SCIOPERI E MANIFESTAZIONI PER GAZA

L’Italia si ferma: scioperi da Nord a Sud per la pace a Gaza. L’Italia si è fermata. Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza in tutto il paese tra venerdì e sabato per scioperare contro il fermo della “Global Sumud Flotilla” e per la pace a Gaza. Da Trieste alla Sicilia i numeri oscillano tra i più cauti quattrocentomila partecipanti resi noti dal Viminale, e i due milioni rivendicati dagli organizzatori per la giornata di scioperi del 3 ottobre.
Ma nell’«unica grande manifestazione», così la definiscono molti, non mancano i pareri discordanti.Tutto ha inizio nella notte del primo ottobre, quando le prime navi della Flotilla sono state abbordate a settanta chilometri dalla costa della Striscia di Gaza dalla Marina Israeliana. A bordo ci sono attivisti, parlamentari europei e gente comune che ha provato a forzare il blocco navale imposto da Israele nel 2009, per portare aiuti alla popolazione di Gaza. Il governo di Tel Aviva aveva avvisato che la Flotilla sarebbe stata bloccata, e dalle piazze si era parimenti anticipata una risposta di massa. Non appena arriva la notizia del primo abbordaggio in migliaia scendono in piazza, e così fino agli scioperi di venerdì e alla maxi-manifestazione del 4 ottobre a Roma. Nel frattempo, le piazze si riempiono e le città di bloccano al grido di «Free Palestine» e «Buon vento» per gli attivisti della Sumud Flotilla. Nonostante la presidente della Commissione di garanzia Bellocchi abbia definito illegittimi gli scioperi del 3 ottobre perché non rispettano il preavviso di dieci giorni, la Cgil parla a Roma di un corteo pacifico di 300.000 persone che ha percorso quindici chilometri ed è durato otto ore, con disagi alla popolazione. Difficile invece la situazione nel Centro-Nord. Sulla tangenziale di Milano i manifestanti hanno lanciato sassi contro la polizia che ha risposto con gli idranti. Scenari simili a Bologna e Torino, dove già nei giorni scorsi ci sono stati scontri: nel capoluogo piemontese il corteo pacifico ha contato cinquantamila persone, ma un gruppo di antagonisti ha cercato di assaltare la Ogr dove si tiene “Tech Week”. A Bologna, invece, tra la tangenziale e l’autostrada si sono verificati scontri.Sabato 4 ottobre, invece, il corteo pacifico organizzato a Roma da Giovani palestinesi in Italia, Comunità palestinese in Italia e Associazione Palestinese, insieme ai sindacati di base e alle sigle studentesche, ha contato almeno 250.000 presenze, contro il milione rivendicato dagli organizzatori, e momenti di tensione quando un gruppo di antagonisti ha attaccato le forze dell’ordine. La situazione è degenerata con cariche della polizia e lancio di fumogeni. È presto scontro tra gli esponenti di governo e i sindacati. Il vicepremier Salvini accusa la Cgil di «guerra politica», e il segretario Landini risponde di non aver mai visto un rappresentante dello Stato minacciare i suoi cittadini se esercitano il diritto costituzionale di sciopero. La premier Meloni aveva già commentato l’iniziativa della Flotilla parlando di ragioni più politiche che umanitarie, e sugli scioperi osserva che «weekend lungo e rivoluzione non stanno insieme». Gli esponentidi governo, poi, non mancano di ringraziare pubblicamente le forze dell’ordine per il pronto intervento in situazioni «interessanti». Dall’opposizione, Schlein del Pd rivendica: «Giù le mani dal diritto di sciopero», mentre Calenda di Azione parla di «mobilitazione fondamentale». Mentre le piazze italiane chiedono pace, il Mediterraneo resta in bilico tra diplomazia e nuove escalation. Per conoscerne l’esito non resta che attendere domenica notte, quando scade l’ultimatum lanciato da Trump ad Hamas per accettare l’accordo di pace concordato con gli Emirati e già accettato da Netanyahu.
LAVINIA CECI



