IL VERDE A ROMA CROCE E DELIZIA

Il verde pubblico di Roma è in una fase di trasformazione. Il che è un bene per una città che possiede uno dei patrimoni urbani più estesi d’Europa. Roma ha infatti oltre 47 milioni di metri quadrati di aree verdi, circa il 36% dell’intero territorio comunale. Eppure, la percezione è diversa: degrado, con il noto “cicorione romano” che infesta le strade, poca o nulla manutenzione di parchi pubblici, e nuovi progetti urbanistici che sembrano dimenticare di piantare alberi. Ma il 2025 sta portando grandi innovazioni che fanno ben sperare.
Il verde pubblico romano, almeno nella sua veste più nota, nasce dalla mente creativa di un architetto-giardiniere fondamentale: Raffaele De Vico. Attivo tra gli anni Venti e Sessanta del Novecento, De Vico è il responsabile della costruzione di parchi simbolo come Colle Oppio, Villa Borghese e Villa Glori. La sua spiccata sensibilità gli ha permesso di tenere assieme le due anime di Roma, quella architettonica e quella paesaggistica, coniugandole con le esigenze di vivibilità. Da qui l’idea di creare enormi spazi verdi, e di farli mantenere da “giardinieri custodi”, come nel caso di Colle Oppio. Qui il giardiniere custode manuteneva e presidiava, prevenendo atti vandalici ed evitando che il verde cadesse nel degrado. Oggi di lui resta solo la “casetta del custode”, in via delle Terme di Tito, ma la necessità di una figura che tenga al parco risuona ancora nelle parole dei cittadini. Piera a spasso con i figli commenta: «Il parco è molto importante ma molto pericoloso per la presenza di malavita che spaccia ad ogni ora e disturba i turisti». Massimiliano ci tiene a dire la sua: «L’ampia area verde sarebbe anche una zona di grande interesse, con la Domus Aurea, le innumerevoli testimonianze archeologiche e le belle vedute panoramiche sul Colosseo. Il “sarebbe” è però d’obbligo, perché qui tutto sembra avvolto da un grande degrado e trascuratezza, tanto da farlo percepire quasi come un luogo da evitare».
Il disfattismo romano è proverbiale, ma il confronto tra presente e passato mette inevitabilmente in risalto le difficoltà del verde romano, tra mancanza di cure e poco rispetto per le aree paesaggistiche. Eppure, Flavio Pezzoli, Presidente degli agronomi di Roma, non ci sta e vuole mettere le cose in chiaro. La percezione di un verde in remissione nascerebbe dalla disinformazione che spesso genera allarmismi senza basi reali. Pezzoli ci tiene a precisare che a Roma secondo il censimento del 2022 ci sono circa 320 mila alberi pubblici, suddividi tra viali e aiuole stradali, parchi e istituti scolastici.
Inoltre, ad agosto 2025 è stato approvato dalla Giunta Capitolina il nuovissimo Piano del Verde e della Natura. Si tratta di una pianificazione a medio-lungo termine che permetterà di investire 100 milioni di euro nelle aree verdi cittadine nel prossimo triennio. C’è poi il progetto 100 Parchi per Roma, che in dieci anni mira a riqualificare un centinaio tra parchi e giardini. Per non parlare poi dei vari progetti di quartiere per costruire aree ludiche e chioschi, e per riqualificare zone depresse, come sta accadendo alla Massimina.
La questione, allora, è sempre la stessa: a mancare non sono i mezzi ma gli uomini o le donne che li utilizzino. A Roma il problema sembra essere dell’ufficio giardini, che ha visto negli anni drastiche riduzioni di organico e investimenti. Se negli anni ’70 c’erano 1800 giardinieri dipendenti, oggi se ne contano 150, e appena 3 agronomi. L’esternalizzazione del lavoro, poi, ne ha peggiorato la qualità, e con la mancanza di fondi, ha indotto chi si occupa di verde a intervenire solo in situazioni urgenti.Dinanzi alla promessa comunale di una trasformazione del verde pubblico, allora, ci si domanda se i nuovi piani e investimenti basteranno per restituire ai parchi romani il ruolo che avevano nel lussureggiante sogno di De Vico.
Lavinia Ceci



