COAS MEDICI: NO ABOLIZIONE NUMERO CHIUSO A MEDICINA, MA RIPROGRAMMARE RISORSE E RIPENSARE I TEST

Per il sindacato CoAS Medici Dirigenti eliminare il numero chiuso degli accessi alle Facoltà di Medicina non è la soluzione ai problemi del Sistema Sanitario Nazionale, e neanche alle future difficoltà a reperire medici disponibili per il regolare turnover nei posti vacanti. “È vero che 11568 posti disponibili sono insufficienti a compensare l’immediata e crescente carenza, – precisa Alessandro Garau, segretario nazionale – ma liberalizzare l’ingresso a tutti i 69mila aspiranti sarebbe dannoso al sistema Italia seppur in forma diversa”.
“L’università – spiega Garau – non è in grado di garantire ad un numero di persone così elevato né adeguata disponibilità didattica, né adeguata preparazione finale. L’Italia deve impedire lo spreco delle poche risorse disponibili, andando a creare per bieco populismo un numero di medici così elevato da dover gestire negli anni successivi l’opposto fenomeno della disoccupazione ed emigrazione medica conseguente”.
Sarà, piuttosto, necessario modificare la modalità d’accesso, ora inadeguata. “I test a risposte multiple non garantiscono né la scelta dei candidati più dotati per quel genere di studi, né la correttezza procedurale delle prove, considerati i numerosi ricorsi degli anni scorsi e le sentenze della magistratura”, commenta Garau.
“Non dimentichiamo – continua il sindacalista – che in Italia esiste anche il problema della disoccupazione o sottoccupazione di medici abilitati che, non avendo trovato accesso ad una specializzazione, o non avendo conseguito la specializzazione richiesta in periodo di blocco del turnover, si trovano adesso nel gruppo dei 15mila ‘camici grigi’ a disposizione assoluta del mercato privato con conseguente crollo delle remunerazioni”.
“Riteniamo quindi – prosegue – che la proposta di revisione del solo numero di accessi alla facoltà sia assolutamente incongrua rispetto alla nostra idea che sia necessaria una attenta e adeguata programmazione di tutti i parametri di ingresso e uscita dal mercato del lavoro medico in Italia, sia per specialisti che per medici di medicina generale”.
“Speriamo vivamente che diventi un punto del programma del nuovo governo questa revisione e sistematizzazione del mercato del lavoro medico, nel modo più organico ed ampio possibile, con una visione di ambito nazionale”, conclude Garau.



