Fatti di Roma

IL GIP CONVALIDA l’ARRESTO PER I DUE AMERICANI, NELL’ORDINANZA LA RICOSTRUZIONE DEL DELITTO

Omicidio e tentata estorsione in concorso. Sono questi i reati per i quali il giudice per l’indagine preliminare di Roma Chiara Gallo ha confermato la custodia cautelare in carcere per i due 19enni statunitensi Christian Gabriel Natale Hjorth ed Elder Finnegan Lee che nella notte tra giovedì 25 luglio e venerdì 26 hanno causato la morte del vice brigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega con 11 coltellate. Questa la ricostruzione che emerge dalle parole di Andrea Varriale, il collega che ha accompagnato Cerciello Rega nell’operazione per il cosiddetto “cavallo di ritorno” che si è svolta in via Pietro Cossa nel quartiere Prati. “Dall’annotazione del carabiniere Varriale emerge che poco tempo prima di ricevere l’incarico di effettuare l’operazione in abiti civili, alle ore 1.19, era intervenuto in piazza Mastai su ordine del maresciallo Pasquale Sansone che gli riferiva di trovarsi sul posto insieme ad altri operanti per la ricerca di un soggetto che si era sottratto all’identificazione dandosi alla fuga dopo aver consegnato ai militari un involucro di colore bianco contenente una compressa di tachipirina. Sul posto – continua il giudice nell’ordinanza – veniva identificato Sergio Brugiatelli che riferiva di essere stato vittima di un borseggio operato da due persone che dopo il furto si allontanavano a piedi in direzione lungotevere altezza ponte Garibaldi. Precisava inoltre che all’interno della borsa che gli avevano asportato era presente il suo cellulare documenti ed altri effetti personali. Al momento gli operanti invitavano Sergio Brugiatelli a sporgere denuncia presso un qualsiasi ufficio di polizia e riprendevano il normale servizio”.


Nella suo racconto, Sergio Brugatelli afferma: “Entrambi avevano un accento inglese, credo americano. Il primo ragazzo aveva i capelli biondi, era alto circa 1.80 metri, indossava una camicia color crema a quadri e pantaloni jeans scuri, mentre il secondo aveva i capelli mossi con delle meches di colore viola, alto circa 1.80 metri, aveva un tatuaggio sull’avambraccio destro di grosse dimensioni, indossava una maglietta di colore chiaro e jeans di colore scuro. Quest’ultimo ragazzo sembrava tipo intontito”. E poi ha raccontato dei momenti dell’incontro fra i due carabinieri, intervenuti in borghese, e i 19enni californiani. “Sceso dall’auto civetta notavo i militari allontanarsi lungo una strada adiacente perdendoli così vista. Dopo pochi minuti sentivo provenire delle urla da una strada limitrofa. Io rimanevo sempre vicino al mezzo in questi frangenti notavo sopraggiungere altre macchine dei carabinieri e un’autoambulanza. Dopo circa 15 minuti tornava uno dei carabinieri con cui ero arrivato e mi diceva di seguirlo. Venivo portato presso la stazione dei carabinieri di Roma Prati”.


Il collega di Mario Cerciello Rega, Andrea Varriale, ha poi raccontato al Gip: “i due soggetti, notati di un atteggiamento palesemente guardingo e sospettoso, venivano da noi repentinamente avvicinati. Contestualmente ci qualificavamo come appartenenti all’Arma dei carabinieri attraverso anche l’esibizione dei nostri tesserini di riconoscimento. Ma i due, ancor prima di procedere a una qualsiasi forma di regolare controllo ci aggredivano fisicamente per vincere un nostro tentativo di bloccaggio. Le concitate fasi della lite si svolgevano con estrema rapidità e violenza”, ha continuato Andrea Varriale, che dice di essere stato “aggredito dal soggetto con la felpa nera” che “dimenandosi fortemente con calci, graffi e pugni riusciva a liberarsi dalla mia presa”.


“Fermati siamo carabinieri, basta”. Lo ha urlato Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso, come ha raccontato nella sua deposizione contenuta nell’ordinanza di convalida dell’arresto dei due statunintensi Andrea Varriale, il collega intervenuto con lui. “Il vice brigadiere Cerciello Rega, a breve distanza da me ingaggiava una colluttazione con l’altro giovane e ricordo di aver sentito le urla del mio collega che profferiva testuali parole: fermati, siamo carabinieri, basta. Prima di accasciarsi ha detto mi hanno accoltellato. Dopo pochi istanti, notavo entrambi i soggetti che si davano alla fuga in direzione via Cesi e in tale frangente notavo il vice brigadiere Cerciello Rega che perdeva moltissimo sangue dal fianco sinistro all’altezza del petto”, ha aggiunto Varriale, come si legge nell’ordinanza. “Contattavo immediatamente la centrale operativa per richiedere i soccorsi e in attesa del loro arrivo tamponato le ferite riportate dal collega – ha aggiunto Varriale -. Nel frattempo notavo sopraggiungere sul luogo del fatto anche altre pattuglie sia dell’Arma che della Polizia di Stato”.

Secondo il giudice Chiara Gallo, che ha confermato l’arresto in carcere, le condotte dei due 19enni statunitensi Christian Gabriel Natale Hjorth ed Elder Finnegan Lee “testimoniano la totale assenza di autocontrollo e capacità critica evidenziandone la pericolosità sociale”. C’è, inoltre, continua il gip, concreto il pericolo di reiterazione del reato alla luce “delle modalità e circostanze del fatto e in particolare della disponibilità di armi di elevata potenzialità offensiva”. I due, infatti, come si legge ancora nell’ordinanza, possedevano “un coltello a lama fissa lungo 18 centimetri tipo ‘Trenknife’ tipo Kabar Camillus con lama brunita modello marines con impugnatura in anelli in cuoio ingrassato e pomolo in metallo brunito”. Nell’ordinanza Chiara Gallo sottolinea la “totale inconsapevolezza del disvalore delle proprie azioni come apparso evidente anche nel corso degli interrogatori durante i quali nessun dei due ha dimostrato di aver compreso la gravità delle conseguenze delle loro condotte, mostrando una immaturità eccessiva anche rispetto alla giovane età”.

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