GUY FAWKES NIGHT. UNA NOTTE ANTIROMANA

Che il Bel Paese sia famoso anche per la sua fitta storia di congiure e trame nascoste è una cosa nota. Roma, in particolare, è stata teatro di numerosi episodi controversi che hanno dato origine a molte dietrologie. Persone come Giulio Cesare, Lorenzo de’ Medici, Giovanni Paolo II o Aldo Moro ne sanno qualcosa. Tuttavia, Roma, direttamente o indirettamente, è stata coinvolta anche in congiure politiche di paesi stranieri; paesi che, con la Città Eterna, non volevano avere proprio nulla a che fare.
Ogni 5 novembre, attraverso una particolare tradizione britannica, i cieli inglesi vengono illuminati da fuochi d’artificio mentre i parchi e le piazze vengono cosparsi di disparati falò. Un giorno di festa che, vissuto oggi soprattutto come un momento di piacevole goliardia, ricorda la drammatica storia di un attentato fallito contro il re e il Parlamento inglese. È la Guy Fawkes Night, nota anche come Bonfire Night o Fireworks Night.
Nella Gran Bretagna del XVII secolo, quando le profonde tensioni religiose dell’età moderna impregnavano profondamente le società di tutta Europa, la Chiesa d’Inghilterra si era affermata come unica istituzione religiosa del regno grazie ad Enrico VIII e al suo Atto di Supremazia (Act of Supremacy) del 1534. Una situazione nella quale i cattolici, attraverso nuove leggi, erano sottoposti a continue restrizioni e discriminazioni sociali.La successiva ascesa al trono di Giacomo I nel 1603, figlio della cattolica Maria Stuarda, non aveva portato il miglioramento sperato: il mantenimento delle leggi discriminatorie contro i cattolici, infatti, aveva deluso le loro aspettative.
Fu in questo clima di forte frustrazione sociale che un gruppo di cospiratori cattolici concepì un piano per colpire il cuore del potere politico inglese.Il progetto, che prevedeva di far esplodere una grande quantità di polvere da sparo sotto la Camera dei Lord, passò alla storia come Gunpowder Plot, ovvero: Congiura delle polveri.
L’obiettivo era quello di uccidere il re protestante e le principali autorità del regno durante la cerimonia di apertura del Parlamento e favorire l’instaurazione di un nuovo ordine politico più favorevole ai cattolici e alla Chiesa di Roma.
Tra i partecipanti alla congiura figurava Guy Fawkes, un militare d’esperienza incaricato di sorvegliare gli esplosivi che sarebbero stati depositati e nascosti nei sotterranei dell’antico Palazzo parlamentare di Westminster. Il piano, tuttavia, fallì.
Nelle prime ore del 5 novembre 1605, Fawkes, che custodiva la polvere da sparo destinata a far esplodere il cuore della politica inglese, fu scoperto e arrestato. La notizia del fallimento del complotto e la salvezza della corona inglese si diffusero rapidamente per tutta Londra, e i cittadini furono autorizzati ad accendere falò per celebrare la salvezza del sovrano.
La commemorazione assunse ben presto un carattere ufficiale e nel gennaio del 1606 il Parlamento inglese approvò una legge, l’Observance of 5th November Act, che istituiva per il 5 novembre una giornata annuale di ringraziamento per il fallimento della congiura.
Una festa che non voleva solo celebrare la sopravvivenza del re e della corona, ma che ricordasse anche l’indipendentismo politico e religioso del paese e, più in generale, della difesa dell’ordine costituito contro quella che veniva rappresentata come la minaccia cattolica.
Una ricorrenza che, neanche a dirlo, divenne presto anche terreno fertile per la violenza popolare.Le celebrazioni, mentre venivano pronunciati sermoni contro il cattolicesimo, divennero l’occasione per bruciare fantocci raffiguranti il papa, il diavolo o altri personaggi considerati nemici della nazione protestante. La festa divenne l’occasione per disordini sociali e, in alcune città inglesi, le celebrazioni erano accompagnate da scontri, intimidazioni e manifestazioni violente.
La situazione, tuttavia, migliorò nell’Ottocento, quando il progressivo miglioramento delle condizioni civili dei cattolici e il graduale indebolimento delle contrapposizioni religiose contribuirono a ridimensionare il carattere confessionale della ricorrenza. Inoltre, durante i falò, vennero bruciati fantocci che rappresentassero Guy Fawkes (divenuto il simbolo della ricorrenza) piuttosto che immagini che richiamassero esplicitamente il cattolicesimo, il papa o Roma, e nel 1859, la legge che aveva istituito la giornata ufficiale di ringraziamento venne abrogata.
Tuttavia, nonostante l’abrogazione, la tradizione popolare continuò a sopravvivere assumendo un carattere più ricreativo anche grazie ai fuochi d’artificio. Una tradizione che, inoltre, venne esportata in gran parte dell’Impero britannico. Curioso è il caso di George Washington che, nel 1775, vietò ai soldati sotto il suo comando di partecipare alle celebrazioni che prevedevano il rogo dell’effigie del papa, simbolo di Roma, ritenendole offensive nei confronti dei cattolici canadesi, dei quali i rivoluzionari americani cercavano il sostegno proprio contro la Gran Bretagna.
Insomma, una ricorrenza che, ogni 5 novembre, fa rivivere agli inglesi, tra i fuochi d’artificio che illuminano il cielo britannico, il ricordo di una notte in cui l’attentato contro il Parlamento venne sventato, il proprio re salvato e il papa allontanato. Una storia che racconta come, proprio a tutti, il Colonnato romano del Bernini non piaceva moltissimo.
STEFANO VECCHIARELLI



