CORONAVIRUS, COME PROTEGGERSI INDIVIDUALMENTE

La epidemia da COVID 19 sta impattando profondamente sulla vita sociale, sanitaria ed economica italiana ed europea. Il picco dei contagi è ancora lontano, anche se nel Nord si registra soprattutto in Lombardia e Veneto un lieve rallentamento della infezione. Nel Lazio i numeri ancora tengono, ma resta fondamentale a questo punto, oltre alla sanificazione degli ambienti pubblici lavorativi e domestici, rimane fondamentale l’ isolamento delle persone e soprattutto il contenimeno della malattia altamente diffusiva mediante i cd “ Dispositivi di Protezione Individuale” o DPI. Tali prodotti “hanno la funzione di salvaguardare la persona che l’indossi o comunque li porti con sé, da rischi per la salute e la sicurezza. Tali dispositivi sono utilizzati in molteplici ambiti, tra cui in ambito lavorativo, domestico, sportivo e ricreativo” https://it.wikipedia.org/wiki/Dispositivi_di_protezione_individuale.
Trattandosi il COVID-19 di epidemia virale e più in particolare di polmonite virale epidemica, la trattazione odierna riguarderà soprattutto le modalità di protezione delle vie aeree e respiratorie e le mucose orofaringee, oculari e nasali. Le altre modalità di contagio del COVID-19 seppure esistenti non si ritiene abbiano caratteristiche così importanti da giustificare misure di contenimento e protezione individuale.
Esistono numerose tipologie di mascherine facciale, ma sicuramente quelle più diffuse sono quelle cd “chirurgiche” che tuttavia hanno uno scarso potere di contenimento virale e semmai riducono la emissione verso l’ esterno di droplets dell’ ospite. Viceversa, le mascherine FFP2 e soprattutto quelle FFP3 sono molto più efficaci e sono riservate a determinate categorie di operatori sanitari, più esposti nei confronti dei contagiati o sospetti tali (pazienti con febbre alta resistente alla terapia, disturbi respiratori, tosse secca e stizzosa, affanno). Tale DPI sono associati a visiere di plastica o occhiali protettivi delle mucose oculari e dovrebbero venire distribuiti alle persone a rischio dalle Direzioni degli Ospedali o comunque negli ambienti lavorativi mediante apposita organizzazione.
Nell’ ambito della Medicina del Lavoro, le Regioni diffusamente e separatamente hanno decretato in ordine sparso in materia, basandosi soprattutto sulle linee guida esistenti in materia (Ministero della Salute ed Istituto Superiore di Sanità). Bisogna considerare che esiste una certa qual confusione in materia, avvantaggiata dal fatto che la materia è gestita soltanto a livello regionale grazie anche alla riforma costituzionale del Titolo V del 2001 e quindi esistono disparità regionali anche abbastanza evidenti.
La diffusione del COVID 19 si ritiene possibile mediante la diffusione aerea di droplets o microgocce respiratorie esalate dall’ ospite e veicolate nell’ aria circostante dove si presume che il virus possa rimanere vitale per qualche tempo anche sfruttando le superfici degli ambienti lavorative. Fondamentale è la distanza interpersonale per contenere il contagio: almeno 150-200 cm costantemente. Fondamentale dotarsi di mascherine almeno di tipo chirurgico se si ritiene di imbattersi in altri essi umani.
Il contenimento della infezione COVID 19 passa da un mix sapiente ed intelligente di queste misure: isolamento umano, utilizzo DPI, sanificazione chimica degli ambienti pubblici, lavorativi e domestici. Procuriamoci pertanto, ottime mascherine ed utilizziamole con una certa costanza e frequenza anche quando ci troviamo in presenza di nostri familiari ed amici.
Prof. Francesco Russo, Medico-Chirurgo e Presidente European Charity Fund



