ALLARME DEL VATICANO: CRESCE IL NUMERO DI SFOLLATI INTERNI VITTIME DI TRATTA

Nel mondo ci sono oltre 50 milioni di sfollati interni, migranti da una parte all’altra del loro stesso Paese a causa di guerre o calamità. Vivono in condizioni precarie ma non possono godere dello status di rifugiato e della protezione internazionale. Guarda a loro il nuovo documento del Vaticano messo a punto dal Dicastero dello Sviluppo umano integrale, e approvato dal Papa, che chiede alle chiese locali di operare affinché anche per loro valgano i “quattro verbi usati da Papa Francesco per i migranti: accogliere, proteggere, promuovere e integrare”.
“La responsabilità primaria per la loro protezione resta in capo – sottolinea la Santa Sede – alle autorità nazionali, che sono a volte restie o non in grado di far fronte alle loro esigenze di tutela. Pertanto, è di cruciale importanza che la comunità internazionale cerchi forme costruttive di rafforzamento e supporto a suddetta responsabilità, pur nel rispetto della sovranità nazionale”.
“Il forte interesse della comunità internazionale nella migrazione forzata attraverso le frontiere internazionali ha, talvolta, distolto l’attenzione da chi è costretto a migrare senza, tuttavia, lasciare il proprio paese – sottolineano il card. Michael Czerny e Padre Fabio Baggio, Sottosegretari al Dicastero per lo Sviluppo umano integrale, Sezione migranti -, aumentando così la vulnerabilità degli sfollati interni e il loro bisogno di tutela dei diritti umani e di assistenza umanitaria. Un elevato numero di sfollati interni è spesso intrappolato in situazioni disperate, nel mezzo di combattimenti o in aree remote e inaccessibili, isolati da aiuti o soccorsi in caso di emergenza” e “anche se essi sono spesso costretti a fuggire allo stesso modo e per le medesime ragioni dei rifugiati, gli sfollati non rientrano nel sistema di protezione internazionale previsto dal diritto internazionale dei rifugiati”.
Il Vaticano si appella affinché questi ’migranti’ abbiano aiuti e protezione e si eviti che siano dimenticati dal loro Stato e dalla comunità internazionale. Nel documento si evidenzia poi la particolare attenzione chiesta alla stessa Chiesa, nelle sue istituzioni a livello locale, per sostenere queste persone e famiglie fragili che rischiano di essere dimenticate da tutti.



