A SANTA MARIA MAGGIORE ESPOSIZIONE ECCEZIONALE DELLA “SACRA CULLA”

A partire dal prossimo 15 ottobre e fino al giorno dell’Epifania, all’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore, le reliquie della Sacra Culla lasceranno temporaneamente la loro abituale collocazione nella monumentale Confessio – la cripta ipogea situata sotto l’altare maggiore – per essere esposte in una posizione straordinariamente ravvicinata ai fedeli e ai pellegrini.
La decisione è stata presa per fondamentali esigenze conservative. L’attuale struttura interna, infatti, realizzata con pannellature lignee, non è più adeguata a garantire condizioni ottimali e costanti di per la tutela delle reliquie. Il progetto, il cui intervento sarà realizzato sotto la sovrintendenza della Direzione dei Musei e dei Beni Culturali del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e affidato alla Progetto Arte Poli di Verona (atelier specializzato nella realizzazione di opere d’arte sacra e interventi destinati a importanti complessi ecclesiastici) avrà l’obiettivo di realizzare una nuova teca secondo criteri aggiornati di stabilità, sicurezza e controllo microclimatico.
L’intervento, inoltre, prevede la realizzazione di un nuovo fondale musivo blu alle spalle della Sacra Culla. L’opera, composta da smalti vitrei e tessere dorate, sarà destinata a evocare simbolicamente il cielo della Natività e la configurazione celeste della notte di Betlemme: il luogo della nascita di Cristo. Un lavoro che si integrerà perfettamente anche con l’iconica Confessio della Basilica, la solenne ambientazione monumentale realizzata tra il 1861 e il 1864, attraverso una settantina di marmi diversi dall’architetto romano Virginio Vespignani su desiderio di papa Pio IX.
La reliquia è custodita all’interno di un prezioso contenitore a forma di culla contenente 5 assicelle di legno. Una, con molta probabilità, apparteneva ad un antico quadro della natività scomparso a causa del sacco di Roma del 1527. Le altre 4, invece, realizzate di legno di sicomoro della zona della Palestina, sono tradizionalmente identificate come frammenti della mangiatoia nella quale, secondo il racconto evangelico, Maria depose Gesù dopo la nascita.
Già nei primi secoli dell’era cristiana, come testimoniato anche da san Girolamo, nella basilica della Natività di Betlemme era venerata una reliquia legata proprio alla Natività. Secondo la tradizione, il suo arrivo a Roma viene fatto risalire all’epoca di papa Teodoro I, figlio di un vescovo di Gerusalemme, tra il 642 e il 649, donato dal vescovo di Betlemme san Sofronio, con l’intento di sottrarla ai pericoli legati all’avanzata musulmana.
Non fu casuale nemmeno la scelta di Santa Maria Maggiore come luogo di custodia della reliquia giunta a Roma. La basilica, infatti, ricostruita dopo il Concilio di Efeso del 431 – cardine teologico che proclamò la maternità divina di Maria – era strettamente legata al culto della Natività. Al suo interno, ispirata a quella di Betlemme e per questo conosciuta anche come Santa Maria ad Presepem (ovvero, “mangiatoia”), venne realizzata una copia della “Grotta della Natività”.
Il reliquiario, realizzato da Giuseppe Valadier nel 1802, è costituito da una teca di cristallo a forma di culla, sorretta da quattro putti dorati intorno e culminante nella parte superiore con un Bambinello d’oro benedicente, adagiato su un letto di paglia.
Se in passato la Sacra Culla veniva spostata nella navata centrale durante le festività natalizie, durante il periodo di questo intervento si verificherà occasionalmente una congiunzione difficilmente ripetibile: il reliquiario, infatti, sarà trasferito su uno degli altari laterali della navata destra, vicino all’Annunciazione di Pompeo Batoni. Ne nascerà un suggestivo dialogo artistico e religioso che collegherà l’Ecce ancilla Domini alla mangiatoia di Betlemme. Un visibile incontro che da sempre ha legato l’Annunciazione con l’Incarnazione.
Una sistemazione eccezionale che consentirà a tutti i fedeli e i visitatori presenti di vivere il periodo natalizio con maggior spiritualità, ricordando come 2000 anni fa l’Infinito abbia deciso di entrare nel finito.
STEFANO VECCHIARELLI



