Angolo della Salute

GLI “SLEEP TRACKER”, PIÙ DANNI CHE ALTRO

App e smartwatch per monitorare il sonno, i cosiddetti sleep tracker, possono fare più danni che altro: oltre ad essere molto imprecisi nel rilevare le fasi di sonno più profondo, infatti, possono creare ansia in chi li utilizza, peggiorando l’insonnia invece di migliorarla. È la conclusione a cui sono giunte diverse ricerche, insieme ad uno dei giornalisti del New York Times, Brian X.

Chen, che ha testato uno di questi gadget hi-tech indossabili per due settimane: i dati ottenuti non lo hanno aiutato in alcun modo a dormire meglio, ma lo hanno reso più nervoso. Quando dormiamo attraversiamo ciclicamente, ogni 90 minuti circa, tre fasi principali: sonno leggero, sonno profondo, importante per il recupero fisico e metabolico, e il sonno REM, quello in cui sogniamo, importante per il recupero psicologico. È proprio quest’ultima fase che i braccialetti tecnologici come Fitbit e Apple Watch non riescono a misurare con adeguata precisione, fornendo quindi risultati che non rispecchiano la realtà. Come riporta Chen, un recente studio guidato dalla Rush University e dalla Northwestern University di Chicago che coinvolgeva app e dispositivi per il monitoraggio del sonno si è scontrato con lamentele da parte dei pazienti: i ricercatori, infatti, avvertono che c’è il rischio che le persone diventino ossessionate dal raggiungere risultati perfetti.

“Se controlli continuamente i tuoi dati, puoi modificare la tua percezione del sonno”, spiega al giornalista Raphael Vallat, dell’Università della California a Berkeley. “Meglio non controllare le statistiche ogni giorno – aggiunge – perché se mostrano che non hai dormito abbastanza, questo influenzerà il tuo umore e tu finirai per dormire peggio”.

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