COME CAMBIA IL SSN AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

L’epidemia da COVID 19 sta provocando uno sconvolgimento profondo del SSN italiano e dell’ intero sistema economico italiano ed europeo: ultima la notizia della poderosa scesa in campo della liquidità della Fed americana e della BCE europea per quasi 2000 mld di euro/dollari. Il SSN italiano, sotto attacco profondo e non solo da ora, vede cambiare profondamente il suo stesso way of life e ragione di esistere.
La epidemia Covid 19 ha mostrato, soprattutto nelle città metropolitane italiane, ma anche nelle aree a forte densità di popolazione della pianura padana lombardo-veneta-emiliana, che il modello dell’ ospedale “tuttologo” non esiste più e non può avere più un futuro, anche ai fini dell’ insegnamento alle future generazioni di giovani laureati, che devono essere istruite e formate presto, intensivamente e bene.
Il Covid 19 ha mostrato come tante piccole e medie patologie, che normalmente affollavano i nostri ospedali con artificiose liste di attesa, semplicemente non esistono più siano esse chirurgiche che mediche. I pronto soccorsi ed i DEA nostrani si sono svuotati in un battibaleno, quasi dimezzati, sotto la spinta Covid 19, segno anche che essi sono davvero troppi (specie in certe aree metropolitane) e che per decenni essi hanno impropriamente svolto un ruolo solo vicariante di un territorio troppo precocemente abbandonato dal punto di vista sociale e sanitario da parte della politica nazionale e regionale.
In era pre-Covid 19 spinte da un mercato forte anche di una spesa sanitaria privata di oltre 35 mld euro annui, le divisioni ospedaliere di chirurgia hanno dilazionato e diluito nel tempo (con liste di attesa improponibili) interventi chirurgici spesso inutili, se non peggio abusivi o frutto di shopping sanitari e indottrinamento psicologico dei pazienti. Parimenti, le divisioni di ospedaliere di medicina nelle loro varie declinazioni spesso semplicemente non sono altro che una replica di esperienze geriatriche e di lunga degenza territoriali che non curano o quasi la patologia ma solo gli effetti del naturale invecchiamento.
Le complicanze delle polipatologie croniche, lungi dall’ essere curate sul territorio come sarebbe logico, hanno affollato sempre di più in inutili ricoveri plurimi le nostre divisioni ospedaliere, gonfiando i rimborsi regionali e giustificando il mantenimento di un pletorico e diffuso sistema sanitario obsoleto ed antiquato – anche nella catena amministrativa di comando – dove tuttavia spesso nel pubblico mancano o sono in calo i picchi qualitativi e quantitativi di vera eccellenza.
Le risorse regionali sanitarie sono state razionate sempre di più, complice lo scellerato patto di stabilità nazionale ed europeo frutto del nostro enorme debito pubblico, a tutto vantaggio del sistema privato accreditato che ha potuto così nel tempo tagliare i tanti suoi rami secchi costosi e poco redditizi e concentrarsi sempre di più su attività spesso programmate e non urgenti a maggiore profittabilità, ma di minore utilità generale.
Pochi o nulli controlli poi negli anni sono stati fatti dallo Stato nelle sue varie articolazioni nei confronti del pericolo crescente di invasione/infiltrazione di capitali illeciti criminali o di dubbia provenienza nelle proprietà del nostro sistema sanitario privato accreditato: parallelamente, il sistema sanitario pubblico, invece, ha visto crescere maldestri tentativi di sua privatizzazione surretizia (proprietaria e/o gestionale) mediante la implementazione al suo interno di Fondazioni di diritto privato di dubbia utilità se non peggio.
La epidemia in corso da Covid 19 ha scoperchiato tutta questa costosa finzione, perché ormai in ballo non ci sta più il profitto, ma la vita stessa delle persone e del nostro welfare pubblico diffuso ed universalistico, ex art. 32 della Costituzione della Repubblica Italiana.
La tenuta del sistema sanitario territoriale dei Medici di Medicina Generale (MMG) è diventata in tempi di Covid 19 particolarmente a rischio e parecchi di loro sono morti per il virus: affiora forte la paura del contagio, soprattutto tra i più giovani e dopo la paura può crescere il desiderio della fuga e del disimpegno.
Negli ospedali – spinti dalla emergenza virale – si vorrebbe forzare il turnover dei vecchi stanchi ma esperti medici “chioccia” prossimi alla pensione con giovani neolaureati e non abilitati: ma questo grimaldello potrebbe essere assai pericoloso, anche per i pazienti, perché l’ apprendimento medico è un percorso lento, duro, faticoso e difficile: tuttavia, la situazione emergenziale ci obbliga a farlo, obbligandoci ad aprirci sempre più a soluzioni a rischio, sperando nella forza del destino. Cosiccome musicò Verdi nel XIX° secolo.
Ci vuole un panel di gente esperta, disinteressata, libera da condizionamenti, colta, proba che disegni il frame del nuovo SSN dei prossimi anni da consegnare in maniera bipartisan – presto – al decisore politico nazionale e regionale chiunque esso sia. Sopra questo gruppo di esperti, ci vuole una guida politica vera, forte, bipartisan, agile e snella che traduca rapidamente in provvedimenti non pletorici e ridondanti le soluzioni dei tecnici in atti amministrativi e legislativi per il Popolo e se serve anche con l’ aiuto di una militarizzazione diffusa del territorio e delle strutture sanitarie regionali.
Francesco Russo



