Fatti di Roma

IL MEGLIO IN EDICOLA DI MERCOLEDI’ 11 MARZO 2015

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corriere della sera

Marino: boom di malattie, 50.000 l’anno (Ernesto Menicucci)

Il primo passo fu all’indomani del caso dei vigili «assenteisti» di Capodanno. Ma, adesso, il Campidoglio sembra deciso ad accelerare. Il sindaco Ignazio Marino riceve nel suo studio di palazzo Senatorio il presidente dell’Inps Tito Boeri. Allo studio un protocollo di intesa per «controllare» i certificati di malattia dei dipendenti capitolini. Una misura che, secondo Marino, si rende necessaria perché — dice il primo cittadino — nell’ultimo triennio «le assenze per malattia di un singolo giorno nell’ultimo triennio sono aumentate passando da 27mila a 50mila».

Numeri, però, che fanno infuriare i sindacati. E i rapporti, tra le sigle dei lavoratori e il Campidoglio, tornano di nuovo sul filo del rasoio, dopo la pax firmata col nuovo contratto decentrato. La Fp-Cgil va all’attacco: «Se comprendiamo — dicono in una nota il segretario nazionale Federico Bozzanca e quello di Roma e Lazio Natale Di Cola — le ragioni di una collaborazione tra Roma Capitale e Inps, non possiamo invece accettare che il Campidoglio strumentalizzi ogni occasione per guadagnare i titoli dei giornali sulla pelle dei propri dipendenti». Poi la seconda bordata: «Utilizzare la retorica tanto cara all’ex ministro Brunetta non fa onore al sindaco, che sembra confondere la meritocrazia con il populismo».

E ancora: «È inopportuno che il sindaco, dopo aver gettato il Comune e i dipendenti nel caos, gestendo in modo goffo la vertenza sul salario accessorio, continui a soffiare sul fuoco. Strumenti per valorizzare il personale sono già inseriti nella preintesa sul contratto integrativo da poco sottoscritta e se il sindaco ha proposte migliorative, dovrebbe farle nelle sedi opportune, non certo nei lanci di agenzia. Imbarazzante poi che i dati sulle assenze non siano mai stati resi noti ai sindacati, come il fatto che il sindaco, mostrando poca comprensione della situazione e totale assenza di empatia, non si pronunci mai sul mancato rinnovo del contratto dei lavoratori pubblici, fermo da oltre un lustro». Un «frontale» in piena regola. Anche se Marino e Boeri sembrano intenzionati ad andare avanti. A breve, infatti, dovrebbe essere firmato un protocollo d’intesa per avviare la sperimentazione.

Obiettivo, monitorare e ridurre il «fenomeno» delle assenze dei dipendenti capitolini premiando i più diligenti. Secondo Marino e il vicesindaco (con delega al Personale) Luigi Nieri, «si vuole andare nella direzione, più volte sottolineata, di premiare il merito dei nostri lavoratori. Vorremmo creare un gruppo di studio e controllo e valutare le differenze, capire i fenomeni che determinano le differenze nelle assenze per poter poi premiare anche economicamente i lavoratori più fedeli». […]

Messaggero

Porta a porta nel caos i netturbini si rifiutano di entrare nei palazzi (Lorenzo De Cicco)

«I contenitori assegnati devono essere custoditi all’interno degli spazi condominiali», si legge nel volantino che l’Ama ha distribuito ai 60mila cittadini del XIV Municipio che da ottobre sperimentano la nuova raccolta differenziata porta a porta. Peccato però che i netturbini non abbiano proprio voglia di recarsi «all’interno» di questi spazi condominiali. Il motivo? «Non abbiamo la copertura assicurativa per entrare in aree private». Ama in realtà sostiene di averla attivata addirittura già dal 2012, il Municipio protesta. E intanto i rifiuti rimangono dentro le case.

Andiamo con ordine: a ottobre anche nel XIV Municipio è partita la nuova raccolta dei rifiuti, insieme ad altri quartieri dei municipi III, IV, VI, VIII, IX, X, XI, XII e XIII. Il territorio di questo distretto di Roma Nord è stato diviso in due. Una parte ha continuato a usufruire dei cassonetti, un’altra invece si è ritrovata da un giorno all’altro senza bidoni per l’immondizia nelle strade, sostituiti da contenitori che l’Ama ha distribuito palazzo per palazzo.
In tutto sono 22 i quartieri del XIV dove è stato attivato il “porta a porta”: da Monte Mario alta al Santa Maria della Pietà, passando per Torresina, Ottavia, Palmarola, Selva Candida, Valle Santa, La Storta, Tragliatella e tutte le case su via Trionfale al di fuori del Raccordo anulare.

I disagi però si sono visti fin da subito, perché in molti casi gli operatori ecologici non vogliono entrare all’interno dei condomini dove sono stati posizionati i bidoni, ufficialmente perché mancherebbe, sostengono, la copertura assicurativa per lavorare all’interno di edifici privati. E così i cittadini si ritrovano con i cumuli di immondizia nei cortili dei palazzi o addirittura negli androni. A meno che non spostino i sacchi e li buttino in mezzo alla strada, a ridosso dei cancelli. Contravvenendo a quanto prescritto dalla stessa azienda dei rifiuti, che prescrive di sistemare i raccoglitori «all’interno delle pertinenze condominiali individuate da Ama». Quindi dentro gli edifici, non fuori. «Noi paghiamo la tassa sui rifiuti e poi ci ritroviamo con l’immondizia dentro casa – spiega Cipriano De Filippis, presidente di un comitato di quartiere di Tragliatella – Da quando è partito il porta a porta spesso abbiamo l’ingresso invaso dai sacchetti».

Dopo cinque mesi di problemi, anche l’amministrazione municipale ha deciso di fare qualcosa. E ha spedito una lettera alla direzione generale di Ama per segnalare il disservizio. «Dall’inizio della sperimentazione avviata a ottobre – si legge nella missiva dell’assessorato all’Ambiente protocollata lunedì – facciamo i conti con la ritrosia degli operatori a entrare nelle proprietà private per effettuare il servizio, benché l’accesso si autorizzato dagli amministratori di condominio e dai proprietari degli immobili, anche attraverso la sottoscrizione di un accordo scritto». […]

Repubblica

I morosi del Comune la Corte dei conti indaga sugli affitti mai riscossi (Lorenzo D’Albergo)

In principio fu “svendopoli”, poi venne il turno di “affittopoli”. Oggi, invece, è l’ora di “morosopoli”. Per l’ultimo scandalo che ha investito il Campidoglio (e per non confondere i diversi fascicoli aperti sulla gestione del patrimonio immobiliare del Comune) i magistrati della Corte dei conti del Lazio hanno dovuto forgiare un’etichetta ad hoc. Una targa sotto cui presto rientreranno tutti i singoli casi in cui la procura contabile riuscirà ad accertare la mancata riscossione delle morosità accumulate nei mesi, negli anni.
Il pool coordinato dal procuratore regionale Raffaele De Dominicis si è già messo al lavoro per arrivare a una determinazione del potenziale danno subito dalle casse dell’amministrazione comunale: nelle prossime ore sulla scrivania del magistrato cui è stata affidata l’inchiesta arriveranno una serie di documenti da palazzo Senatorio, atti di cui è già stata richiesta formale acquisizione. Oltre all’esatta quantificazione dello “sperpero”, l’obiettivo della Corte dei conti è quello di accertare le responsabilità e le colpe del Comune e di Romeo Gestioni, l’azienda che per anni ha avuto la gestione del patrimonio immobiliare di Roma Capitale.
Nel fascicolo aperto sulla scorta degli articoli pubblicati nelle scorse settimane sulle cronache cittadine sono man mano confluiti anche gli esposti presentati dai partiti d’opposizione. L’ultimo è quello di Fabrizio Ghera, consigliere di Fratelli d’Italia. […]

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