mercoledì , 22 novembre 2017

E’ UN NOSTRO DIRITTO PARLARE E CHIEDERE

aggressione

L’articolo 21 della Costituzione, la legge più importante del nostro paese, afferma che esiste il diritto di parola e di poter fare cronaca; possiamo dire la nostra quindi e per carità, nel rispetto dei ruoli nessuno deve arrivare ad offendere ed infamare, ma è un principio sacro santo e dovremmo difenderlo e rispettarlo di più, soprattutto quando viene “calpestato”.

Un’introduzione del genere è quantomeno dovuta quando la cronaca quotidiana riempie le proprie pagine riportando la notizia di due colleghi aggrediti da una persona che stavano intervistando, con uno dei due che ora ha il naso distrutto e che ha dovuto subire immediatamente un’operazione per risistemarlo. Difatti, Roberto Spada, esponente del clan dell’omonimo clan criminale che ha base ad Ostia, intervistato su questioni politiche e ripreso a video, ha deciso che piuttosto allontanare a parole i due giornalisti della trasmissione ‘Nemo’ fosse giusto prenderli a testate e colpirli con un bastone per allonarli.

Di questa storia sono i risvolti ad essere spaventosi perché, nel clima di indignazione generale, c’è anche chi ha difeso l’aggressore addossando colpe ai giornalisti, perché son stati loro a metterlo in difficoltà. Forse serve fare un po’ chiarezza, ma esiste un diritto costituzionale che protegge il diritto di cronaca e parola e chi si impegna per fare questo tipo di interviste sta rendendo un servizio pubblico mentre lavora; difendere Roberto Spada equivale ad essere d’accordo con il prendere a schiaffi un barista che ci fa un caffè invece che il cappuccino, di un tassista che ci taglia la strada o un medico che ti fa aspettare troppo in sala d’attesa. Se siamo diventati questo tipo di società, basta farlo sapere a tutti così che magari, mentre uno fa il suo lavoro, è preparato per doversi mettere i punti in faccia. Difendere l’aggressore questa volta sembra più una logica mafiosa che normale intelligenza.

Per fortuna questa città riesce a generare schifezze del genere e riprendersi subito dopo, infatti c’è da fare per prima cosa i complimenti a Bebe Vio che, oltre ad essere un personaggio pubblico che ha sdoganato il tema delle fragilità e disabilità su tutte le tv del mondo, è anche una campionessa nel suo sport e lo ha confermato ancora una volta con l’oro vinto ai Mondiali di Scherma Paralimpica che si sono svolti a Fiumicino nel corso della settimana.

Delle parole che vanno prese in grande considerazione, soprattutto in questa occasione, sono quelle di Papa Francesco che ancora una volta si è dimostrato molto attento alle dinamiche del mondo giovanile e le forme di comunicazione contemporanee. Il pontefice si è giustamente lamentato di non riuscire quasi più a vedere i volti dei fedeli durante la messa, ormai tutti coperti irrimediabilmente dallo smartphone. E’ uno dei paradossi della nostra epoca, magari viaggiare dal Sud America o dall’Asia per assistere all’udienza generale del mercoledì e parteciparvi tramite la fotocamera di un iPhone o visitare le meraviglie di questa città pensando solo a quale posizione sia migliore per il giusto selfie con l’ultimo Samsung uscito; la cosa più triste è che questo atteggiamento lo si ripete sempre più comunemente, non abbiamo più privacy perché ci piace condividere tutto e come ciliegina sulla torta, basta farsi un aperitivo in un posto frequentato per capire che sia giovani che adulti ormai non parlano quasi più, ma si scrivono i messaggini.

Pietro Proietti

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