Giovani e Scuola

POLITICA GIOVANILE: IL CASO DEL LICEO RIGHI

La stagione delle occupazioni ancora non si è conclusa, e come ogni anno, continua a tenere banco nel dibattito pubblico. L’ultimo fatto risale a lunedì 4 novembre, quando una quindicina di militanti del movimento di estrema destra Lotta studentesca attacca il liceo Augusto Righi, occupato dal 22 ottobre per solidarietà a Gaza. Al grido di «Duce, duce» e «Boia chi molla», i neofascisti hanno lanciato bottiglie contro il cancello, mentre gli studenti rafforzavano le barricate e i genitori chiamavano la polizia. Ma il caso non è isolato: già nei giorni precedenti c’erano state tensioni, con cori offensivi e minacce, e la settimana prima l’istituto Bramante al Tufello, anch’esso occupato, ha subito una sorte simile.

Storie come queste ci proiettano indietro di almeno cinquant’anni: violenze di quartiere tra giovani e giovanissimi militanti politici; sassaiole e aggressioni, fino a vere e proprie esecuzioni in nome della fede politica. Che sia la violenza l’unica lezione ereditata dall’attivismo giovanile post Sessantotto?Fare politica oggi è in ogni cosa: dalla postura che si assume sui mezzi pubblici, alla pubblicazione di un post sui social, fino al modo in cui si parla di un film in uscita. A beneficiare di questo relativismo sono per lo più i giovani, che si definiscono politicamente attivi pur non prendendo direttamente parte a movimenti, associazioni o partiti. Se, infatti, si osservano i dati, i giovani attivi “diretti e stabili” in politica sono crollati vertiginosamente: tra gli anni Sessanta e Settanta erano tra l’8 e il 14%, mentre tra il 2020 e il 2025 sono tra il 4 e l’8%.

Complice il cambio secolo, la fine del sistema bipolare e la generale smaterializzazione della vita politica – non esistono più, ad esempio, le sezioni di partito, luoghi d’incontro e scambio – i giovani hanno perso (o forse mai trovato) la spinta alla politica vecchio stile, quella del coinvolgimento e dell’azione. Ma ciò non vuol dire che non se ne interessino: continuano a informarsi, prendono parte a community online in cui si fa attivismo, condividono contenuti, trattano temi e dicono la loro. C’è poi tanto attivismo culturale, ambientale, l’associazionismo locale ed eventi pacifici di sensibilizzazione e confronto.

Come ogni cosa, anche la politica nell’era di internet ha cambiato pelle: bisogna accettarlo. Poi ovviamente ci sono anche luoghi privilegiati di dibattito. L’attivismo politico nei licei romani, ad esempio, è tema ricorrente: occupare, manifestare, dialogare sono temi che ritornano spesso, perché la scuola non solo incoraggia a sperimentare e conoscere sé stessi e la realtà in un ambiente protetto e controllato; ma funziona da “palestra di democrazia” in tutti i sensi, con assemblee, collettivi e organi di rappresentanza.

Quanto detto dimostra dunque che quel «risveglio delle coscienze» giovanili invocato dai più anziani è già un fatto: i ragazzi si spendono, si interessano e intervengono sulle cause a cui tengono – come giovani e giovanissimi possono fare, ingenuamente, complice l’età e l’inesperienza del mondo. Ora resta capire quanto di questa lotta politica più o meno attiva sia frutto del risveglio delle coscienze giovanili, e quanto mera – e spesso strampalata – emulazione, o banale voglia di far casino.

Se guardiamo cum grano salis alle iniziative giovanili, la partecipazione in massa alle manifestazioni Propal, ad esempio, è un ottimo indice di coinvolgimento attivo dei giovani nella vita politica. Allo stesso modo, l’occupazione o cogestione del liceo – se motivata da ragioni forti – è un buon modo per lanciare un messaggio a chi può decidere sui piani didattici, attività extracurricolari e via discorrendo. Condividere contenuti divulgativi sui social per sensibilizzare, raccontare o far conoscere storie ignorate dal grande pubblico è fare politica coscienziosamente. La partecipazione ad attività promosse da associazioni di Terzo Settore è un altro ottimo indicatore di coinvolgimento politico, perché rafforza la rete sociale e comunitaria.Al contrario, adottare slogan e modalità appartenute a movimenti o lotte precedenti, spesso senza comprenderli fino in fondo, è emulazione. Abolire il confronto e agire con la forza è emulazione. Arrogarsi il diritto di decidere in nome di una giustezza arbitraria è emulazione. E questo vale per entrambi i lati della barricata: ogni forma di eccesso e di violenza ingiustificata è da condannare.

Dell’attivismo politico, allora, ai giovani resta una missione chiara: trovare il proprio modo di incidere. La sfida è distinguere ciò che nasce da convinzione da ciò che è solo rumore di fondo.

Lavinia Ceci

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