IL MEGLIO IN EDICOLA VENERDI’ 13 FEBBRAIO 2015
Vigili in corteo, ma il ministro Madia li gela (Monica Ricci Sargentini)
Sono venuti da tutta Italia con il casco bianco in testa e la voglia di gridare le loro ragioni. Hanno cantato l’inno di Mameli e «Te c’hanno mai mannato a quel paese» di Alberto Sordi. Ieri migliaia di vigili urbani, «siamo diecimila» hanno detto, hanno sfilato da piazza della Repubblica fino alla Bocca della Verità dove hanno preso parola tutti i vertici del sindacato autonomo dei caschi bianchi. Ai piedi della scalinata che porta al Campidoglio gli animi si sono scaldati: «Marino vattene a casa» hanno gridato i lavoratori dando volutamente le spalle al Palazzo Senatorio. Il corteo era aperto da due grandi striscioni con scritta nera in fondo bianco: «Con Marino il Corpo alla deriva» e «Clemente… solo di nome». A sfilare anche il cartellone «Sta mano po’ esse piuma o po’ esse fero», accompagnato dall’immagine di Alberto Sordi nei panni di un «pizzardone» nel film «Il vigile».
L’obiettivo della manifestazione, voluta dai sindacati di categoria e dall’Ugl, era di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’urgente riforma delle polizie locali che vengono impiegate sempre più in situazioni pericolose a fronte di un contratto che li equipara a impiegati comunali. Gli agenti chiedono con forza le stesse tutele di polizia e carabinieri.
Ma sul corteo ha pesato la vicenda delle assenze di massa dei vigili della capitale la notte di San Silvestro. Da Bruxelles, dove partecipava ai lavori della plenaria del Comitato delle Regioni Ue, il sindaco ha ricordato che il diritto di sciopero va rispettato ma che «dobbiamo distinguere tra quello che è il diritto di sciopero, rispetto a situazioni che non posso non definire anomale, come l’assenza per malattia di quasi l’85% della polizia locale di Roma, la notte del 31 dicembre». E anche la ministra della Pubblica Amministrazione Marianna Madia ha ricordato che l’episodio di Capodanno «ci servirà per scrivere il decreto legislativo con un’attenzione sull’assenteismo di massa e reiterato in modo che i procedimenti disciplinari abbiano un esercizio concreto». Le ha risposto, ieri, il segretario nazionale Csa, Francesco Garofalo: «L’assenteismo riguarda tutto il Paese non solo la Polizia locale- ha detto alla Dire- se ci sono manovre poco chiare riguardo a questa cosa prendesse provvedimenti e si rivolgesse alla Procura. Ma noi non accettiamo che venga infangato il nome del Corpo». […]
Lotta alla corruzione: a Cantone i controlli sugli appalti regionali (Mauro Evangelisti)
Uno dei primi appalti su cui vigilerà l’Autorità nazionale contro la corruzione di Raffaele Cantone ha un valore anche simbolico: la gestione del Cup (il centro di prenotazione delle prestazioni sanitarie) che vale 60 milioni di euro. La gara, poiché compare nelle carte dell’inchiesta su Mafia Capitale, era stata annullata dal presidente della Regione, Nicola Zingaretti. Non solo: gli uomini di Cantone terranno gli occhi puntati su una delle grandi opere del Lazio, la Roma-Latina. Più in generale, saranno controllati, preventivamente, tutti gli acquisti, i servizi, i lavori, i bandi e le gare della Regione.
Ieri Zingaretti e Cantone hanno firmato il protocollo d’intesa, il primo di questo tipo in Italia. Regolamenta anche la figura del whistleblower, la gola profonda: i dipendenti saranno invitati a segnalare anomalie o episodi sospetti. Cantone: «Fatichiamo a far capire che non si tratta di tutelare gli spioni, ma di migliorare l’immagine della pubblica amministrazione: chi fa finta di non vedere non può essere considerato un cieco, ma un complice. Ovviamente, e la legge lo prevede, dobbiamo tutelare chi ha il coraggio di parlare, per esempio garantendo la riservatezza». Intanto, in nome della trasparenza, Zingaretti procederà a una nuova rotazione dei dirigenti: tutti i 617 ispettori delle Asl. «Già è stata effettuata la rotazione del 90% dei direttori e del 25% dei dirigenti – ricorda il governatore – non perché tutto questo costituisca, di per sé, un sospetto o un’accusa, ma semplicemente perché è una prassi corretta».
Ma il protocollo d’intesa con l’autorità anti corruzione cosa prevede nel dettaglio? Cantone: «La vigilanza collaborativa l’abbiamo già sperimentata con Expo. Lì però c’era una norma legislativa mentre qui operiamo sulla base di un nostro regolamento e di un accordo con la Regione. L’idea è quella di intervenire in progress e non dopo, quando a volte la frittata è già fatta, non sempre per malafede. Abbiamo scelto come primo caso la Regione Lazio perché è la più importante d’Italia, dove in passato si erano verificati problemi». La collaborazione, nei primi sei mesi, prevede di passare ai raggi x «le iniziative di maggiore rilevanza economica e nei settori considerati a più rischio dalla cosiddetta legge Severino». […]
Comune, scandalo affitti otto su dieci sono morosi Case svendute al ribasso (Giovanna Vitale)
«Accudisco papà disabile». Ma truffava da anni l’Inps (Andrea Ossino)
Si sarebbe dovuto assentare dal lavoro per accudire il padre malato. Ma invece di assistere l’anziano genitore avrebbe approfittato del tempo libero per cercarsi un altro impiego, frodando quindi l’Inps. Per questo motivo M. D., 55enne di Civitavecchia, rischia di essere condannato. L’uomo infatti, dopo essere stato rinviato a giudizio, è costretto a sedersi nel banco degli imputati, in un aula di giustizia. Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Mario Pesci, si tratterebbe di una truffa architettata per frodare l’ente di previdenza sociale ingannando i funzionari della Direzione Risorse Umane dell’ospedale presso cui lavorava l’imputato.
Il fatto risale al 2011. A quel tempo M. D., un operatore tecnico che lavorava prevalentemente come autista presso l’ospedale pediatrico Bambino Gesù, si era recato presso l’Inps di Civitavecchia. L’uomo aveva chiesto ai funzionari un periodo di congedo spiegando le sue esigenze. Quei giorni di assenza dal lavoro sarebbero stati necessari, secondo l’imputato, per accudire il padre disabile. Visto che la legge 151 del 2001 consente ai parenti di un disabile o di un malato di prendere un periodi di aspettativa, l’ente di previdenza sociale aveva concesso al lavoratore il congedo retribuendolo ugualmente. Nulla di strano se non fosse per il fatto che l’imputato successivamente non avrebbe comunicato all’Inps il venir meno dei requisiti necessari e previsti dalla legge 151. M. D, dopo aver ottenuto un permesso di ben 185 giorni lavorativi, avrebbe provveduto a cercarsi un altro impiego, quindi un doppio stipendio. […]
Dai ragazzi, espugnate l’Olimpico (Chiara Zucchelli)
L’ultima volta che capitò una serie così lunga senza vittorie in casa successe 10 anni fa: la situazione era talmente disastrosa che paragonarla a quella di oggi è impossibile. Era l’anno dei cinque allenatori: da Prandelli a Conti, passando per Voeller, Sella e Delneri, la Roma viveva una delle stagioni peggiori della sua storia, lottava per la salvezza e riuscì a non vincere all’Olimpico per sette partite di fila in campionato. Oggi la serie è ferma a 4: Sassuolo, Milan, Lazio ed Empoli, che si allunga a 7 considerando anche il k.o. con il City in Champions, il pari con l’Empoli (nei tempi regolamentari) e la sconfitta con la Fiorentina in Coppa.
Una serie da incubo, iniziata il 6 dicembre contro la squadra di Di Francesco, e sembra difficile raccontarla oggi ripensando a quello che disse Garcia non appena diventato allenatore della Roma: «L’Olimpico deve essere la nostra arma in più». Lo è stata, almeno fino a novembre, quando la squadra è entrata in un vortice da cui, adesso, vuole uscire ospitando l’ultima in classifica, cioè il Parma. Il rischio scivolone però è dietro l’angolo, per questo il tecnico sta martellando i giocatori come se di fronte avessero un avversario più ostico degli emiliani in questo periodo. D’altronde, la storia della Roma è piena di partite che sembravano vinte in partenza e quindi meglio non correre rischi. […]
Per trovare un’altra serie negativa all’Olimpico bisogna dividere 6 incontri tra due campionati e due allenatori, Luis Enrique e Sdengo Zeman. Tra la fine dell’epoca spagnola e l’inizio di quella boema, la Roma infatti non è riuscita a battere in casa Fiorentina, Napoli, Catania (2 volte), Bologna e Sampdoria, prima di riuscire ad avere la meglio sull’Atalanta (2-0, reti di Lamela e Bradley). Di quella Roma lì è rimasto ben poco, basti pensare che tra titolari e riserve di quel giorno, domenica ci saranno soltanto i tre romani, Totti, De Rossi e Florenzi. […]
Lazio, largo a Mauricio L’avventura ricomincia (Nicola Berardino)
Mauricio scalpita. La squalifica di Cana lancia il brasiliano per un posto da titolare. Toccherà a lui affiancare De Vrij al centro della difesa biancoceleste nella trasferta di domenica a Udine. Una ghiotta occasione per il ventiseienne arrivato a Roma il 23 gennaio. Tutto di corsa. Nel giorno previsto per il primo approccio laziale di Hoedt, il centrale dell’Az ingaggiato per la prossima stagione, è giunto anche il difensore dello Sporting Lisbona. Per essere subito al servizio della causa biancoceleste. Tanto che appena tre giorni dopo, Mauricio Dos Santos Nascimento è già in campo. Dal 24’ della ripresa al posto di De Vrij nella felice serata della Lazio contro il Milan all’Olimpico.
Un debutto esaltato dal successo per 3-1, l’ultimo in campionato della squadra di Pioli. E, ancora, tre giorni dopo la prima da titolare a San Siro, nella sfida di Coppa contro i rossoneri di Inzaghi. Con la brutta sorpresa di un infortunio: una botta la costato che lo costringe a uscire in avvio di ripresa. Niente di grave tanto da poter essere titolare nella successiva gara, quella di Cesena. Una giornatacccia anche per lui, coinvolto nel tracollo generale di una Lazio intrappolata da difficoltà impreviste quanto forti. Contro il Genoa, è andato in panchina: Pioli gli ha preferito Cana. Per dargli qualche giorno in più per inserirsi nei binari tattici della retroguardia, ma anche probabilmente per fargli assorbire le scorie di quella partita di Cesena finita tra molte ombre.
Ora, Mauricio può risalire in rampa. Contro l’Udinese, parte la vera parabola in biancoceleste. Perché il suo arrivo è stato imposto da esigenze chiare. «La priorità nel nostro mercato di gennaio», ha spiegato il tecnico Pioli. Tanto per sottolineare che Mauricio non è arrivato mica per fare numero in una difesa che dall’inizio della stagione si sente martellata dall’emergenza sotto forma di infortuni o squalifiche. È stato scelto per diventare un punto di forza del reparto. Per dare una soluzione in più anche in un futuro che vedrà la difesa supportata dal ritorno di Gentiletti e dall’innesto di Hoedt.
Al Friuli, terreno tanto caro ai molti suoi connazionali, a cominciare dal mitico Zico, stella dell’Udinese di una ventina d’anni fa, Mauricio inseguirà la sua domenica speciale. Per dimostrare a se stesso che la scelta di venire in Italia dopo essere passato dal Portogallo fa parte del suo processo di crescita. Per dare una certezza a Pioli e alla Lazio in un settore sballottato da troppi affanni. Arrivato in prestito sino a fine stagione, ma con l’obbligo di riscatto per la Lazio, Mauricio ha firmato un contratto sino al 2019. Un rapporto che va nel tempo. […]








