SOS VILLAGGI BAMBINI: “IN ITALIA OGNI ANNO CIRCA 3.000 CARE LEAVERS”
Ogni anno, nel nostro Paese, sono circa 3.000 i care leavers – ovvero i giovani che in base alla nostra legislazione, raggiunta la maggiore età non possono più beneficiare della cura, della protezione e della tutela garantite dalla realtà di accoglienza residenziale – costretti, senza avere le necessarie tutele, ad avviarsi verso un percorso di autonomia economica e lavorativa. Lo rivela il report internazionale ’Una risposta ai care leavers: occupabilità e accesso ad un lavoro dignitoso’, presentato alla sede delle Nazioni Unite a New York. Si tratta di un documento frutto degli sforzi congiunti dell’associazione internazionale Sos Children’s Villages, insieme al Ucl Institute of Education, University College di Londra e di 12 Paesi che hanno preso parte a quasi 2 anni di ricerca.
Sos Villaggi dei Bambini Italia ha contribuito costruendo un tassello fondamentale della ricerca, è stato infatti l’unico Paese a coinvolgere direttamente una decina di giovani care leavers nella stesura del documento, evidenziando il sostegno ancora insufficiente nel nostro Paese per chi lascia l’accoglienza eterofamigliare. Ed è solo grazie ad una costante azione di advocacy che Sos Villaggi dei Bambini, invece, ha fatto sì che il 27 novembre 2017 il governo italiano stanziasse un fondo sperimentale di 15 milioni di euro che coprirà i bisogni legati all’avvio autonomia di circa 500 ragazzi e ragazze in uscita da percorsi di accoglienza fuori famiglia d’origine per il triennio 2018-2020. Un primo traguardo, ma solo un piccolo passo rispetto alle tante difficoltà che affrontano i care leavers.
“Di fronte a questo importante risultato anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha suggerito di avviare un comitato italiano per sostenere coloro che hanno lasciato l’assistenza al fine di rendere questo fondo permanente e di impostare misure specifiche per sostenere i care leavers come parte integrante delle politiche di welfare nel nostro Paese”, afferma Samantha Tedesco, responsabile dell’Area Programmi e Advocacy di Sos Villaggi dei bambini Italia e membro esperto dell’Osservatorio nazionale italiano sull’infanzia e l’adolescenza.
I ragazzi che crescono in accoglienza, infatti, sono particolarmente a rischio di povertà ed esclusione sociale, a causa della mancanza di relazioni familiari stabili e di una rete di contatti sulla quale fare affidamento. Per questo motivo è fondamentale il sostegno da parte delle Istituzioni nonché una cultura diffusa tra realtà di accoglienza, servizi sociali, scuola e società perché questi ragazzi non vengano abbandonati a loro stessi al compimento del diciottesimo anno di età.