Giovani e Scuola

APPELLO DEI MUNICIPI ALLE ASL: SERVE PIÙ CHIAREZZA SUL TRATTAMENTO DEI POSITIVI A SCUOLA

Serve più chiarezza e collaborazione tra le Aziende sanitarie locali e i municipi nel trattamento dei sospetti positivi al coronavirus, tra personale e bambini, negli asili nido della Capitale. E’ quanto è emerso oggi nel corso della commissione capitolina scuola che ha affrontato le possibili azioni operative in caso di focolai di Sars-Cov-2 nei nidi e nelle scuole dell’infanzia di Roma Capitale.

“Credo di essere stato il primo municipio ad avere presenze di presunti Covid tra educatrici e nidi. È stata dura perché manca un rapporto diretto con Asl. Ho provato a crearlo da sola con la Asl Roma 2, e ora abbiamo un contatto diretto e facciamo un report tutte le sere”. Lo ha spiegato nel corso della commissione capitolina Scuola l’assessore del municipio Roma V Maria Elena Mammarella. “È necessario creare un numero di telefono dedicato che non sia un numero verde, perché spesso si ha necessità di avere delle risposte immediate. Ad esempio: un papà è positivo, il bambino cosa deve fare? Restare a casa per quanto? La struttura deve restare chiusa? Ci stiamo rendendo conto che le casistiche sono numerosissime, quindi si potrebbe fare una casistica e poi per le situazioni particolari la necessità di chiedere numero diretto. Nel mio municipio ho 6 bolle chiuse. Gestire una scuola materna non è facile. C’è bisogno realmente di una soluzione pratica”.

Altro problema è quello che spiega Patrizia Poli, responsabile del dipartimento Servizi educativi e scolastici di Roma Capitale: “Come dipartimento abbiamo mandato varie circolari, la principale è quella del 24 agosto con le linee guida della task force. A queste sono seguite comunicazioni minori a supporto. Il documento della task force nasce prima del documento ministeriale e quindi quando si sono posti dei problemi interpretativi, la fonte ministeriale ha sempre prevalso. Proprio oggi sono state ripubblicate le linee guida nella nuova versione uniformandole alle variazioni apportate dal ministero”. Sulla questione della formazione da dare ai referenti Covid, è intervenuta Silvia Foriglio, dell’assessorato alla scuola: “I referenti Covid oltre a porre in isolamento e avvertire i genitori e l’equipe anti Covid che la regione ha messo in piedi, a tracciare eventuali contagi (azione che viene fatta sistematicamente), stare con il bambino e dare le informazioni all’equipe in modo tale da fare la stima di tutte le persone che sono entrate in contatto, non deve dare nozioni di tipo medico. Si tratta di leggere le linee guida. Riteniamo utile e adatta la formazione fatta dall’Istituto superiore di Sanità. Ci saranno sicuramente delle modifiche in corso in base agli scenari, ma si tratta di seguire quello che c’è scritto sui prontuari. Il referente Covid, non per sminuire il ruolo, ma oltre a essere con i bambini e fornire all’equipe anti Covid tutte le informazioni, non deve fare niente di medico”.

Anche Patrizia Poli sottolinea che “Il referente Covid è un ruolo, passatemi il termine, ‘amministrativo’. Deve essere escluso qualsiasi livello di valutazione. La formazione, ovviamente è teorica, ma la parte sanitaria del ruolo è solo quella di protezione di sé stesso, del bambino che deve essere tutelato e accompagnato, ma non c’è nulla che deve entrare in aspetti valutativi o comportamenti che deve stabilire il medico. Deve seguire procedure amministrative”. Vincenzina Iannicelli, direttrice del Municipio XII, ha detto che fino ad ora “nel nostro municipio non abbiamo avuto situazioni di casi da trattare anche se le norme e regolamentazioni mi sembrano abbastanza definite e chiare. Non intravedo criticità. Fin dall’origine abbiamo fatto fare la capienza di verifica ai responsabili del servizio di prevenzione e protezione (Rspp). Questa struttura ha messo in essere tutte le istruzioni per la tutela dei bambini. Abbiamo avuto qualche problema invece sugli ingressi delle scuole. Abbiamo comprato dei gazebo per misurare la temperatura fuori, ma chiaramente in alcune scuole si sono creati delle sovrapposizioni di persone, ma questo è avvenuto alla Forlanini in cui su 5 Poses (figure di raccordo tra municipi e dipartimenti per le attività scolastiche, ndr), due sono persone fragili e non posso lavorare in presenza. Lì c’è stato un problema di sovraffollamento. C’è un coordinamento e azione operativa che nel tempo si è consolidata. Il posto sicuro è stato individuato nella segreteria delle Poses, abbiamo comprato tutti dispositivi di sicurezza ma siamo coperti fino a dicembre. Poi a inizio anno prossimo, se questa situazione dovesse continuare, ci troveremo in difficoltà”.

Per quanto riguarda l’operato svolto dalle varie Asl, Giulia Cairella della Asl Roma 2, ha spiegato le loro azioni e i primi feedback di queste due prime settimane dall’inizio della riapertura delle scuole: “abbiamo un documento di riferimento della regione che contiene indicazioni per noi operatori sanitari. Sulla base di questo documento l’organizzazione interna della Asl è divisa in due: una dedicata all’attività di scuole che promuovono la salute, che è un modello regionale che riguarda non solo la nostra Asl, e ha la funzione di supportare apertura scuola in tempo di Covid. L’altra linea è dedicata alla gestione dei casi Covid. Questo documento ci chiede di identificare a scuola un referente scolastico. Abbiamo mandato una prima nota di richiesta di nomina a tutte le scuole. Abbiamo anche noi segnalato il corso di formazione all’Iss, perché anche dalle domande che riceviamo abbiamo pensato che è utile insistere e lavorare sulla formazione. Abbiamo avuto circa 25 casi più tutte le segnalazioni di casi dubbi che richiedono tempo, collaborazione e formazione. Le scuole comunicano con noi al momento tramite una mail dedicata, stiamo lavorando per realizzare un sistema più avanzato come piattaforma informatica. Nella sezione ‘Coronavirus’ abbiamo attivato una pagina informativa dedicata alla scuola. Come azienda sanitaria abbiamo avuto un’altra iniziativa per sostenere la scuola di ogni ordine e grado e dotarla di un supporto psicologico esclusivamente dedicato alla scuola. Abbiamo attivato una linea telefonica a cui risponde personale psicologico con competenze di supporto legato alla questione Covid”.

Altra questione su cui si è discusso nel corso della commissione capitolina Scuola è la procedura da attivare in caso di soggetto sintomatico. Monica Giampaoli del municipio XIV, ha detto che la procedura che è partita alla Asl Roma 1 ha visto “da parte di Roma Capitale l’attivazione della procedura Covid come da istruzioni di dipartimento: attendere che il caso sia conclamato come positivo, abbiamo misurato la temperatura ai bambini, poi durante la mattinata la temperatura è aumentata, abbiamo portato il bambino in sala Covid e avvisati i genitori. Parliamo di asili nidi. Insieme alla Asl è stata fornita indicazione di rivolgerci a un numero telefonico a disposizione della Asl. Una volta segnalato il caso, in automatico, quell’operatore ha richiesto alla Poses tutti i nomi dei bambini della bolla e ha posto anche loro sotto richiesta di tampone. Questo sta sollevando nelle famiglie delle serie perplessità. Se il caso non è certo, perché la Asl chiede a tutti di recarsi il giorno dopo a fare il tampone? Questo crea uno stato di allerta troppo prudenziale. La mia domanda è: non dobbiamo attendere, come scritto a pagina 9, nel documento a cui facciamo riferimento, che se il test è positivo attuiamo tutta una serie di procedure?”.

Quello che chiede anche la consigliera Lavinia Mennuni di Fratelli d’Italia, riguarda l’esito del tampone: “pur non essendo a conoscenza dell’esito del tampone del soggetto, viene prescritto un tampone anche a tutti gli altri bambini della bolla. Quello che chiedo agli organi competenti, è di poter applicare la procedura, con tutte le attenzioni del caso, ma in una fase in cui vi è una effettiva situazione di dubbio”. In risposta, Alessandra Brandimarche della Asl Roma 1 ha spiegato che “la scelta di prudenza deriva dalla condizione in cui ci troviamo, causata dal virus. L’unico strumento sanitario che fino a ora abbiamo è l’isolamento, quindi finché il soggetto non può essere considerato No-Covid, noi cerchiamo di mettere in isolamento il resto della classe. Perché facciamo i tamponi? Quelli che facciamo noi non solo molecolari, ma rapidi e otteniamo una risposta in mezz’ora. La sua logica è mettere in evidenza eventuali focolai e intervenire indipendentemente dal soggetto sintomatico e far ritornare la classe prima in aula. Se il soggetto sintomatico è negativo e tutti sono negativi, possono tornare tutti in classe subito tranquillamente. Il sintomatico resta a casa anche dopo il primo tampone negativo, fino a guarigione clinica da infezione, poi deve ripetere secondo tampone molecolare dopo quattro o cinque giorni, a conferma della negatività, ma nel frattempo la classe può tornare a scuola”.

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