CHIESA, PAPA FRANCESCO CHIEDE ATTO DI CLEMENZA PER DETENUTI MERITEVOLI
Il Papa ha lanciato oggi un appello esplicito alle autorità civili di tutto il mondo a favore dei detenuti: “In modo speciale, sottopongo alla considerazione delle competenti autorità civili di ogni Paese la possibilità di compiere, in questo Anno Santo della Misericordia, un atto di clemenza verso quei carcerati che si riterranno idonei a beneficiare di tale provvedimento“, parole pronunciate durante l’Angelus, a conclusione di una mattinata con i carcerati che oggi hanno celebrato il loro Giubileo. Oltre mille quelli che sono arrivati in Vaticano per la messa con il Papa. Sull’altare alcuni di loro servivano messa; le ostie erano state preparate nel carcere di Opera dagli stessi reclusi; e per ciascuno il passaggio per la Porta Santa del perdono. Anche se per loro il pontefice aveva previsto per tutti i giorni di questo Anno Santo una “porta” speciale: quella della loro cella.
Francesco, che visitava gli istituti di pena già da cardinale a Buenos Aires e ha continuato a farlo anche da Papa, oggi è tornato a confessare quel pensiero che ha ogni volta che varca la soglia di un istituto penitenziario: “Io vi dico che ogni volta che entro in carcere mi domando: perchè loro e non io? Tutti abbiamo la possibilità di sbagliare, tutti in un’altra maniera abbiamo sbagliato“. E se è così allora è “ipocrita” chi pensa che la soluzione per chi ha sbagliato sia solo il carcere.
“A volte, una certa ipocrisia – ha detto il Papa nel corsodell’omelia – spinge a vedere in voi solo delle persone che hanno sbagliato, per le quali l’unica via è quella del carcere. Non si pensa alla possibilità di cambiare vita, c’època fiducia nella riabilitazione, nel reinserimento nella società. Ma in questo modo si dimentica che tutti siamo peccatori e, spesso, siamo anche prigionieri senza rendercene conto”. Prigionieri dei falsi idoli, della dipendenza da quel mercato che schiaccia gli altri, dei pregiudizi. Ma per tutti deve esserci la speranza che “niente e nessuno può soffocare”. Perchè in fondo – spiega il Papa – anche Dio “per paradossale che possa sembrare, spera. La sua misericordia non lo lascia tranquillo”.
Una messa semplice, quella in Vaticano, con la presenza di un migliaio di carcerati, le loro famiglie, i volontari che operano accanto ai detenuti e anche personalità politiche, tra le quali il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Tanta l’emozione. C’erano in Vaticano anche detenuti che non avevano mai lasciato il carcere. E oggi in fila per la Porta Santa con la croce in mano, e poi tra i banchi della basilica a sentire quel messaggio non di condanna ma di speranza portato da Papa Francesco. “Già l’avevo visto, Papa Francesco, che si è messo a disposizione a venire a Poggioreale, a Napoli, il 21 marzo dell’anno scorso
2015: anche là l’ho visto, l’ho abbracciato… è stata una sensazione come di rinascere, quel giorno. Ecco: quella sensazione la sto vivendo un’altra volta oggi”, è la testimonianza di uno dei tanti detenuti raccolta da Radio Vaticana.
A Rebibbia ci sarà invece un momento di condivisione di questa giornata il 20 novembre quando verrà chiuso l’Anno Santo nel braccio femminile del carcere. “Sarà una messa con tutti i reparti insieme, con una processione e canti. Un momento di gioia, perchè vogliamo farlo diventare un altro punto di ripartenza e non una chiusura”, dice il cappellano, don Sandro Spriano.




