Cultura

FERRAGOSTO E LE VACANZE ROMANE

Prima di addentare il pollo con i peperoni, stendere l’asciugamano sulla spiaggia o accendere il barbecue, vale la pena ricordare che Ferragosto non è soltanto il giorno simbolo dell’estate italiana.

Dietro questa ricorrenza, che per i romani profuma di sugo al pomodoro, cocomero e tavolate all’aperto, si nasconde infatti una storia lunga oltre duemila anni, in cui riti pagani, propaganda imperiale e tradizione cristiana si sono stratificati fino a dare origine alla festa che conosciamo oggi. E un po’ come una parmigiana fatta a regola d’arte, ogni strato racconta una storia diversa.

Per scoprirne davvero le origini, però, bisogna tornare a molto prima dell’imperatore Augusto.

Tra il 13 e il 15 agosto, infatti, i Romani celebravano i Nemoralia, le feste dedicate a Diana, dea della caccia, dei boschi e della luna, le cui origini risalgono probabilmente a prima del VI secolo a.C. Conosciute anche come Festa delle Torce, queste celebrazioni nacquero presso il Santuario di Diana Nemorense, sulle rive del lago di Nemi, per poi diffondersi rapidamente fino a Roma.

Le devote si lavavano i capelli, li adornavano di fiori e sfilavano lungo le rive illuminate da torce e lanterne, mentre i pellegrini attraversavano il lago su piccole imbarcazioni rischiarate dalle fiaccole. Durante la festa era inoltre proibito uccidere qualsiasi animale e perfino i cani da caccia, simbolo della dea, venivano ornati con ghirlande.

Fu soltanto con Ottaviano Augusto però che questa ricorrenza assunse anche un forte significato politico. Il termine Ferragosto, infatti, deriva dalla locuzione latina Feriae Augusti, cioè “il riposo di Augusto”.

La prima attestazione risale al 1° agosto del 30 a.C., quando, dopo la conquista di Alessandria d’Egitto, quella giornata fu proclamata festiva.

L’anno successivo il futuro imperatore celebrò un triplice trionfo per le vittorie ottenute in Dalmazia, ad Azio e ad Alessandria tra il 13 e il 15 agosto, contribuendo a legare definitivamente il mese di agosto alla propria figura. Pochi decenni più tardi, nell’8 a.C., il Senato romano arrivò persino a rinominare il mese di Sextilis in Augustus, in suo onore. Con l’affermazione del cristianesimo, la festa cambiò ancora una volta volto.

Nel VII secolo papa Sergio I trasferì la ricorrenza dal 1° al 15 agosto, facendola coincidere con la celebrazione dell’Assunzione di Maria e sovrapponendo così l’antica festività romana alla principale ricorrenza mariana dell’estate.

Sebbene il culto dell’Assunzione fosse già diffuso almeno dal V secolo e affondasse le proprie radici nella tradizione dei Padri della Chiesa e in alcuni antichi testi apocrifi, il relativo dogma venne proclamato soltanto il 1° novembre 1950 da Pio XII con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus. Con essa, nell’unico dogma definito da un pontefice nel corso del XX secolo, venne stabilito come verità di fede che Maria, terminata la sua vita terrena, fu assunta in cielo in anima e corpo.

Non tutte le confessioni cristiane, tuttavia, condividono questa interpretazione: la Chiesa ortodossa celebra infatti il 15 agosto la Dormizione di Maria, mentre le principali Chiese protestanti, non trovando un esplicito fondamento nelle Sacre Scritture, non riconoscono il dogma dell’Assunzione.

Oggi il 15 agosto è giorno festivo in numerosi Paesi del mondo, a testimonianza della straordinaria diffusione della ricorrenza. In Italia, però, una delle tradizioni che più lo caratterizzano, quella della classica gita di Ferragosto, è sorprendentemente recente.

Nacque durante il ventennio fascista, tra il 1931 e il 1939, quando l’Opera Nazionale Dopolavoro organizzò le escursioni dei celebri “Treni popolari”, permettendo di viaggiare a prezzi fortemente agevolati. Per la prima volta anche le classi meno abbienti poterono raggiungere il mare, la montagna o le città d’arte, gettando le basi di quel turismo di massa che ancora oggi rappresenta uno dei simboli del Ferragosto italiano.

Così, secolo dopo secolo, il Ferragosto è arrivato fino a noi trasformandosi senza mai perdere il proprio significato di momento dedicato alla pausa e alla condivisione.

A Roma continua ad avere il sapore del pollo con i peperoni, del cocomero, delle tavolate all’aperto e delle dita inevitabilmente sporche di sugo. Un giorno che, per tutti, rappresenta il giorno delle ferie per eccellenza.

Tutti. Tranne gli studenti universitari. Neanche il tempo di finire la sessione estiva che sono già in ansia per quella di settembre. Per loro il riposo di Augusto può aspettare…

STEFANO VECCHIARELLI

Articoli correlati

Back to top button
Close