Fatti di Roma

RAGAZZO SUICIDA: RICOSTRUIRE UN VERO SENSO DI COMUNITÀ’ PARTENDO DALLA FAMIGLIA

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Una storia senza precedenti, un dolore profondo per tutta la comunità cittadina: un ragazzo di 21 anni si uccide buttandosi dal terrazzo condominiale con in tasca un biglietto in cui si dichiara gay e accusa l’Italia “è un paese libero ma esiste l’omofobia e ognuno deve pare i conti con la propria coscienza”. In questi giorni stiamo assistendo al moltiplicarsi di articoli, interviste tv su questa tragica vicenda sapendo benissimo che tra una settimana nessuno più parlerà di Simone.

La sua vicenda è emblematica e potrebbe essere comune a quella di tanti ragazzi che sono soli e non hanno solidi punti di riferimento prima di tutto in famiglia. Fa bene chi parla di emergenza educativa e di una pericolosa decadenza del valore della vita perchè il problema sta tutto qui. Simone è vittima della nostra indifferenza quotidiana verso ciò che ci circonda o meglio che ci scivola accanto.
Proviamo particolare repulsione verso quanti dai pulpiti mediatici anche in questo momento stanno costruendo teoremi sul perchè è accaduta una cosa del genere oppure sul tasso di omofobia nel nostro Paese e nella nostra città. Un grande sfoggio di ipocrisia. Nessuno ha il coraggio di dire che non esiste più un senso profondo di comunità, di solidarietà e la capacità di sapere accogliere “l’altro”.

Noi non vogliamo sentire parlare di immigrati, nomadi o gay come categorie. Siamo convinti che occorra parlare di uomini e donne, liberi, con i propri diritti fondamentali inalienabili. Occorre farla finita con una società che produce solo etichette da attaccare sulla testa di ognuno di noi dimenticando la nostra anima, i nostri veri desideri, le nostre paure, le nostre speranze ed anche i nostri errori.

La sfida è per tutti dal singolo alle istituzioni. Vogliamo proporre un nuovo stile del fare e non della chiacchiera. Cominiamo a metterci in gioco ognuno nella propria quotidianità alla ricerca dei tamnti Simone che si nascondo dientro la nostra indifferenza.

Diciamolo con grande sincerità noi tutti siamo chiamati in causa per la morte di Simone, per quella degli immigrati di Lampedusa, per quella delle tante donne vittime di una cieca violenza, ma solo quando queste terribili vicende riusciranno a smuovere le acque del fare e non solo del parlare soprattutto nelle Istituzioni, allora forse cambierà qualcosa e non solo nelle coscienze.

Gianluca Scarnicci e Daniela Pieri

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