Religioni

WOJTYŁA, IL PAPA CHIAMATO DA UN PAESE LONTANO

Per Roma, il 16 ottobre 1978, non fu un giorno uguale a tutti gli altri.

A Piazza San Pietro, precisamente alle 18.18, dal tradizionale comignolo collegato alla stufa installata nella Cappella Sistina uscì la tanto agognata “fumata bianca”. La seconda in tre mesi. Solo il 26 agosto precedente, infatti, il patriarca di Venezia Albino Luciani era stato eletto pontefice, assumendo il nome di Giovanni Paolo I. Il nuovo pontificato, tuttavia, ebbe una durata brevissima: appena trentatré giorni.

Fu così che i cardinali furono nuovamente convocati a Roma per scegliere un nuovo papa in un secondo conclave che iniziò il 14 ottobre, a meno di due mesi da quello precedente. Inizialmente l’attenzione si concentrò soprattutto su alcuni cardinali italiani, in particolare Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova, e Giovanni Benelli, arcivescovo di Firenze. Ma fu in questo contesto che, progressivamente e solo fino all’ottavo scrutinio, emerse la candidatura del giovane cardinale di Cracovia: Karol Józef Wojtyła.

Nato il 18 maggio 1920 a Wadowice – una cittadina polacca non lontana da Cracovia –, Karol Wojtyła attraversò alcuni degli eventi più drammatici del Novecento. La sua infanzia fu segnata molto presto dal dolore: non conobbe mai la sorella Olga, perse la madre Emilia a 9 anni e, poco tempo dopo, anche il fratello maggiore Edmund. Karol rimase così solo con il padre. Trasferitisi insieme a Cracovia nel 1938, nello stesso anno il giovane Wojtyła si iscrisse all’Università Jagellonica, sviluppando forti passioni per il teatro, la letteratura, il mondo dell’arte e dello sport.

Nel settembre del 1939, tuttavia, la sua giovinezza cambiò radicalmente. Con l’invasione della Polonia da parte della Germania nazista e l’inizio della Seconda guerra mondiale, Wojtyła dovette adattarsi alle condizioni imposte dall’occupazione, lavorando prima come fattorino e, successivamente, nelle cave e negli stabilimenti della Solvay, evitando evitò così la deportazione in Germania.

Rimasto completamente solo dopo la morte del padre nel 1941, Wojtyła maturò definitivamente la propria vocazione religiosa. Nel 1942 entrò nel seminario clandestino di Cracovia organizzato dall’arcivescovo Adam Stefan Sapieha. Successivamente, vivendo il proprio ministero nel contesto della Polonia comunista, Wojtyła venne ordinato sacerdote nel 1946, divenne vescovo ausiliare di Cracovia nel 1958, arcivescovo nel 1964 e, infine, cardinale nel 1967. Eletto dal collegio cardinalizio anche per via della forte esperienza maturata sotto un regime politico che limitava fortemente le libertà individuali, la sua elezione rappresentò l’allargamento dello sguardo della Chiesa oltre l’Europa occidentale e segnò l’inizio di un nuovo corso.

Infatti, caratterizzato dal costante rapporto tra fede e libertà e dal dialogo con la società contemporanea, il suo fu un pontificato particolarmente innovativo. Wojtyła viaggiò moltissimo, con 104 viaggi internazionali in totale, e trasformò il viaggio pastorale in uno dei suoi strumenti principali. Tra i più significativi, sicuramente, vi fu quello compiuto in Polonia nel giugno del 1979, appena pochi mesi dopo l’elezione. Il ritorno del papa polacco nel proprio Paese ebbe una straordinaria risonanza, con milioni di persone che, partecipando agli incontri e alle celebrazioni, mostrarono l’esistenza di una comunità civile e religiosa difficilmente controllabile completamente dallo Stato. Una visibilità che accompagnò la crisi del comunismo in Polonia, segnata anche dalla nascita del sindacato indipendente Solidarność, guidato da Lech Wałęsa.

Il suo pontificato, tuttavia, fu caratterizzato anche dal drammatico momento in cui, durante l’udienza generale in piazza San Pietro, Giovanni Paolo II sopravvisse miracolosamente all’attentato del terrorista turco Mehmet Ali Ağca, il 13 maggio 1981. Colpito gravemente all’addome da un colpo di pistola, Wojtyła venne immediatamente trasportato al Policlinico Gemelli e sottoposto a un lungo intervento chirurgico. Sopravvissuto all’attentato, nel dicembre del 1983 il pontefice si recò nel carcere di Rebibbia per incontrare personalmente Ağca, comunicandogli il proprio perdono.

Il papa polacco, inoltre, dedicò anche una particolare attenzione ai giovani. Nel 1984, durante il Giubileo straordinario della Redenzione, centinaia di migliaia di ragazzi parteciparono al Giubileo dei giovani a Roma. Il successo fu tale da portarlo a rendere stabile l’esperienza, istituendo così le Giornate mondiali della gioventù, uno degli appuntamenti più importanti della Chiesa cattolica contemporanea. Inoltre, grande attenzione fu data anche al dialogo con le altre religioni. Nel 1986 visitò, in qualità di primo pontefice dell’epoca contemporanea, la Sinagoga di Roma: un gesto che ebbe un’enorme importanza simbolica nei rapporti tra cattolicesimo ed ebraismo.

Sul piano dottrinale, invece, Giovanni Paolo II mantenne sempre posizioni ferme su numerose questioni morali e disciplinari. Ribadì l’opposizione della Chiesa all’aborto e all’eutanasia, confermò il celibato ecclesiastico nella Chiesa latina e l’impossibilità dell’ordinazione sacerdotale femminile. Il suo magistero fu molto ampio e comprende numerose encicliche dedicate alla dignità della persona, al lavoro, ai rapporti tra fede e ragione, alla morale e ai grandi problemi sociali.

Negli ultimi anni del suo pontificato, mentre accompagnava l’Europa dalla fine del XX secolo all’inizio del nuovo millennio, le sue condizioni fisiche peggiorarono progressivamente. Tuttavia, nonostante i sempre più evidenti sintomi della malattia di Parkinson, le difficoltà nel camminare e nel parlare, Giovanni Paolo II continuò a partecipare agli appuntamenti pubblici e ai viaggi apostolici finché le condizioni glielo consentirono. Nel 2005, dopo essere comparso per l’ultima volta alla finestra del Palazzo Apostolico il 30 marzo e aver tentato inutilmente di parlare davanti alla folla presente in piazza San Pietro, morì, dopo oltre ventisei anni di pontificato, nella Città del Vaticano alle 21:37 del 2 aprile 2005, all’età di ottantaquattro anni.

La notizia provocò una mobilitazione straordinaria, con milioni di persone che raggiunsero Roma nei giorni successivi per rendere omaggio alla salma del pontefice. I funerali si celebrarono l’8 aprile 2005 in piazza San Pietro, presieduti dal cardinale Joseph Ratzinger che, pochi giorni dopo, sarebbe stato eletto papa con il nome di Benedetto XVI. Il successivo processo che avrebbe condotto alla canonizzazione e santificazione iniziò in tempi molto rapidi. Giovanni Paolo II venne beatificato da Benedetto XVI il 1º maggio 2011 e, insieme a Giovanni XXIII, fu proclamato santo da papa Francesco il 27 aprile 2014.

Tuttavia, nonostante la sua grandezza, il pontificato Giovanni Paolo II verrà ricordato soprattutto per una breve frase pronunciata proprio quella sera del 16 ottobre 1978. In occasione della sua inattesa elezione, scegliendo di assumere il nome del pontefice che lo aveva preceduto di appena due mesi, eletto come primo papa non italiano dopo 455 anni e conosciuto quasi esclusivamente all’interno dei ranghi della Chiesa, il pontefice chiamato da “un paese lontano”, salì sul treno della storia pronunciando l’iconica frase: «se mi sbaglio mi corrigerete..!».

Ebbene, finora, al “Magno”, non l’abbiamo ancora “correggiuto”.

STEFANO VECCHIARELLI

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