PSICHIATRIA: A ROMA OCCORRE UN PROGETTO UNITARIO E ARMONICO
“Capire le voci e lavorare per la guarigione” è il titolo dato al corso di formazione organizzato da PFD Audit Clinico durante il quale familiari e utenti psichiatrici hanno incontrato gli operatori dei servizi territoriali, nella cornice del Museo Laboratorio della Mente, all’interno del comprensorio dell’ex ospedale psichiatrico di S.Maria della Pietà.
Non poteva esservi collocazione migliore de “l’ Hospitale de’ poveri forestieri et pazzi dell’Alma Città di Roma”, divenuto originale museo interattivo di cinque secoli di sofferenza manicomiale, per parlare di emarginazione, fragilità e della necessità di umanizzare percorsi di recupero per le disabilità di ogni tipo.
Gianfranco Palma, direttore del DSM della ASL RME, ha spiegato il significato dell’ascolto delle voci: “Ascoltare le voci dei pazienti significa promuovere il livello di umanizzazione e offrire maggior rispetto per la sofferenza, perchè la voce del paziente misura la qualità del servizio offerto e promuove la partecipazione. Vuol dire valorizzare le potenzialità del malato nonostante la sua patologia, poiché se non può esservi guarigione totale tuttavia è possibile per tutti i tipi di disabilità migliorare la qualità della vita, andando oltre il disturbo”.
“E’ necessario – ha continuato Palma- che la competenza del medico si associ ai bisogni e alle caratteristiche personali delle persone sofferenti in un bilanciamento tra sanitario e sociale che offra integrazione e superi preconcetti ed emarginazione. Non è più tempo che il medico sia detentore esclusivo della sorte del paziente”.
A Roma per migliorare il settore della psichiatria è necessario superare la disomogenea offerta dei servizi delle ASL, aumentare i pochi posti letto in SPDC (servizio psichiatrico diagnosi e cura) predisponendone di nuovi presso i policlinici di Tor Vergata, Gemelli e Casilino, ovviare alla grave carenza di personale dovuto al blocco delle assunzioni e migliorare la collaborazione delle Consulte cittadine dipartimentali, comunali e regionali con le istituzioni e con le famiglie dei pazienti.
Molto poco si è fatto in questi anni e molto c’è da fare per togliere lo stigma non solo alla malattia mentale, ma a tutte le forme di disabilità che non possono e non devono appartenere ad un mondo altro dal nostro, quanto piuttosto farci comprendere un diverso modo di vivere la vita in tutta la sua pienezza….imparare ad ascoltare dovrebbe essere un principio valido per tutti e nei confronti di tutti i nostri simili, ma certamente le prime voci che dovremmo cominciare a “sentire” con le orecchie e con il cuore sono quelle della sofferenza.
Daniela Pieri



