochissime nascite: così appare l’Italia vista attraverso la lente degli
indicatori demografici. Dal 2015 – anno di inizio della flessione demografica,
mai accaduta prima nella nostra storia – si contano 436.066 cittadini in meno,
nonostante l’incremento di 241.066 stranieri residenti. È quanto emerge dal
53esimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, da cui risulta che
nel 2018 i nati sono stati 439.747, cioè 18.404 in meno rispetto al 2017. Nel 2018
anche i figli nati da genitori stranieri sono stati 12.261 in meno rispetto a 5
anni fa.
La caduta delle nascite, rileva ancora il Censis, si coniuga con l’invecchiamento
demografico. Nel 1959 gli under 35 erano 27,9 milioni (il 56,3% della
popolazione complessiva) e gli over 64 erano 4,5 milioni (il 9,1%). Tra
vent’anni, su una popolazione ridotta a 59,7 milioni di abitanti, gli under 35
saranno 18,6 milioni (il 31,2%) e li over 64 saranno 18,8 milioni (il 31,6%).
Sulla diminuzione della popolazione giovanile hanno un effetto anche le
emigrazioni verso l’estero: in un decennio più di 400 mila cittadini italiani
18-39enni hanno abbandonato l’Italia, cui si sommano gli oltre 138 mila giovani
con meno di 18 anni.
Il declino demografico, evidenzia il report, non è uniforme. Dal 2015 il
Mezzogiorno ha perso quasi 310 mila abitanti (-1,5%), contro un calo della
popolazione dello 0,6% nell’Italia centrale, dello 0,3% nel Nord-Ovest, dello
0,1% nel Nord-Est e dello 0,7% a livello nazionale. Oggi l’Italia che attrae, e
che cresce anche in termini demografici, è fatta di un numero limitato di aree.
Su 107 province, 21 non hanno perso popolazione: 6 sono in Lombardia, 9 nel
Nord-Est.
In
4 anni Bologna ha guadagnato 10 mila residenti, l’area milanese (3,2
milioni di abitanti) ha aumentato la sua popolazione dell’equivalente di
una città come Siena (53 mila abitanti in più), cui si aggiungono i
quasi 10 mila residenti in più della contigua provincia di Monza.
Nell’area romana invece è crollato l’arrivo di stranieri (20 mila in
meno tra il 2012 e il 2018) e sono diminuite le iscrizioni dal resto del
Lazio e dalle altre regioni, a riprova dell’appannamento dell’appeal
della capitale.
Le dinamiche
demografiche, denuncia il Rapporto Censis, incidono pesantemente sugli
equilibri del sistema di welfare. L’aspettativa di vita alla nascita nel
2018 è di 85,2 anni per le donne e 80,8 per gli uomini. Le previsioni al
2041 salgono rispettivamente a 88,1 e 83,9 anni. Oggi gli over 80
rappresentano già il 27,7% del totale degli over 64 e saranno il 32,4%
nel 2041.
Nonostante i
miglioramenti complessivi dei livelli di salute della popolazione,
l’80,1% degli over 64 è affetto da almeno una malattia cronica, il 56,9%
da almeno due. Questi ultimi aumenteranno di 2,5 milioni di qui al 2041.
Già oggi la quota di non autosufficienti è pari al 20,8% tra gli over
64, a fronte del 6,1% riferito alla popolazione complessiva, e supera il
40% tra gli ultraottantenni.



