EMERGENZA SOCIALE: CRESCONO A ROMA LE NUOVE POVERTA’
La crisi economico-finanziaria degli ultimi anni ha generato l’estensione di fenomeni di impoverimento a categorie di cittadini apparentemente inseriti nel processo produttivo :nascono così i “working poors”, quelle persone non totalmente prive di reddito, ma con occupazione instabile,irregolare e comunque insufficiente a garantire un’abitazione ed una dignitosa qualità della vita.
Dopo Lombardia ed Emilia il Lazio è la terza regione italiana per numero di sfratti legati alla crisi occupazionale : il 24% degli sfrattati ha perso il posto di lavoro,il 21% è in cassa integrazione ed i restanti sono pensionati a reddito minimo o genitori separati(48,9%) perlopiù madri.Anche in caso di immobili di proprietà l’impossibilità di continuare a pagare le rate dei mutui ha costretto a vendere un bene conquistato con i sacrifici di una vita orientandosi verso la richiesta di case popolari.
Nel 2011 erano a rischio povertà il 28,4% dei residenti ( 3,8 punti percentuali in più rispetto al 2010) ma il numero è andato progressivamente aumentando,anche perchè la mancata disponibilità finananziaria per i servizi socioassistenziali ha ritardato e spesso impedito l’attivazione di misure di sostegno economico alle famiglie.
La famiglia come ammortizzatore sociale va sostenuta,soprattutto in presenza di disabilità e/o minori,ed è una evidente negazione di diritti fondamentali non provvedere a ciò attraverso sgravi fiscali ed agevolazioni,stigmatizzando una serie di disagi che peraltro creano nel tempo multiproblematicità sociosanitarie che graveranno ulteriormente sul welfare .
Da gennaio ad oggi sono filtrate attraverso l’ufficio Difesa del Contribuente di Roma Capitale circa 1800 richieste di aiuto ,non strettamente legate al pagamento dei tributi locali quanto piuttosto alla necessità di ricollocarsi lavorativamente,di avere informazioni chiare e precise sull’utilizzo dei servizi offerti,di avere una voce umana con la quale relazionarsi e non un disco ripetitivo,come ormai consuetudine.
Le persone hanno bisogno di manifestare il loro disagio,di essere ascoltate per contenere ansia,incapacità di gestire il rifiuto,situazioni familiari cui non pensavano di dover far fronte.
E’ necessario intercettare questi bisogni e creare startup da cui i cittadini possano ripartire e tornare ad essere a pieno diritto il motore della città….cittadinanza attiva a tutti gli effetti.
Le nuove povertà cittadine vanno affrontate con strumenti creati ad hoc che non siano mero ed insufficiente assistenzialismo, costruendo politiche per la famiglia : “famiglia” non è un sostantivo astratto ma l’insieme di individui ,che se in difficoltà,necessitano di aiuto a 360 gradi,non dimentichiamolo.
Daniela Pieri



