SOCIALE: SEMI(DI)LIBERTA’, PROGETTO PILOTA PER INCLUSIONE DEI DETENUTI
Si è svolto nella Sala Convegni dei Frentani il convegno “ violenza e minori – prevenzione e recupero nella scuola e nel lavoro ” organizzato dai Lions in collaborazione con l’Ordine degli Avvocati di Roma, il Miur, il Ministero della Giustizia e l’agenzia Dire.
Obiettivo dell’incontro avviare una riflessione sul tema della violenza e del recupero alla legalità, ma soprattutto presentare un innovativo progetto pilota di inclusione sociale per detenuti, atto a contrastare le recidive : Semi(di)libertà.
Lo scopo del progetto è quello di proporre agli studenti un modello di giustizia inclusivo e riparativo e, per la prima volta in italia, predisporre un esperimento pedagogico di integrazione tra detenuti e studenti.
L’Istituto tecnico agrario Emilio Sereni è deputato ad attuare questo programma con la creazione nei suoi locali di un minibirrificio che occuperà per 16 mesi 9 detenuti in semilibertà , che diventeranno così tecnici birrai.
Nel corso dei mesi gli studenti ed i detenuti seguiranno un percorso di educazione alla legalità anche attraverso laboratori integrati per la creazione di slogan e di tecniche grafiche del marchio.
Al termine del percorso è prevista la creazione di una cooperativa sociale che assumerà 5 detenuti e continuerà ad erogare 9 tirocinii l’anno.
Questa microfiliera della legalità dovrebbe portare dal microbirrificio alla realizzazione di una micromalteria, cioè ad un impianto in grado di maltare ½ tonnellate di cereali, proponendo contratti alle cooperative agricole che occupano detenuti e/o alle cooperative che coltivano terre sequestrate alla criminalità organizzata.
Per gli studenti sarà un modo concreto di capire come legalità e rispetto delle regole vogliano dire libertà e di trasmettere a chi ha sbagliato questo messaggio.
Ai lavori ha partecipato come relatrice anche Simonetta Matone, capo dipartimento Affari di Giustizia, alla quale abbiamo chiesto una riflessione sulla recente ondata di violenza minorile e sulla diversità di genere nell’evoluzione del fenomeno.
La Matone ritiene che non sia tanto aumentata la violenza agita quanto la percezione sociale della stessa, che induce a porre maggiore attenzione al fenomeno.
Sua convinzione che siano sempre e comunque famiglia e scuola i principali agenti educatori atti a percepire segnali anche minimi di disagio, perchè “ un ragazzo violento mostra sempre atteggiamenti dissonanti, non soltanto in alcune occasioni.”
Considera inoltre veritiero l’aumento di casi di violenza agita da ragazze, e sostiene che ciò si verifichi “per un malcelato senso di parità che porta ad interpretare comportamenti del genere come affermativi di uguaglianza con il ruolo maschile”
Soltanto una stretta sinergia di interventi tra scuola, famiglia e contesto sociale può dunque portare alla prevenzione e al contenimento di fenomeni di violenza minorile sempre più ingravescenti, inevitabile preludio ad un futuro adulto al di fuori della legalità .
Daniela Pieri




