ZANDVOORT E ROMA. QUANDO LE DONNE E I MOTORI FANNO LA STORIA

Che la Formula 1 sia uno dei motorsport più seguito al mondo non c’è ombra di dubbio, e che il “cavallino” della Rossa sia uno dei marchi più prestigiosi e rinomati al mondo, non si discute. Tuttavia, riavvolgendo l’orologio, prima della Formula 1 c’erano le bighe. Prima dei circuiti c’erano le piste del Circo Massimo.
E prima ancora dei Mondiali Costruttori c’erano corse capaci, secondo la tradizione, di cambiare il destino di interi popoli.
Una di queste, infatti, avrebbe contribuito addirittura alla nascita di Roma. E se oggi il rombo dei motori richiama milioni di appassionati davanti agli schermi, quasi tremila anni fa erano gli zoccoli dei cavalli e il fragore delle ruote delle bighe a riempire gli spalti.
E proprio il 21 agosto, la stessa data in cui nel 2026 inizierà il weekend del Gran Premio d’Olanda di Formula 1, la tradizione colloca i Consualia, i giochi dedicati al dio Conso durante i quali sarebbe avvenuto il leggendario Ratto delle Sabine.
Il weekend di Formula in programma sul circuito di Zandvoort sarà la quattordicesima prova della stagione 2026, caratterizzata finora dalla superiorità della Mercedes e dalla sorprendente prestazione dell’esordiente italiano Kimi Antonelli, chiamato a difendere la vetta della classifica mondiale. Un appuntamento importante anche per la Ferrari che, con i piloti Charles Leclerc e Lewis Hamilton, proverà a conquistare punti preziosi nella corsa al Titolo Costruttori.
Ma proprio il 21 agosto, secondo la tradizione romana, andò in scena un’altra grande competizione: una corsa di cavalli organizzata in onore del dio Conso.
Uno spettacolo, però, destinato a essere ricordato non per la gara in sé, quanto per l’episodio che avrebbe segnato uno dei momenti decisivi della nascita di Roma: il Ratto delle Sabine.
Il fondativo e leggendario episodio, raccontato soprattutto da Tito Livio, Plutarco e Dionigi di Alicarnasso, si colloca immediatamente dopo l’atto di fondazione dell’Urbe da parte di Romolo. Romolo. La nuova città cresceva rapidamente e, secondo Tito Livio, era ormai: «così solida da poter fare fronte in guerra a qualsiasi delle città confinanti».
Mancava però un elemento fondamentale: le donne. Perciò, su consiglio del proto-senato romano, Romolo inviò allora ambasciatori ai popoli vicini per chiedere alleanze e il diritto di matrimonio. Richieste, tuttavia, respinte ovunque.
Fu così che Romolo decise invitare i popoli vicini organizzando e inaugurando i Consualia: giochi solenni celebrati in onore del dio Conso, una figura ctonia della mitologia romana probabilmente associata alla fertilità dei campi e alla conservazione delle scorte alimentari.
Tra i popoli invitati allo spettacolo vi erano i vicini Ceninensi, gli Antemnati, i Crustumini ma soprattutto, i Sabini: il gruppo più numeroso, giunto in massa con mogli, figlie vergini e consorti.
Secondo la tradizione, quando i popoli vicini giunsero a Roma, Romolo inaugurò i giochi nella Valle Murcia, la depressione naturale che si insinuava tra il Palatino e l’Aventino. La competizione principale? Proprio corse di cavalli.
E fu proprio durante l’avvincente intrattenimento che, a detta di Tito Livio: «Quando arrivò il momento stabilito dello spettacolo e tutti erano concentrati sui giochi, come stabilito, scoppiò un tumulto ed i giovani romani si misero a correre per rapire le ragazze».
Terminato così violentemente lo spettacolo, i popoli invitati scapparono giurando vendetta. Inevitabilmente, iniziò lo scontro con Roma. E tra questi popoli solamente i Sabini riuscirono a mettere veramente in difficoltà i futuri padroni del mondo, arrivando alla battaglia che si svolse nella piana tra il Palatino e Campidoglio.
Fu allora che, secondo la leggenda, le donne sabine si frapposero tra i due eserciti, ormai divise tra i padri d’origine e i nuovi mariti romani.
Il loro coraggioso intervento fermò la guerra e portò alla nascita di una nuova alleanza. Roma raddoppiò così la propria popolazione e il luogo della pace entrò nella storia attraverso la fondazione della Via Sacra, la strada principale del Foro Romano.
E la Valle Murcia? Proprio lì, secondo la tradizione, nacquero i primi spettacoli equestri. E nel corso dei secoli, sempre in quel luogo dove vennero giocati da Romolo i Consualia, con interventi edilizi che partirono da Tarquinio Prisco a Giulio Cesare arrivando fino agli imperatori Augusto e Costanzo II, la Valle ospitò il più grande impianto sportivo del mondo antico: il Circo Massimo. Un’arena capace di ospitare fino a 250.000 spettatori. La Formula 1 dell’antichità.
Infine, quasi a chiudere il cerchio tra il mito e la storia, proprio sotto la spina centrale del Circo Massimo si trovava l’Ara Consi: l’altare ipogeo dedicato proprio al dio Conso, la divinità in onore della quale si svolsero quei giochi destinati a entrare nella leggenda che tutti conoscono.
Alla fine, questa curiosa coincidenza, ricorda che la passione per le corse ha radici molto più antiche dei motori. Certo, oggi nessuno si aspetta di trovare un tempio dedicato a Max Verstappen sotto Zandvoort o un altare per Michael Schumacher sotto il circuito di Monza. Ma se qualcuno vi invitasse a casa propria per vedere una gara di Formula 1 e vi chiedesse, guarda caso, di portare anche la vostra fidanzata… forse sarebbe meglio ricontrollare il programma della giornata.
STEFANO VECCHIARELLI



