SAVE THE CHILDREN: UNA RAGAZZA SU 5 NON STUDIA E NON LAVORA

In Italia, circa 1 milione e 140 mila ragazze tra i 15 e i 29 anni rischiano, entro la fine dell’anno, di ritrovarsi nella condizione di non studiare, non lavorare e non essere inserite in alcun percorso di formazione. Un limbo in cui già oggi, in Lombardia, è intrappolato il 18 per cento delle giovani, contro l’11,8 per cento dei coetanei maschi.
Percentuali, per quanto riguarda le ragazze, ben lontane dai picchi che si avvicinano al 40 per cento in Sicilia e in Calabria, ma distanti da quelle nei territori più virtuosi, come il Trentino Alto Adige, dove le ragazze “neet” sono il 14,6 per cento, comunque quasi il doppio rispetto ai ragazzi, il 7,7 per cento.
Dati contenuti nell’XI edizione dell’”Atlante dell’infanzia a rischio in Italia” diffuso da Save the Children in vista della giornata mondiale dell’infanzia. Divari di genere che a livello nazionale si ripercuotono anche sul fronte occupazionale, con un tasso di mancata occupazione tra le 15-34enni che raggiunge il 33 per cento contro il 27,2 per cento dei giovani maschi. L’istruzione resta un fattore “protettivo” per il futuro delle ragazze, ma anche le giovani che conseguono la laurea stanno pagando cara la crisi: tra le neolaureate che in Italia hanno conseguito il titolo di primo livello nei primi sei mesi del 2019, solo il 62,4 per cento ha trovato lavoro, con un calo di dieci punti percentuali rispetto al 2019, mentre per i laureati maschi – pur penalizzati – il calo è di otto punti (dal 77,2 al 69,1 per cento), con retribuzioni comunque superiori del 19 per cento rispetto alle neolaureate.



